di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 10 ottobre 2024
Il risarcimento deve rappresentare il massimo sforzo economico. Per ottenere la sospensione del processo con messa alla prova è necessaria la riparazione del danno: un risarcimento che non può essere simbolico ma deve essere l’espressione del “massimo sforzo” economico da parte dell’imputato. La Corte di cassazione, con la sentenza 37187, accoglie il ricorso del Pm, contro il via libera alla probation nei confronti di un condannato per il reato di ingiuria da parte del Tribunale militare. La Suprema corte, nel chiarire che per la messa alla prova si applicano le regole del Codice di rito penale ordinario, e dunque la disciplina dell’istituto è esattamente la stessa, esclude la possibilità di accedere al beneficio con un risarcimento, nello specifico di 150 euro, solo simbolico.
di Elisabetta Martini
lombardiaquotidiano.com, 10 ottobre 2024
Più risorse per l’accompagnamento dei giovani carcerati, percorsi di formazione per il personale, case popolari per gli agenti di polizia penitenziaria, maggiori risorse alle comunità terapeutiche. Questi i contenuti salienti dell’ordine del giorno sul problema dei giovani detenuti nelle carceri lombarde sottoscritto da tutti i capigruppo e approvato oggi all’unanimità dall’Aula del Consiglio regionale. Il documento è frutto di un lavoro di sintesi tra due testi: quello presentato dalla maggioranza a prima firma Alessia Villa (FdI) e quello delle minoranze, primo firmatario Luca Paladini (Patto Civico). L’opportunità di un pronunciamento sul tema era emersa nella Commissione speciale “Tutela dei diritti delle persone private della libertà personale e condizioni di vita e di lavoro negli istituti penitenziari” presieduta dalla stessa Alessia Villa a seguito dei gravi fatti avvenuti nei mesi scorsi in particolare nel carcere minorile Beccaria di Milano e a seguito dei numerosi suicidi che hanno visto protagonisti giovani detenuti in alcuni istituti di pena lombardi.
di Andrea Aletto
diariofvg.it, 10 ottobre 2024
La Regione Friuli-Venezia Giulia rinnova il Protocollo di collaborazione tra sanità e amministrazione penitenziaria, con l’obiettivo di migliorare l’assistenza sanitaria e garantire percorsi di accoglienza psicologica per i nuovi detenuti. La Regione Friuli-Venezia Giulia conferma il proprio impegno nella tutela della salute di detenuti, internati fragili e minorenni sottoposti a procedimento penale. Durante la riunione dell’Osservatorio permanente sulla sanità penitenziaria, tenutasi ieri 9 ottobre, l’assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, ha sottolineato l’importanza di un intervento sinergico per migliorare l’efficacia dei servizi sanitari all’interno degli istituti penitenziari. Questa collaborazione tra il sistema sanitario regionale e l’amministrazione penitenziaria ha permesso di ottenere risultati significativi, ma resta ancora molto da fare.
di Claudia Benassai
Gazzetta del Sud, 10 ottobre 2024
La questione è stata anche più volte sollevata dagli istituti penitenziari calabresi che devono sobbarcarsi la custodia di persone che non sono gestibili. Risultato? Un malato psichiatrico spesso viene semplicemente trasferito. Il più delle volte senza essere curato. Ma è solo una parte della matassa. Per Luca Muglia, garante regionale dei diritti delle persone detenute della Calabria, non è purtroppo neanche la parte peggiore della questione e sulle Rems insiste affermando che nonostante le migliorie bisogna lavorare. Per eliminare i tempi di attesa stimati in 2 anni. Altra questione? Cercare di trovare psichiatri che vogliano lavorare in carcere magari studiando nuovi incentivi, non solo economici, con il dipartimento regionale di Tutela della Salute.
Il Secolo XIX, 10 ottobre 2024
“Chi doveva vigilare era al corrente delle minacce”. Indagine della procura. L’indagine è partita dopo l’esposto di Doriano Saracino, garante regionale dei detenuti, che aveva raccolto le segnalazioni di altri carcerati. La procura di Genova ha aperto un fascicolo per omissioni di atti d’ufficio e morte come conseguenza di altro reato per l’omicidio di Roberto Molinari, detenuto nel carcere di Marassi e ucciso dal suo compagno di cella Luca Gervasio nel 2023. L’indagine è partita dopo l’esposto di Doriano Saracino, garante regionale dei detenuti. Nella denuncia, il garante ha spiegato di avere ricevuto la segnalazione da parte di altri carcerati, che non hanno mai condiviso la cella e che dunque non si conoscono, di minacce da parte di Gervasio a Molinari già nei giorni precedenti al delitto.
