di Christian Raimo
Il Domani, 29 luglio 2026
Negli anni Novanta Rudolph Giuliani fa di New York la vetrina mondiale della cosiddetta tolleranza zero, mentre gli Stati Uniti costruiscono il più grande sistema carcerario della storia. Loïc Wacquant parla di passaggio dallo Stato sociale allo Stato penale: il carcere come gestione della marginalità prodotta dallo smantellamento del welfare; Jonathan Simon di governare con il crimine, la paura come principio ordinatore della politica. Vi fischiano le orecchie? Qualche tempo fa ero stato coinvolto da alcuni studenti nell’organizzare un dibattito su “la scuola come spazio sicuro”. I ragazzi intendevano ragionare sulla possibilità di sentirsi al sicuro nei loro contesti: poter parlare esponendosi, senza sentirsi giudicati o aggrediti. Ma il termine “sicurezza” era ambiguo: evocava invece, per molti, controllo, telecamere, disciplina se non repressione.
di Paolo Delgado
Il Dubbio, 29 luglio 2026
Il piatto piange. Versa lacrime amare sul taglio delle accise. Senza miracoli che non sembrano alle viste piangerà allo stesso modo o peggio con la finanziaria che avrebbe dovuto essere elettorale in sogni che sembrano oggi miraggi. Si spiega anche così l’ossessionante campagna della destra sulla sicurezza: è un riparo sicuro, propaganda facile e solitamente di garantito effetto. I sondaggi confermano: sale come al solito Vannacci ma recuperano sulle settimane precedenti anche FdI e Lega. La cronaca, certo, si è prestata ma si può scommettere che la campagna proseguirà martellante anche a prescindere dagli appigli offerti dagli eventi quotidiani. Le ipotesi di nuovi provvedimenti che circolano sono a volte surreali, a volte inquietanti. La Lega insiste col suo cavallo di battaglia, la “cauzione” a carico di chi organizza manifestazioni, e ne ha aggiunto un altro, l’introduzione di una fattispecie di reato definita “terrorismo di piazza”.
di Daria Bignardi
Vanity Fair, 29 luglio 2026
Si definiscono “antagonisti”, ma finiscono per esserlo quasi esclusivamente contro i partiti di opposizione che, puntualmente, mettono nei guai. Succede da anni. È successo a Bologna, dopo la morte di Abderrahim Fakir. Bastava discutere di un fermo di polizia finito in tragedia. Bastava chiedere chiarezza. Bastava pretendere giustizia. In poche ore sono arrivati i cassonetti incendiati, le vetrine sfondate, gli scontri con la polizia. Fine del dibattito. Sulle televisioni non c’era più Fakir. C’erano soltanto le fiamme. È successo di nuovo in Val di Susa. Il movimento No Tav porta con sé da 30 anni una discussione vera, condivisibile o no, sui costi, sull’ambiente, sul modello di sviluppo. Poi arrivano gli incappucciati (questa volta anche dalla Francia), i razzi, le pietre, i gipponi incendiati, decine di agenti feriti. E il giorno dopo nessuno parla più del Tav. Si parla dei violenti. Della guerriglia. Si invoca ordine pubblico e si accendono i riflettori della propaganda. Il governo dice: “Ecco i frutti violenti della sinistra, non ci piegheremo!”. La sinistra prova sempre a dissociarsi, ma non ci riesce mai del tutto perché troppo spesso i suoi cortei iniziano bene e finiscono male.
di Cristiano Curto*
Il Manifesto, 29 luglio 2026
Esiste un tema adolescenza che il mondo degli adulti sta trascurando. Ed è vero che sono in aumento gli adolescenti disregolati e i comportamenti violenti, anche di gruppo. Il rapporto Espad Italia (2024) ha riportato dati inquietanti: quasi il 40% degli studenti delle scuole superiori ha dichiarato di aver partecipato a zuffe o risse; il 12% del campione ha preso parte a episodi di violenza di gruppo; cresce la violenza tra le ragazze. Condotte spesso associate ad altri fattori di rischio, come il ricorso a sostanze psicoattive e l’uso eccessivo di internet. Un malessere che risulta correlato a relazioni conflittuali con i genitori e a una scarsa soddisfazione nei rapporti.
di Manuela De Marco
Avvenire, 29 luglio 2026
Uno studio della Caritas mostra come gli studenti universitari o neolaureati che hanno almeno un genitore straniero partecipano alla vita politica, si impegnano nel volontariato o nelle associazioni. Mentre l’Europa si prepara ad attuare il nuovo Patto su migrazione e asilo e nel dibattito pubblico circolano parole di esclusione come “remigrazione”, lo studio Quando il protagonismo cresce ai margini. L’impegno sociale e politico dei giovani di origine immigrata invita a cambiare prospettiva. Promosso da Caritas Italiana e realizzato dal Centro Studi Medì con l’Università degli Studi di Milano, il lavoro sposta lo sguardo sulle persone che già vivono nelle nostre città, contribuendo quotidianamente alla vita collettiva. L’obiettivo dell’indagine era approfondire visioni, aspirazioni e pratiche di cittadinanza delle nuove generazioni con background migratorio. Campione e metodologia restituiscono una fotografia approfondita: sono stati coinvolti oltre 400 studenti universitari e neolaureati con almeno un genitore straniero - intercettati grazie a reti territoriali, associazioni e scuole - a cui si sono aggiunte quaranta interviste in profondità a ragazzi e ragazze attivi nel volontariato, nell’associazionismo e nella politica locale.
