parmatoday.it, 29 maggio 2026
La Corte Europea dei diritti dell’uomo condanna l’Italia per un detenuto del carcere di Parma. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia per il caso di Francesco Pelle, detenuto al 41 bis che attualmente si trova nel carcere di via Burla di Parma, ergastolano e paraplegico. “Il ricorrente non ha ricevuto cure mediche adeguate durante la detenzione. La sua condizione ha superato il livello inevitabile di sofferenza insito nella detenzione, integrando così un trattamento inumano e degradante”. Sono queste alcune delle parole durissime contenute nella sentenza, depositata il 21 maggio 2026. Il ricorso era stato presentato da Francesco Giampaolo, uno dei legali di Francesco Pelle, che da anni sollecita la magistratura per far sì che il suo assistito riceva cure adeguate.
di Elisa Sola
La Stampa, 29 maggio 2026
La Procura: “Sesso con trans in cambio di favori”. Il gip: “L’ispettore agevolava alcune sue persone ristrette”. Ci sarebbero stati tutti gli elementi per fare partire una grande inchiesta. La segnalazione da “personale interno”. La descrizione di un fatto preciso: un rapporto sessuale tra una detenuta e un poliziotto confermato da due testimoni. Una “nota riservata” con il riassunto di cosa sarebbe accaduto nella cella 6 del carcere di Ivrea alle ore 14 del 30 aprile 2025. La nota era arrivata sulla scrivania del comandante dell’operativo. Eppure, il funzionario non ha mai avvisato l’autorità giudiziaria. Anzi, con modalità - secondo i pm anomale e dannose - avrebbe fatto un’indagine interna, mandando in giro i suoi agenti a raccogliere “spontanee informazioni” da detenute intimorite.
lecceprima.it, 29 maggio 2026
È terminato ieri il processo finalizzato ad accertare eventuali negligenze nella morte di un detenuto, un 59enne di Bari, avvenuta il 2 marzo del 2021. La sentenza: “Il fatto non sussiste”. Si è chiuso ieri con un’assoluzione “perché il fatto non sussiste”, a fronte di una richiesta di condanna a un anno e mezzo, il processo a carico di Alessandra Moscatello, 62enne di Tuglie, imputata per la morte di un 59enne di Bari, detenuto del carcere di Borgo San Nicola, al tempo in cui era la direttrice sanitaria. A dare il via all’inchiesta fu la denuncia sporta dai familiari che lamentavano come pur avendo l’esame radiologico del torace, eseguito il 29 gennaio del 2020, sollevato la necessità di svolgere approfondimenti tramite la tac, quest’ultima fosse stata eseguita poco più di tre mesi dopo.
di Alessandra Corica
La Repubblica, 29 maggio 2026
Il progetto si chiama “Cura oltre le mura”: promosso dalla Fondazione Libellule Insieme, ha l’obiettivo di garantire la tutela della salute anche in contesti fragili. In un anno, le visite e gli esami sono stati più di 500. Eseguiti sulle detenute ma anche sugli agenti donna della Polizia penitenziaria, con l’obiettivo di fare prevenzione e diffondere consapevolezza dell’utilità degli screening e della diagnosi precoce. È ‘Cura oltre le mura’, il progetto patrocinato dalla Fondazione Libellule Insieme, dentro il carcere di Bollate. Il programma di screening ha coinvolto sia le donne che si trovano in stato di detenzione, sia il personale femminile impiegato nella struttura, che svolgono appunto un lavoro complesso, che rende difficile riuscire a ritagliarsi il tempo da dedicare alle cure e alle visite sanitarie. Di qui, i check up dentro la casa circondariale, con visite ginecologiche e senologiche, pap test, ecografie e mammografie, realizzati grazie alla collaborazione di medici e infermieri dell’Asst Santi Paolo e Carlo di Milano, da cui dipende l’ospedale San Paolo, sede in città del reparto dedicato alla Medicina penitenziaria.
