di Sergio Rizza
Corriere della Sera, 6 maggio 2025
Un gruppo di lettura della prigione ha partecipato alle valutazioni del premio letterario con opinioni diverse. Ben due voti per “I santi mostri”, il romanzo di Ade Zeno vincitore del Premio Bergamo, sono giunti dai detenuti di via Gleno. “Una decisione presa all’unanimità da entrambi i gruppi, una ventina di persone, con cui ho lavorato”. A dirlo, la direttrice di quella fucina che è la giuria carceraria, Adriana Lorenzi, scrittrice, formatrice, insegnante di sostegno alle scuole medie di Urgnano: con il Premio Bergamo e la Casa circondariale, dove tiene un laboratorio di scrittura, ha una lunga collaborazione.
di Carlo Torregrossa
cronachejunior.it, 6 maggio 2025
La scrittrice e giornalista ha presentato il suo ultimo libro dedicato alle prigioni sul palco di Macerata Racconta: “Mettono in luce la nostra umanità”. Il carcere ci riguarda, ed è importante parlarne per riuscire a metterci in comunicazione con quel mondo, che è tenuto distante da noi. “Credo che l’interesse riguardo alle carceri faccia bene a tutti” afferma Daria Bignardi che per l’ultima serata di Macerata Racconta ha presentato al Cinema Teatro italia il suo ultimo libri “Ogni prigione è un’isola”, edito da Mondadori. Assieme a lei sul palco era presente anche il professore dell’Università di Macerata Sergio Labate
di Chiara Marasca
Corriere del Mezzogiorno, 6 maggio 2025
Le riflessioni dei giovani detenuti dell’Ipm nel laboratorio di lettura a partire dal libro “Il Narcos” di Daniela De Crescenzo, sulla storia del boss Raffaele Imperiale. Ma c’è chi dice: “Non è un esempio perché vendeva la droga”. C’è un ragazzo detenuto a Nisida che dice così: “Per avere più soldi e fare la bella vita noi facciamo le rapine e le truffe. Va bene, siamo finiti in carcere, ma chi va per questi mari questi pesci prende. Non ci mettiamo a piangere dietro le sbarre”. Ma, per fortuna, nello stesso istituto penitenziario, solo qualche cella più in là, c’è una minorenne che la pensa così: “I miei valori qui sono cambiati, ho capito che i soldi non sono tutto, la lettura e la musica sono loro, adesso, il mio tutto”.
di Adriana Logroscino
Corriere della Sera, 6 maggio 2025
Tajani: scelta politica. Anche la Lega per l’astensione. Landini: messaggio pericoloso. Disertare le urne convocate per i referendum dell’8 e del 9 giugno su lavoro e diritto di cittadinanza. Dopo i rumors lasciati filtrare da Fratelli d’Italia, rompono gli indugi Forza Italia e Lega. Provocando la dura reazione di Pd, M5S, Avs e +Europa: “Chi governa non dovrebbe promuovere il non voto”. Mentre Noi moderati, quarta forza di maggioranza, difende una scelta autonoma: “Voteremo convintamente no”, dice Maurizio Lupi.
L’Unità, 6 maggio 2025
Da Rebibbia appello per i referendum dell’8 e 9 giugno. Mancano 33 giorni ai referendum. Si voterà per decidere il destino dei migranti e quello dei lavoratori. Da almeno 20 anni vengono solo approvate leggi che danneggiano i lavoratori e tendono a ridurre in schiavitù i migranti. O ad affogarli. I cinque referendum, che andranno al voto l’8 e il 9 giugno, provano a invertire questa deriva. Ieri un gruppo di detenuti di Rebibbia ha lanciato un appello ai “liberi” perché vadano a votare. Tajani ha rivolto un appello ai “reazionari” perché non ci vadano. Scegliete voi. Qualcuno - magari fra quelli che dicono “buttate le chiavi e lasciateli in galera” - dirà che non sono fatti nostri, che non ne sappiamo nulla. Ma pure se non se ne parla mai, anche nelle carceri c’è il lavoro.
di Angela Nocioni
L’Unità, 6 maggio 2025
Abel Okubor è morto rinchiuso nel Centro per il rimpatrio di Restinco, vicino Brindisi, aveva 35 anni e veniva dalla Nigeria. È morto, per ragioni tutte da indagare, nella notte tra il primo maggio e il 2. Di quel cadavere sul lettino del lotto A nulla è stato detto a un deputato andato in ispezione qualche ora dopo nel Cpr. A Claudio Stefanazzi, del Pd, che era lì assolvendo al dovere di controllo delle condizioni in cui lo Stato tiene le persone private di libertà (dovere proprio di tutti i parlamentari e assolto da pochissimi) quel cadavere è stato nascosto. Ha detto Stefanazzi: “La sensazione è stata, come ogni volta che ci vado, che lì dentro ci sia una assenza di vita ad eccezione di quella biologica. Anche stavolta nelle camerate le persone detenute dormivano, alle 11. Anche stavolta mi è stato riferito che la percentuale di quelli che devono ricorrere a psicofarmaci è di oltre il 50%”.
