di Gustavo Ghidini*
Corriere della Sera, 12 settembre 2023
Inquieta la possibilità, che la separazione delle carriere sembra rendere assai concreta, che uno dei due magistrati da cui dipenderà la sua sorte giudiziaria, sia “educato” ad accusarlo, e che gli argomenti a sua difesa da presentare al giudice siano affidati al solo avvocato difensore. Annosa e spinosa, la querelle ravvivata dalla recente lettera aperta di oltre 300 magistrati fuori ruolo contrari alla separazione delle carriere fra giudici e pubblici ministeri. Mi consenta di esprimere una personale opinione nella prospettiva del comune e mediamente informato cittadino. Un cittadino che abbia a cuore - al di là degli aspetti tecnico-giuridici del dibattito - il valore della giustizia come servizio pubblico: servizio, dunque, ai cittadini “utenti” della giustizia.
di Aldo Rocco Vitale
L’Opinione, 12 settembre 2023
Se, come già visto, seppur chiaramente in maniera non esaustiva, il diritto è in crisi oramai da tempo, non meno problematica appare la posizione del giurista odierno il quale non soltanto non sembra in grado di cogliere la crisi del diritto, ma neanche di percepire la propria stessa crisi. L’odierno giurista, infatti, è del tutto abbandonato a se stesso in una selva di confusione giuridica, normativa e giurisprudenziale, di ogni grado e livello, e in ogni ambito, tanto quello pubblicistico quanto quello privatistico. Ovviamente non si tratta soltanto del sottorganico del personale giudiziario e della sua atavica ideologizzazione, né della fuga dalla professione di avvocato, e neanche della difficoltà di accesso alla professione di notaio, ma di qualcosa di più e ben più radicato e profondo.
di Paola Di Nicola Travaglini*
La Stampa, 12 settembre 2023
La produzione giuridica, al pari di quella filosofica e religiosa, è, innanzitutto, una produzione culturale: fissa i valori su cui poggia la struttura della convivenza civile. Una sentenza non si limita a stabilire la regola del caso concreto, dando torto o ragione, ma delinea anche qual è l’ordine sociale, ritenuto legittimo, in nome dello Stato. La magistratura, attraverso l’attività interpretativa, dà forma alla realtà attraverso le sentenze e da un materiale caotico ed informe esprime la parola pubblica, in nome di tutti e di tutte, fissando un modello rigido che si impone nei confronti dell’intera collettività. Nome, norma, normale sono parole che hanno la medesima radice, in questa sequenza, perché decidono chi merita di esistere stabilendo la regola e i comportamenti da osservare.
di Linda Laura Sabbadini
La Repubblica, 12 settembre 2023
Il pm chiede l’assoluzione per il marito che picchiava la moglie 27enne originaria del Bangladesh. Un inaccettabile caso di relativismo culturale in un’aula di tribunale. Una giovane di 27 anni originaria del Bangladesh denuncia il marito nel 2019 per maltrattamenti. E sappiamo che cosa voglia dire, quanto sia difficile per una donna farlo. La donna riferisce di aver subito un matrimonio combinato in patria. E di essere stata maltrattata fisicamente e psicologicamente, vivendo addirittura segregata. Ebbene ora il pm di Brescia chiede l’assoluzione del marito perché i “contegni di compressione delle libertà morali e materiali”, che quindi secondo il pm ci sono stati, sono “il frutto dell’impianto culturale e non della sua coscienza e volontà di annichilire e svilire la coniuge”.
di Claudio Tadicini
Corriere della Sera, 12 settembre 2023
Salvatore Monda è morto a 44 anni per un tumore ai polmoni. “Prima sentenza in Italia” ha spiegato il segretario del Sappe Federico Pilagatti. Morì per il fumo passivo inalato durante il lavoro in carcere e ora il Ministero della Giustizia è stato condannato a risarcire i familiari con un milione di euro. La sentenza, la prima in Italia, è stata emessa lo scorso 5 settembre dal giudice onorario del Tribunale di Lecce Silvia Rosato, che ha condannato il dicastero al maxi risarcimento per la morte di un agente penitenziario Salvatore Monda di 44 anni, morto per tumore ai polmoni contratto dopo avere inalato il fumo passivo per 6 ore al giorno, per vent’anni. La notizia è stata resa nota dal Sappe (Sindacato autonomo di polizia penitenziaria della Puglia), tramite il segretario Federico Pilagatti, con riferimento alla sentenza della giudice Silvia Rosato, depositata lo scorso 5 settembre.
