di Luigi Longo
approdocalabria.it, 29 maggio 2026
Ci sono parole che pesano più delle sentenze. Più dei decreti. Più dei timbri della burocrazia giudiziaria. Una di queste è “mai”. Fine pena mai. Non uscirà mai. Non glielo concederanno mai. È dentro questa parola che si consuma oggi la vicenda di Domenico Papalia, ottantunenne detenuto dal 1977, tra i più longevi del sistema carcerario italiano. Una storia che non riguarda soltanto un uomo, ma il significato stesso della pena in uno Stato democratico. Nessuno può cancellare il passato criminale di Papalia. Nessuno può ignorare il peso delle condanne, il dolore delle vittime, la gravità delle responsabilità attribuitegli. Sarebbe moralmente scorretto e storicamente falso. Ma il punto non è questo. Il punto è un altro, ed è molto più scomodo: uno Stato che chiede al detenuto di cambiare è poi disposto a riconoscere quel cambiamento?
di Marina Crisafi
Il Sole 24 Ore, 29 maggio 2026
Il Dgmc chiarisce la disciplina degli accessi agli Istituti penali minorili dopo il caso Casal del Marmo. Il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità (Dgmc) ha chiarito la disciplina degli accessi agli Istituti penali minorili dopo le contestazioni sollevate nei giorni scorsi in merito alle visite ispettive negli Ipm. Le indicazioni, come reso noto sul quotidiano del ministero della Giustizia, GNewsonline.it, si rifanno all’art. 67 dell’Ordinamento penitenziario che regola l’accesso alle sezioni detentive e che, fuori dai casi previsti dalla legge, prevede una specifica autorizzazione, soprattutto quando sono coinvolti minori detenuti.
di Paolo Ferrario
Avvenire, 29 maggio 2026
Lo studio come percorso di riscatto e di reinserimento sociale. È questo l’obiettivo dell’accordo che sarà firmato questa mattina a Sassari, nella sede dell’Ente regionale per il diritto allo studio universitario (Ersu), dalla Conferenza nazionale dei delegati dei rettori per i poli universitari penitenziari (Cnupp) e dall’Associazione nazionale degli organismi per il diritto allo studio universitario (Andisu). “L’accordo - si legge in una nota - mira a rafforzare e promuovere, su scala nazionale, forme di collaborazione e scambio di esperienze tra i Poli universitari penitenziari e gli organismi regionali per il diritto allo studio universitario”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 29 maggio 2026
Approvato il provvedimento che obbliga la stampa a dare conto delle sentenze di assoluzione, comprese quelle di primo grado. Il giorno dopo l’approvazione della norma che introduce in Costituzione le vittime di reato, oggi la Camera ha approvato il provvedimento che obbliga la stampa a dare conto delle sentenze di assoluzione. Due facce della stessa medaglia - quella delle garanzie degli attori del processo - che passano a Montecitorio a due mesi dalla sconfitta referendaria. La proposta di legge recante modifiche al codice in materia di protezione dei dati personali ha ottenuto 127 sì, tra cui quelli di Azione e “Futuro Nazionale Vannacci”, 82 gli astenuti, nessun contrario.
di Francesca Barra
L’Espresso, 29 maggio 2026
Ci sono storie che restano sospese nell’aria come polvere, entrano nelle case, crescono insieme ai figli degli altri, si siedono a tavola, ci tradiscono. La storia di Maria Chindamo è una di queste. Una vicenda giudiziaria e una ferita civile. Un buco nero che da dieci anni inghiotte domande senza restituire pace, una cicatrice che viene medicata solo dai famigliari sopravvissuti. “Maria aveva quarantaquattro anni quando scomparve, io tre in meno. I suoi figli dopo la sua morte sono cresciuti con me. Lei proteggeva le persone che amava. Chi ha conosciuto Maria non la dimentica”. A parlare è il fratello Vincenzo Chindamo che si batte per la ricerca di verità.
di Carla Ialenti e Angiola Petronio
Corriere del Trentino, 29 maggio 2026
Don Zambello: “Un sistema che va rivisto”. Aveva trasformato un sentimento in un’opera: un volto di un bambino che si nasconde gli occhi dalla vergogna. Jarrar, la detenuta di 21 anni, morta martedì all’ospedale Santa Chiara di Trento, aveva raccontato, modellando la terracotta, di un bambino che anni prima aveva rubato l’orologio a don Vincenzo Zambello. Quella scultura era un regalo per il prete, volontariato nel carcere di Verona Montorio, dove Jarrar scontava una pena per furti e rapine. E forse anche lei, come quel bambino, provava la stessa vergogna. La droga l’aveva portata da Cremona, dove era nata da genitori stranieri, sulla strada a Verona. Qui era stata rinchiusa per quasi due anni, poi a febbraio era stata trasferita a Trento, nella casa circondariale di Spini. Domenica aveva trascorso del tempo all’aperto, poi aveva chiesto di tornare in cella. Dove ha provato a togliersi la vita, perdendola due giorni dopo in un letto d’ospedale.