di Marta Rosati
umbria24.it, 10 ottobre 2024
L’ergastolano 50enne chiede la tutela dei propri diritti umani, in passato è stato autore di atti di autolesionismo e ha tentato il suicidio. Da una settimana rifiuterebbe cibo e bevande, l’ergastolano 50enne, detenuto al 41-bis del carcere di Terni, condannato per associazione mafiosa, omicidio e altri reati in materia di armi. Nel penitenziario di Sabbione dal 2015, il soggetto in questione proviene da altre strutture carcerarie nelle quali si è reso protagonista di atti di autolesionismo, fino a un vero e proprio tentativo di suicidio. La sua, come hanno avuto modo di apprendere i suoi legali di fiducia, gli avvocati Rita Petricca e Teresa Lucio del Foro di Terni, è “una forma di protesta contro alcune condizioni di reclusione in regime di carcere duro ritenute lesive dei propri diritti umani”.
Il Giorno, 10 ottobre 2024
Agenti penitenziari a Monza accusati di lesioni su detenuto collaboratore di giustizia. Versioni contrastanti su presunta aggressione durante trasferimento in cella. Prossima udienza a novembre. “Era seminudo, sbatteva la testa contro le sbarre, diceva che era stato picchiato e che sarebbe venuto con il fratello e ci avrebbe caricato su un furgone per tagliarci la testa uno per uno”. A riferirlo ieri in aula davanti ai giudici del Tribunale di Monza alcuni colleghi dei 4 uomini e 1 donna della polizia penitenziaria accusati a vario titolo di lesioni aggravate, falso, calunnia, violenza privata, abuso d’ufficio e omessa denuncia per avere picchiato il 3 agosto 2019 Umberto Manfredi, 52enne, collaboratore di giustizia nel processo ai Casalesi in Veneto, mentre si trovava all’interno della Casa circondariale monzese.
di Silvana Cortignani
tusciaweb.eu, 10 ottobre 2024
Caso Hassan Sharaf, appello della Procura Generale contro la sentenza di assoluzione dall’accusa di omicidio colposo dell’ex direttore del carcere di Mammagialla e della difesa contro la condanna a due mesi e venti giorni di reclusione di Pierpaolo D’Andria per omissione di atti d’ufficio con sospensione della pena. Ai familiari è stato riconosciuto in primo grado un risarcimento da quantificare in sede civile. Risarcimento simbolico di un euro, come chiesto, all’associazione Antigone onlus, che si è costituita parte civile al processo. Sei gli imputati, di cui la procura generale di Roma, nella persona del magistrato Tonino Di Bona, aveva chiesto il rinvio a giudizio.
Giornale di Sicilia, 10 ottobre 2024
“In occasione della giornata mondiale della salute mentale, prevista per giovedì 10 ottobre, sarebbe auspicabile che l’Asp di Palermo, oltre a promuovere l’iniziativa in piazza, per far conoscere i servizi offerti dal dipartimento di salute mentale, si preoccupasse di chi non potrà mai usufruirne come la popolazione carceraria. Si tratta di centinaia di persone con problemi psichiatrici già diagnosticati prima dell’ingresso in carcere e persone entrate in crisi all’interno degli istituti di pena”.
di Sara De Carli
vita.it, 10 ottobre 2024
Il progetto “Emozioni all’Opera” dal 2019 fa incontrare i detenuti di Opera e gli utenti del Centro diurno psichiatrico di Fondazione Sacra Famiglia. Al Salone della Csr e dell’innovazione sociale ha vinto il “Premio Impatto 2024” per la categoria Terzo settore. Ardito, improbabile, unico nel suo genere, surreale: anzi, meraviglioso. Sono questi gli aggettivi che descrivono il progetto “Emozioni all’Opera”, che per due anni ha coinvolto una ventina di detenuti del carcere di Opera e sei utenti del Camaleonte, il centro diurno psichiatrico di Fondazione Sacra Famiglia, portandoli due volte al mese dentro il carcere. È l’unico esempio in Europa di un percorso di recupero e socializzazione che coinvolge pazienti psichiatrici e detenuti di un carcere di massima sicurezza. “Ci differenzia la pena, ma ci accomuna la sofferenza”, hanno detto i partecipanti, raccontando il progetto in un intenso spettacolo messo in scena proprio carcere di Opera un anno fa.
- Livorno. Pianosa, un’isola che rinasce grazie ai detenuti
- Venezia. Il racconto di un’estate di servizio in carcere. Presenza che si fa speranza, alla Giudecca
- La verità nello sguardo grottesco sui mafiosi, i registi di “Iddu”: “Non sono mostri, ci assomigliano”
- Minori e reati, la seconda possibilità: i percorsi per chi ha sbagliato
- Giornata mondiale della salute mentale: parlarne è prima di tutto una sfida culturale











