di Antonio Polito
Corriere della Sera, 21 gennaio 2024
Nell’inchiesta per truffa, l’aggravante della “minorata difesa” di chi sta in rete: è il problema della nostra epoca. C’è un dettaglio dell’inchiesta per truffa sul Pandoro di Chiara Ferragni che va ben al di là di quel processo penale, perché ci dice qualcosa su noi stessi quando stiamo sul web. Sapete che la Procura ha contestato agli indagati l’aggravante della “minorata difesa”. Una circostanza prevista dal nostro codice nei casi in cui il reo, o presunto tale, sfrutti la debolezza della sua vittima, la sua particolare condizione di vulnerabilità, ai fini di commettere o proseguire un reato. Tanto per fare un esempio: se qualcuno ruba il portafoglio a un anziano o a un disabile, si avvale della posizione di svantaggio di chi ha una ridotta capacità di difesa. Dunque deve essere punito più severamente. Lo stesso se qualcuno si approfitta di una persona che abbia avuto un malore, o che sia per esempio priva dei sensi. O se prende a pugni un ragazzino. E così via.
di Carlo Lania
Il Manifesto, 21 gennaio 2024
A Istanbul la premier in più di due ore di colloquio con il presidente turco Recep Tayyp Erdogan. Intesa sui migranti, sintonia sulla guerra Russia-Ucraina ma freddezza sul conflitto in Medio Oriente, sul quale Italia e Turchia mantengono posizioni distanti. Sono alcuni degli argomenti trattati ieri a Istanbul dalla premier Giorgia Meloni in più di due ore di colloquio con il presidente turco Recep Tayyp Erdogan. Un bilaterale programmato da tempo e che coincide con l’avvio della presidenza italiana del G7, anche se il passaggio di consegne ufficiale con il Giappone ci sarà il prossimo 3 febbraio a Tokio.
di Giacomo Gambassi
Avvenire, 21 gennaio 2024
Presi ai genitori, prelevati nei convitti, deportati in campi di rieducazione, sono costretti diventare cittadini russi. Le adozioni forzate alle famiglie russe. Almeno 20mila deportati da Mosca. C’è un filmato che Liza Batsura ha ricevuto sul suo telefonino e che l’ha sconvolta. È quello di Zorik Ibrian che viveva con lei nel convitto per minori di Kherson e assieme studiavano nella scuola professionale numero 2. Entrambi ucraini. Ed entrambi 16enni quando i funzionari filo-russi, a servizio delle forze d’occupazione che controllavano la città nei primi mesi di guerra, li avevano “prelevati” e portati a 250 chilometri di distanza in un campo di rieducazione della Crimea chiamato “Amicizia”. “Gloria alla Russia”, le dice Zorik guardando nella fotocamera del cellulare e indicando la bandiera russa sulla sua maglietta. “Ho paura di lui”, sussurra Liza. Lei ce l’ha fatta a rimanere ucraina nonostante la deportazione, le minacce “se parlavo ucraino”, l’obbligo di “cantare brani russi”, le lusinghe di frequentare gratis “l’università a Mosca” o di “ricevere 100mila rubli e un appartamento”. Zorik no. Si è convertito “all’imperialismo di Vladimir Putin con quel lavaggio del cervello che ha un obiettivo: cancellare l’identità ucraina partendo dai nostri bambini e giovani che finiscono in mano russa”, racconta Mykola Kuleba ad Avvenire. Ex presidente della Commissione presidenziale per i diritti dell’infanzia che ha guidato dal 2014 al 2021, è il fondatore “Save Ukraine”, l’organizzazione non profit che riporta a casa i ragazzi trasferiti con la forza nel Paese aggressore. Sono 226 quelli rimpatriati grazie alla Ong dall’inizio dell’invasione. Fra loro anche Liza che ora abita a Kiev ed è stata salvata durante uno dei viaggi della speranza con i quali si fanno arrivare genitori e parenti dei ragazzi fino in Russia a riprenderseli. Come la mamma di Liza, adolescente finita in istituto per le sue difficoltà di relazione. “Ho sempre avuto una madre, ma per i russi ero orfana. Perciò volevano darmi il loro passaporto e trovarmi una famiglia russa”.