di Anna Grazia Stammati*
cobas-scuola.it, 12 settembre 2023
Basta soffermarsi sui dati del Ministero della Giustizia “Detenuti per titolo di studio”, per avere un quadro abbastanza rispondente dell’ambito sociale di provenienza dei detenuti presenti nelle nostre carceri. I numeri e le percentuali sui detenuti per titolo di studio ci dicono, infatti, che al 30 giugno 2023, nei 189 istituti penitenziari italiani, erano presenti 57.525 detenuti e di questi il 4,5% risulta analfabeta o privo di titolo di studio (2,8% analfabeti, 1,7% privo di titolo di studio) e il 16,5% in possesso solo della “vecchia” licenza elementare.
di Anna Giorgi
Il Giorno, 12 settembre 2023
Trentacinque anni, italiano, autolesionista recidivo, grossi problemi di tossicodipendenza che avevano aggravato un precedente stato di “debolezza psichiatrica”. Il 35enne era rinchiuso nella sezione regolamentata ex articolo 32 delle norme sull’ordinamento penitenziario, dove vengono poste le persone aggressive verso gli altri o verso se stesse come in questo caso. L’uomo era seguito dagli psicologi del carcere, si è impiccato con le maniche della felpa al letto. È l’ultimo caso di suicidio, avvenuto due giorni fa, alla casa circondariale di San Vittore, dove il 35enne con precedenti penali per spaccio si trovava in attesa di giudizio a causa di un aggravamento della pena dopo aver commesso una rapina.
di Fabrizio Peronaci
Corriere della Sera, 12 settembre 2023
Il giovane senzatetto, romano, arrestato a luglio per furto, era stato isolato dagli altri detenuti. Le proteste dei sindacati. Chiesto consiglio regionale straordinario. Ciani (Pd): “Più integrazione con il territorio”. Era stato arrestato lo scorso luglio a Roma, per un furto, e portato subito a Regina Coeli. Aveva 21 anni, non riusciva a trovare lavoro. Viveva per strada. “Italiano, senza fissa dimora, valutare isolamento giudiziario”, era stata l’accoglienza che gli aveva riservato la burocrazia carceraria nella scheda d’ingresso in carcere. Aveva bolle, macchie e arrossamenti su tutto il corpo, in particolare braccia e addome. “Psoriasi”, aveva detto lui, forse per vergogna. “Scabbia”, era stata invece la diagnosi del centro sanitario. Il 21enne era finito in isolamento ma, dopo neanche due mesi, non ha retto alla depressione e allo stress: è stato trovato impiccato con un lenzuolo nella sua cella, domenica 10 settembre.
di Ilaria Sacchettoni
Corriere della Sera, 12 settembre 2023
Parlano la moglie e il figlio di Carmine Garofalo, detenuto per tentato omicidio: “Non era un santo, ma non è giusto togliergli la dignità”. La richiesta di aiuto a Ilaria Cucchi e la denuncia di Gabriella Stramaccioni. Il 16 agosto 2022, in un carcere strapieno come Regina Coeli, è morto Carmine Garofalo, 49 anni, detenuto per tentato omicidio, marito di Sonia Amantini e papà di Samuel, attore professionista, e di una bambina con problemi di autismo. Tredici mesi dopo nulla si sa di quella morte nella cella 24 di Regina Coeli. Due inchieste, una interna e l’altra penale, non hanno raggiunto alcuna verità e neppure un nulla osta per la sepoltura. Due autopsie non hanno sciolto i dubbi sulle cause della morte e, insomma, oltre un anno è trascorso invano per la famiglia che ha appreso, per averlo letto sui giornali e visto in televisione, di un’ipotesi di omicidio dai contorni tanto inquietanti quanto sfocati.
milanotoday.it, 12 settembre 2023
È morto a Milano, in ospedale, il boss di mafia Benedetto Capizzi. Aveva 79 anni ed era detenuto a Opera in regime di 41 bis (scontava due ergastoli), ma durante l’estate era stato trasferito al San Paolo a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute. Il pm ha disposto l’autopsia.
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