Il Riformista, 29 maggio 2026
Sky Italia e Officina dell’Abitare hanno annunciato nel corso degli Sky Inclusion Days un Open Day dedicato alle imprese interessate a sviluppare in carcere progetti sociali integrati al proprio business. L’iniziativa fa seguito alla creazione dell’Hub “Trasformazione in Opera”, nato nei mesi scorsi per promuovere percorsi di riabilitazione presso la casa di reclusione di Milano-Opera e per facilitare le aziende nell’avvio dei propri progetti sociali. Grazie all’Hub, le aziende potranno quindi contare sul know-how, le risorse e gli spazi gestiti dal team di Sky e di Officina dell’Abitare che, in collaborazione con Opera in Fiore, lavorano insieme da anni creando nuove competenze e percorsi virtuosi per persone detenute.
di Stefania Totaro
Il Giorno, 29 maggio 2026
Il garante Rampi: “Servono imprenditori illuminati”. Assolombarda e Confartigianato in prima linea. “Una falegnameria di qualità in carcere in quale terra può nascere se non in Brianza che è la terra del mobile in tutto il mondo”. A dirlo è Roberto Rampi, garante dei diritti delle persone private della libertà personale per Monza, figura voluta dal Comune e dalla Provincia monzesi. “Oggi la falegnameria nel carcere di Monza è una realtà che esiste dal punto di vista strutturale, ma non è operativa - spiega Rampi -. Sarebbe fantastico produrre cose particolari, che magari le persone acquistano proprio perché contengono come oggetti anche una dimensione sociale, la scelta di avere fatto lavorare persone che sono detenute.
di Stefania Totaro
Il Giorno, 29 maggio 2026
Il reinserimento sociale al centro del convegno organizzato dal Lions Club. La presidente del Tribunale di Sorveglianza di Brescia: sgravi alle imprese. Fare rete per investire nel lavoro fuori e dentro le mura del carcere perché il reinserimento sociale dei detenuti apre una porta concreta verso un futuro migliore per queste persone private della libertà personale ma anche per l’intera comunità. Questo il tema del convegno dal titolo “Il valore del riscatto” che il Lions Club Desio, con il supporto del Distretto, ha organizzato mercoledì sera nella sala congressi del Banco di Desio e della Brianza. “Dobbiamo cambiare la mentalità di quelli che pensano che le persone che hanno sbagliato debbano pagare tutta la vita - ha detto il governatore del Distretto Lions, Lorenzo Paolo Terlera -. Bisogna essere solidali e insieme si può fare la differenza”.
di Mattia Bufi
Il Mattino, 29 maggio 2026
Quando si vive reclusi all’interno di un carcere anche le cose più semplici sembrano irraggiungibili. Ma anche un luogo di detenzione può offrire grandi opportunità per riavvicinarsi a quel concetto di normalità, spesso dato per scontato da parte di chi può godersi la libertà. È quello che è successo a sei dei ristretti della casa di reclusione Filippo Saporito di Aversa che hanno avuto l’occasione di partecipare a un progetto di formazione finalizzato ad apprendere il lavoro di pizzaiolo e che ieri hanno ricevuto l’attestato di fine corso. Ad organizzare l’iniziativa, la Eli Academy Iannucci Pizzaioli in Luce del pizzaiolo Vincenzo Iannucci che, con il suo centro di formazione professionale per pizzaioli, panificatori e operatori del settore food opera nel terzo settore e unisce lo studio dell’arte bianca con l’impegno sociale. Non a caso il progetto culminato ieri con la cerimonia nel carcere di Aversa è stato intitolato “Pizza: strumento di luce per realizzare un sogno”.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 29 maggio 2026
Spacciava, ha visto compagni di cella uccidersi. Ora torna al Gozzini solo di notte. Sul braccio sinistro porta i segni della disperazione. Una cicatrice di dieci centimetri, bianca e netta, è il confine della vita di prima: la strada, il carcere. “Mi son tagliato con un coltello, in cella. Per vivere nella giungla dovevo tirar fuori gli artigli. E fare cazzate”. Kamal, 36 anni, marocchino, oggi sorride col cappellino e la maglietta con la “M” gialla. Assunto a tempo indeterminato al fast food di via Cavour, nonostante sia detenuto al Gozzini. Una storia più unica che rara che racconta come a volte, nel sistema fragile della giustizia e della rieducazione, ci siano delle eccezioni, spesso dovute però alla buona volontà del Terzo Settore e all’interesse dei privati, che suppliscono alle carenze istituzionali.
Corriere del Mezzogiorno, 29 maggio 2026
Con il regista napoletano anche Paul Cocian, vera colonna della Compagnia della Fortezza. C’è un cortocircuito potente nel fatto che lo spettacolo Fame tratto dal romanzo di Knut Hamsun abbia preso vita dentro un carcere. Non solo perché il lavoro del premio Nobel norvegese racconta una prigionia interiore fatta di miseria e smarrimento. Ma anche perché Armando Punzo, leone d’oro alla carriera nel 2023 alla Biennale teatro di Venezia, ha scelto di portare questa storia proprio là dove il confine tra reclusione e libertà si fa più drammaticamente visibile.
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