di Chiara Sgreccia
L’Espresso, 21 gennaio 2024
Dall’inizio dell’operazione di Israele, sono oltre 24mila le vittime. E 8 abitanti su dieci non hanno più la casa. Intanto il Medio Oriente si infiamma tra Iran, Pakistan, Iraq, Siria e Mar Rosso. Una distesa di tende senza fine riempie ogni spazio libero. Tra gli edifici rimasti in piedi dopo i bombardamenti, a Rafah, ormai dall’inizio di dicembre, da quando le operazioni militari di terra stanno distruggendo anche il Sud della Striscia di Gaza, vivono circa un milione e mezzo di persone. Scappate dalle zone in cui il conflitto armato è più intenso, dormono sotto teli di plastica tenuti in piedi da quattro assi di legno. Che non proteggono né dalla pioggia né dal freddo. Che non assomigliano per niente alle case abbandonate di fretta per non morire durante le esplosioni. Sebbene le bombe colpiscano anche i luoghi in cui chi ha perso tutto si rifugia. Anche a Rafah, al confine con l’Egitto, vicino al valico da cui gli aiuti umanitari che entrano non sono sufficienti per sostenere una popolazione allo stremo. Anche al Sud, dove l’esercito israeliano aveva intimato ai palestinesi di cercare la salvezza.
di Manuela Cavalieri e Donatella Mulvoni
L’Espresso, 21 gennaio 2024
La ricca città della west coast è la seconda città per incidenza di overdose. La comunità di oltre ottomila senzatetto sopravvive tra mille difficoltà e in assenza di leggi efficaci per aiutare chi soffre di disturbi mentali. E il contrasto tra la miseria estrema e l’opulenza della Silicon Valley dà le vertigini.
di Maria Brucale*
Il Domani, 20 gennaio 2024
È di pochi giorni fa la notizia della morte, nella casa di reclusione di Milano Opera, di un uomo di 72 anni, Giulio Bellocco. Stava scontando una condanna a 13 anni e sei mesi per reati connessi alla ‘ndrangheta e da 10 anni era al 41bis. Aveva una malattia neurodegenerativa che ne ha causato la morte poco prima che terminasse di scontare la pena, ma non ha potuto accedere al beneficio di morire a casa con la sua famiglia.
di Nicola Scaramuzzi
ultimavoce.it, 20 gennaio 2024
Sovraffollamento e decessi sono in aumento nelle carceri e costituiscono un grave problema. Il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale ha recentemente sollevato un grido di allarme, mettendo in evidenza l’urgente necessità di adottare provvedimenti concreti per fronteggiare la crescente criticità nelle carceri italiane. In un contesto in cui il tasso di sovraffollamento delle carceri ha raggiunto il preoccupante 127,54%, e con un triste aumento di 18 decessi nei primi 14 giorni del 2024, la situazione si profila sempre più drammatica.
di Giulia Merlo
Il Domani, 20 gennaio 2024
Il vicepresidente leghista Pinelli è l’ennesimo grattacapo per l’esecutivo. La premier è stretta tra inchieste giudiziarie sui suoi e riforme rischiose. La giustizia è il vero nervo scoperto del governo, intesa in tutte le sue accezioni: quella dei tribunali, quella delle riforme e quella degli organi istituzionali. L’ultimo pasticcio è stato combinato dal vicepresidente del Csm, il laico considerato in quota Lega ma in realtà nome su cui c’era la condivisione di tutti i partiti di maggioranza, Fabio Pinelli.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 20 gennaio 2024
Il capo dello stato non ha gradito le parole del vicepresidente del Csm Fabio Pinelli, che ha accusato la precedente consiliatura di aver “deragliato dalla sua funzione costituzionale”, né la reazione dei togati di area centrosinistra. Un Sergio Mattarella furioso ha reagito all’ennesimo caso Csm, scatenato dalle dichiarazioni del vicepresidente dell’organo, Fabio Pinelli. Lo rivelano diverse fonti vicine al Quirinale ascoltate dal Foglio. Il capo dello stato non ha affatto gradito lo scarso equilibrio mostrato da Pinelli, che durante una (insolita) conferenza stampa convocata giovedì per fare il punto sui risultati dell’attuale consiliatura, ha giudicato l’operato del precedente Consiglio superiore della magistratura sostenendo che questo avesse “deragliato dalla sua funzione costituzionale”, che è quella di “alta amministrazione” dell’organizzazione giudiziaria e non di “impropria attività di natura politica”, quasi fosse “una terza Camera”. Parole che inevitabilmente chiamavano in causa il ruolo rivestito dallo stesso Mattarella, che del Csm - di questo attuale, come di quello precedente - è presidente.
di Gian Carlo Caselli
Il Fatto Quotidiano, 20 gennaio 2024
La giustizia è materia delicata e complessa. Il metodo per governarla dovrebbe essere la ragionevolezza, non il paradosso. E invece… Primo paradosso: il sottosegretario alla giustizia Delmastro annuncia in Parlamento ispezioni in 13 Procure, per verificare se siano state compiute violazioni della normativa che consente conferenze stampa solo in caso di rilevante interesse pubblico. In altre parole se i magistrati abbiano parlato anche quando avrebbero dovuto tacere: che guarda caso è proprio il succo di quel che la magistratura di Roma contesta a Delmastro per le notizie che questi ha passato (e non avrebbe dovuto) all’amico parlamentare Donzelli.
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