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 6 maggio 2025
La denuncia degli attivisti: “Il centro dove giovedì scorso è deceduto un migrante è un buco nero, visite mediche tardive e psicofarmaci. Abel Okubor, il 37enne nigeriano trovato morto nel Cpr di Brindisi nella notte tra giovedì e venerdì scorso, era in procinto di essere assunto e di conseguenza avere tutti i documenti in regola. Il proprietario dell’azienda agricola in cui lavorava come bracciante aveva manifestato l’intenzione di metterlo in regola ma non ha fatto in tempo. L’autopsia sul corpo di Okubor sarà eseguita domani dal medico legale Domenico Urso. L’incarico dato dal pm di Brindisi Pierpaolo Montinaro punta a fare piena chiarezza su quanto è accaduto: a una prima ricognizione sembrerebbe essersi trattato di infarto fulminante, resta da capire se ci siano state cause scatenanti.
di Riccardo Redaelli
Avvenire, 6 maggio 2025
In questi giorni il giornale israeliano Haaretz, certo non un foglio liquidabile come antisemita, ha scritto che, se proprio vogliamo continuare a definire quanto avviene a Gaza con il termine di guerra, dobbiamo precisare come si tratti di una guerra di generali contro bambini. È confortante che siano ancora molte le voci in Israele di chi rifiuta la deriva razzista, fondamentalista e xenofoba del governo di ultradestra al potere; e che parte di quella società non rinunci a provare orrore verso la catastrofe umanitaria della popolazione palestinese e la cinica indifferenza governativa verso le sorti dei cittadini israeliani ancora ostaggi. Una catastrofe, va ricordato, frutto della deliberata volontà del primo ministro Netanyahu di continuare sine die la guerra, per permetterne la rioccupazione a lungo termine - con alcuni ministri che proclamano apertamente essere “per sempre” - e per avviare lo “spostamento” dei suoi abitanti, secondo quanto previsto dall’incommentabile piano del presidente Trump per creare una nuova “riviera del Mediterraneo”.
di Anna Foa
La Stampa, 6 maggio 2025
“Non posso e non voglio tacere”, così la senatrice Segre intitola un suo libro in uscita il 6 maggio per le edizioni Solferino e anticipato in un’intervista sul Corriere il 5 maggio. Molti e importanti sono i temi che Liliana Segre tratta, non solo la questione mediorientale, ma la guerra russo-ucraina, la presidenza Trump, il crescere dell’antisemitismo. Un ampio panorama in cui anche i temi che riguardano più da vicino Israele e gli ebrei sono inseriti e ricontestualizzati. Per quanto riguarda Israele, Liliana Segre non crede, e lo dice, che quello che sta succedendo a Gaza sia un genocidio. Non esita però a definirlo un crimine contro l’umanità e un crimine di guerra, come aveva già fatto nel novembre, in un’intervista che le aveva suscitato contro violenti attacchi da parte dell’ala più estrema dei propal, attacchi spesso a carattere antisemita. E temo che anche questo accada adesso, che i titoli e le reazioni sui social si concentrino sulla questione del genocidio, da una parte accusandola di negarlo, dall’altra sottolineandone invece la negazione.
di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 6 maggio 2025
Un prigioniero è stato messo a morte per otto omicidi avvenuti in Iran e attribuitigli mentre non si trovava in Iran. Dall’inizio di gennaio alla fine di aprile, in Iran il boia è entrato in azione oltre 300 volte: le impiccagioni sono state almeno 342. L’avverbio “almeno” è d’obbligo, dato che meno della metà delle condanne eseguite viene resa nota dalle autorità giudiziarie di Teheran: per completare il drammatico quadro, che da tempo sfiora le 1000 esecuzioni all’anno, occorre il lavoro certosino delle organizzazioni abolizioniste nazionali e internazionali e il coraggio dei familiari che rendono nota l’impiccagione di un loro caro nonostante vengano minacciate di rappresaglie se romperanno il silenzio.
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