di Giansandro Merli
Il Manifesto, 26 gennaio 2024
La protesta contro i rimpatri e le condizioni di detenzione distrugge buona parte del centro di trattenimento per migranti. La struttura ha un’ambiguità giuridica: hotspot e detenzione. Il modello ha già fallito, ma il governo vuole esportarlo anche in Albania. La prefettura di Trapani sembrerebbe orientata a trasferire tutti i migranti presenti nel Cpr alla periferia della città siciliana. La struttura è stata resa in buona parte inagibile dalle fiamme di una rivolta esplosa lunedì dopo il rimpatrio di 29 cittadini tunisini.
di Luca Casarini
L’Unità, 26 gennaio 2024
Ciò che in queste ultime 48 ore è accaduto all’interno del Cpr di Trapani, ha illuminato per un attimo ciò che sono i centri di detenzione per il rimpatrio, costruiti con l’impostazione del carcere duro da deportati, tipo quelli che ormai pullulano lungo le frontiere europee. Grandi inferriate a barriera successiva, moduli più simili a celle che a ricoveri abitativi, niente mensa ma solo pasti forniti in vaschette di alluminio da catering, freddi ed insufficienti, una sola doccia calda, molto spesso guasta, per oltre cento persone, letti in cemento dove si appoggiano materassi lerci, quando ci sono. Milo, la frazione di Trapani dove l’hanno costruito, è un luogo fuori dal mondo, perché è in questo isolamento che possono attuarsi fino in fondo i propositi dei carcerieri, e cioè i governi che decidono in tutta l’Unione di combattere i profughi e i migranti attraverso i dispositivi di respingimento. La detenzione amministrativa, - perché l’unica colpa delle persone detenute è quella di avere chiesto asilo o di essere state definite non idonee ad ottenerlo - è dall’introduzione degli accordi di Schengen sulla libera circolazione interna in Europa uno di quelli principali.
di Narges Mohammadi
Corriere della Sera, 26 gennaio 2024
Questa è una lettera che l’attivista e premio Nobel per la pace, Narges Mohammadi, 51 anni, ha scritto dal carcere di Evin, a Teheran, per chiedere alle Nazioni Unite di inserire l’apartheid di genere nella lista dei crimini contro l’umanità “perché in tutto e per tutto simile all’apartheid razziale”. Fare uscire dalla prigione le sue parole non è mai semplice e comporta per l’attivista altre punizioni e mesi dietro le sbarre. Pubblichiamo per intero la sua lunga missiva mandata in esclusiva per l’Italia al Corriere della Sera.
di Antonio Lamorte
L’Unità, 26 gennaio 2024
Si erano mobilitate Amnesty International, le Nazioni Unite, Nessuno Tocchi Caino, la Comunità di Sant’Egidio. Niente da fare: il boia ha colpito. Una tecnica considerata tortura anche dai veterinari. Kenneth Smith è morto: è stato giustiziato in Alabama, Stati Uniti, il detenuto 59enne condannato per omicidio. È stato il primo a essere condannato con l’azoto, per asfissia.
di Paolo Pandolfini
Il Riformista, 25 gennaio 2024
Dall’inizio dell’anno sono infatti già 10 i detenuti che si sono tolti la vita. Un numero elevatissimo considerando che nel 2023 i suicidi erano stati complessivamente 68. Il 2024 è iniziato nel modo peggiore nelle carceri italiane. Dall’inizio dell’anno sono infatti già 10 i detenuti che si sono tolti la vita. Un numero elevatissimo, considerando che nel 2023 i suicidi erano stati complessivamente 68, che non può non obbligare ad una seria riflessione da parte di tutti gli operatori del settore.
di Angela Stella
L’Unità, 25 gennaio 2024
Il cantiere della giustizia è aperto, il ddl Nordio è pronto per l’Aula, ma l’anno che si è chiuso è soprattutto quello dei decreti sicurezza, all’insegna del panpenalismo. Si terrà stamattina presso la Corte di Cassazione l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2024. Sabato toccherà alle cerimonie nei singoli distretti di Corte di Appello e venerdì 9 e sabato 10 febbraio ci sarà la contro inaugurazione dell’Unione delle Camere Penali al Teatro Eliseo di Roma. Ma intanto che anno è stato questo sulla giustizia e cosa aspettarsi?