di Susanna Ronconi
Il Manifesto, 29 luglio 2026
Facciamo una simulazione. Immaginiamo per un momento che quanto emerge dalla Relazione annuale del Dipartimento antidroga al Parlamento, sulle dipendenze, serva davvero a valutare le politiche attuali e a disegnarne di più efficaci. Immaginiamo che quello che emerge di anno in anno, tragicamente uguale, dai Rapporti ONU, EU e nazionali in termini di massimizzazione del danno e coazione a ripetere della politica, cominci a sembrare irrazionale anche a chi decide le politiche italiane delle droghe. Prendiamo la cannabis. E prendiamo per buoni i dati che ci vengono forniti. Siamo di fronte a un consumo di massa (la Relazione non dice nulla sulla popolazione generale, si stimano 6 milioni di consumatori, ISTAT) e stabile negli anni, in lieve decremento tra i più giovani (18%, -3%). Del 18% di giovani che usano, solo il 2,3% lo fa in modo frequente e c’è un trend a iniziare a usare in età più avanzata.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 28 luglio 2026
Ci sono due affermazioni dentro le parole del procuratore di Palermo Maurizio de Lucia che vanno tenute separate. La prima è la fotografia del sistema penitenziario italiano: sovraffollamento, assenza di assistenza ai condannati, tossicodipendenti che non dovrebbero stare in cella. Su questo non c’è nulla da dire, i numeri gli danno ragione. E l’inerzia del governo è evidente. La seconda è la conclusione: “Le carceri non sono più sotto il controllo dello Stato”, e “il controllo dei penitenziari appartiene solo alle organizzazioni criminali, che vogliono lasciare le cose per come sono”. Qui il discorso cambia natura, perché rischia di amplificare alcuni aspetti che però non hanno nulla a che fare con il mancato controllo da parte dello Stato.
di Stefano Giordano*
Il Riformista, 28 luglio 2026
“Le carceri non sono più sotto il controllo dello Stato”, dice il procuratore di Palermo Maurizio De Lucia. “È lui che ha perso il controllo di sé stesso”, replica il ministro Carlo Nordio, accusandolo di offendere l’intero corpo della Polizia penitenziaria. Due allarmi veri e un solo errore, in comune: essersi parlati attraverso i giornali. De Lucia non parla a vanvera: dalle celle partono ordini, estorsioni, perfino acquisti di munizioni, e proprio in questi giorni una lettera di Nino Madonia, detenuto al 41-bis, è arrivata sulla scrivania della presidente aggiunta dei gip di Palermo, Antonella Consiglio, scavalcando i filtri del Dap.
di Francesco Patanè
La Repubblica, 28 luglio 2026
Coro di solidarietà al procuratore dopo l’attacco del ministro per le dichiarazioni sugli istituti di pena in mano a Cosa nostra. L’appuntamento è per oggi alle 10,30 a Roma nella sede della Commissione parlamentare antimafia. Il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia parlerà per la prima volta dopo le sue dichiarazioni sulla situazione delle carceri “in mano alla criminalità organizzata” che hanno scatenato la reazione del ministro della Giustizia Carlo Nordio. L’audizione, programmata prima della polemica sulle carceri, verte sulla situazione della criminalità organizzata a Palermo e nel territorio di competenza della Direzione distrettuale antimafia che de Lucia dirige. Una relazione che contiene per forza di cose il capitolo carceri, soprattutto alla luce delle ultime indagini palermitane.
di Teresa Olivieri
Italia Oggi, 28 luglio 2026
Il consigliere Cnel e presidente del Segretariato per l’inclusione sul progetto Recidiva Zero. Oggi il sistema penitenziario italiano affronta una realtà complessa: circa due detenuti su tre (oltre il 60-70%) ricadono nel reato una volta scontata la pena se non hanno intrapreso percorsi qualificanti. Un circolo vizioso che incide sul sovraffollamento degli istituti e sui costi della collettività. “Ma le statistiche evidenziano un dato di svolta: laddove si strutturano percorsi effettivi di formazione, studio e lavoro dignitoso, il tasso di recidiva crolla drasticamente fino al 2%”, dice Emilio Minunzio, Consigliere CNEL e Presidente del Segretariato Permanente per l’inclusione economica, sociale e lavorativa delle persone private della libertà personale.