parmatoday.it, 29 maggio 2026
La Corte Europea dei diritti dell’uomo condanna l’Italia per un detenuto del carcere di Parma. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia per il caso di Francesco Pelle, detenuto al 41 bis che attualmente si trova nel carcere di via Burla di Parma, ergastolano e paraplegico. “Il ricorrente non ha ricevuto cure mediche adeguate durante la detenzione. La sua condizione ha superato il livello inevitabile di sofferenza insito nella detenzione, integrando così un trattamento inumano e degradante”. Sono queste alcune delle parole durissime contenute nella sentenza, depositata il 21 maggio 2026. Il ricorso era stato presentato da Francesco Giampaolo, uno dei legali di Francesco Pelle, che da anni sollecita la magistratura per far sì che il suo assistito riceva cure adeguate.
di Elisa Sola
La Stampa, 29 maggio 2026
La Procura: “Sesso con trans in cambio di favori”. Il gip: “L’ispettore agevolava alcune sue persone ristrette”. Ci sarebbero stati tutti gli elementi per fare partire una grande inchiesta. La segnalazione da “personale interno”. La descrizione di un fatto preciso: un rapporto sessuale tra una detenuta e un poliziotto confermato da due testimoni. Una “nota riservata” con il riassunto di cosa sarebbe accaduto nella cella 6 del carcere di Ivrea alle ore 14 del 30 aprile 2025. La nota era arrivata sulla scrivania del comandante dell’operativo. Eppure, il funzionario non ha mai avvisato l’autorità giudiziaria. Anzi, con modalità - secondo i pm anomale e dannose - avrebbe fatto un’indagine interna, mandando in giro i suoi agenti a raccogliere “spontanee informazioni” da detenute intimorite.
lecceprima.it, 29 maggio 2026
È terminato ieri il processo finalizzato ad accertare eventuali negligenze nella morte di un detenuto, un 59enne di Bari, avvenuta il 2 marzo del 2021. La sentenza: “Il fatto non sussiste”. Si è chiuso ieri con un’assoluzione “perché il fatto non sussiste”, a fronte di una richiesta di condanna a un anno e mezzo, il processo a carico di Alessandra Moscatello, 62enne di Tuglie, imputata per la morte di un 59enne di Bari, detenuto del carcere di Borgo San Nicola, al tempo in cui era la direttrice sanitaria. A dare il via all’inchiesta fu la denuncia sporta dai familiari che lamentavano come pur avendo l’esame radiologico del torace, eseguito il 29 gennaio del 2020, sollevato la necessità di svolgere approfondimenti tramite la tac, quest’ultima fosse stata eseguita poco più di tre mesi dopo.
di Alessandra Corica
La Repubblica, 29 maggio 2026
Il progetto si chiama “Cura oltre le mura”: promosso dalla Fondazione Libellule Insieme, ha l’obiettivo di garantire la tutela della salute anche in contesti fragili. In un anno, le visite e gli esami sono stati più di 500. Eseguiti sulle detenute ma anche sugli agenti donna della Polizia penitenziaria, con l’obiettivo di fare prevenzione e diffondere consapevolezza dell’utilità degli screening e della diagnosi precoce. È ‘Cura oltre le mura’, il progetto patrocinato dalla Fondazione Libellule Insieme, dentro il carcere di Bollate. Il programma di screening ha coinvolto sia le donne che si trovano in stato di detenzione, sia il personale femminile impiegato nella struttura, che svolgono appunto un lavoro complesso, che rende difficile riuscire a ritagliarsi il tempo da dedicare alle cure e alle visite sanitarie. Di qui, i check up dentro la casa circondariale, con visite ginecologiche e senologiche, pap test, ecografie e mammografie, realizzati grazie alla collaborazione di medici e infermieri dell’Asst Santi Paolo e Carlo di Milano, da cui dipende l’ospedale San Paolo, sede in città del reparto dedicato alla Medicina penitenziaria.
- Milano. Open day nel carcere Opera di Milano per promuovere il lavoro dei detenuti
- Monza. La grande sfida: una falegnameria dentro il carcere
- Brescia. Il riscatto oltre le sbarre: “Se il detenuto lavora la recidiva crolla al 2%”
- Aversa (Ce). Da detenuti a pizzaioli, lezioni in cella: “Corso finito: il futuro ora è più facile”
- Firenze. Kamal, il carcere e la risalita dal suo abisso. “Ho una seconda vita, grazie al lavoro”