di David Allegranti
linkiesta.it, 25 gennaio 2024
L’ultima rilevazione conferma la tendenza crescente dei detenuti. Conseguenza inevitabile in un Paese le cui politiche penali, specialmente quelle dell’attuale governo, tendono a riempire il più possibile le celle (anche quando se ne potrebbe fare a meno). Sono passati oltre dieci anni dalla sentenza Torreggiani, adottata l’8 gennaio 2013, con la quale la Corte Europea dei diritti dell’uomo condannò l’Italia per violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani (Cedu). Un caso che riguardava trattamenti inumani o degradanti subiti da sette persone detenute per molti mesi nelle carceri di Busto Arsizio e Piacenza, in celle triple e con meno di quattro metri quadrati a testa disponibili. Nel 2012/2013, prima della sentenza, nelle carceri italiane c’erano tra i sessantaduemila e i sessantacinquemila detenuti. Alla fine del 2012 il tasso di sovraffollamento era del 139,67 per cento. Dopo la condanna, il governo riuscì a far scendere la popolazione detenuta a 62.536, con un indice di affollamento del centotrentuno per cento.
di Liana Milella
La Repubblica, 25 gennaio 2024
Slittano i test psicoattitudinali per i magistrati e il bavaglio di Costa. L’esecutivo evita lo scontro con le toghe proprio quando si apre in Cassazione l’anno giudiziario per la prima volta nella sua storia con la relazione di una presidente donna, Margherita Cassano. Un passo indietro, uno stop decisamente strategico, in una giornata particolare come quella di oggi, quando in Cassazione si inaugura l’anno giudiziario. Al Senato e alla Camera il governo si ferma, mentre potrebbe dare il via libera nelle due commissioni Giustizia, a due provvedimenti assai “sensibili” per le toghe.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 25 gennaio 2024
Ancora da sciogliere i nodi su fuori ruolo, “pagelle” e test psicoattitudinali per i magistrati. Costa boccia le norme, anche il Pd all’attacco del governo. Le commissioni Giustizia di Senato e Camera avrebbero dovuto votare ieri i pareri non vincolanti sui decreti attuativi in materia di magistrati fuori ruolo e ordinamento giudiziario. In particolare i senatori avevano tempo fino al 19 gennaio per esprimere il parere sul primo testo (relatore Rastrelli), e fino al 28 gennaio per l’altro provvedimento (relatore Zanettin). I deputati avevano il termine fissato sempre al giorno 28 per entrambi gli schemi di decreto legislativo (relatori Matone e Maschio). Ebbene, è stato tutto rimandato alla prossima settimana, con il placet del governo, che sta ancora mediando, su alcuni punti, con i parlamentari. Sembrerà quasi paradossale che la maggioranza parlamentare si metta a contrattare con proprio su provvedimenti dell’Esecutivo sui quali dovrebbe esprimere delle valutazioni.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 25 gennaio 2024
L’indagine e il processo parallelo. Iniziativa giudiziaria molto ardita del pm Francesco De Tommasi, un “processo parallelo”. L’Ordine degli avvocati e la Camera Penale: “Non possiamo non stigmatizzare queste modalità di azione”. Il pm del processo ad Alessia Pifferi indaga per l’ipotesi di falso ideologico il difensore e due psicologhe che nel carcere di San Vittore ebbero colloqui con l’imputata di aver lasciato morire di fame e sete la figlia Diana di 18 mesi: è una iniziativa giudiziaria molto ardita il decreto di perquisizione - a carico delle psicologhe Paola Guerzoni e Letizia Marazzi, in concorso con l’avvocato Alessia Pontenani - che il pm Francesco De Tommasi ha firmato mercoledì da solo. Senza che dei due precedenti mesi di intercettazioni telefoniche e ambientali in carcere siano state al corrente la pm contitolare del processo, Rosaria Stagnaro, e i due procuratori aggiunti Alessandra Dolci (pool antimafia di cui fa parte De Tommasi) e Letizia Mannella (pool famiglia dove lavora Stagnaro), ma solo il procuratore Marcello Viola.
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