di Aboubakar Soumahoro*
L’Unità, 19 gennaio 2024
Le 3 storie che condivido qui, che ho potuto raccogliere durante le mie visite ispettive parlamentari, sono racconti che dovrebbero interrogarci su come tutelare e promuovere il principio costituzionale dell’articolo 27. La prima è quella di Katia (un nome di fantasia per tutelare la sua privacy) che mi ha detto con la voce spezzata e le lacrime agli occhi: “questa mia bambina di 2 anni, vive con me qui da detenuta da quando è nata”. Mentre stringevo tra le braccia la bimba di Katia, ho pensato da padre e da politico, che è un fallimento per il nostro stato di diritto non riuscire a garantire a questa innocente creatura tutte le prerogative della vasta giurisprudenza dei minori, tanto più che “la responsabilità penale è personale”, come recita l’articolo 27. La seconda storia è quella di Antonio che mi ha detto: “Onorevole, qui entriamo sani ma usciamo rotti”. Il carcere, nella sua concezione educativa come sancisce la nostra Costituzione, ha senso se riesce a correggere la disumanità di una persona senza per questo mortificarne l’umanità. La terza storia riguarda Stephen che mi ha detto: “ho sbagliato e voglio saldare il mio debito con la giustizia, però viviamo ammazzati in condizioni disumane e senza riscaldamenti”.
di Maurizio Tortorella
Panorama, 19 gennaio 2024
Il 2023 si è chiuso con un sovraffollamento record nelle 189 carceri italiane, arrivate il 31 dicembre a un totale di 60.166 detenuti, malgrado la “capienza regolamentare” sia di 51.179 posti disponibili. Il numero dei reclusi negli tempi è aumentato al ritmo di oltre 400 al mese. Contro questa situazione, dalla mezzanotte di lunedì 22 gennaio, i vertici di Nessuno tocchi Caino, l’organizzazione radicale da anni impegnata per condizioni decenti nel sistema carcerario italiano, inizieranno uno sciopero della fame.
di Emiliano Fittipaldi
Il Domani, 19 gennaio 2024
Da sempre di indole giustizialista come gran parte dei Fratelli d’Italia, da quando siede a palazzo Chigi Meloni si è trasfigurata in una turbo-garantista sul modello berlusconiano, quello che confonde la sacrosanta presunzione d’innocenza con una licenza d’impunità, riservata soprattutto a colleghi, potenti e colletti bianchi. Giorgia Meloni sostiene che la strage di via d’Amelio, in cui vennero uccisi dalla mafia Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta, “è stato il motivo per il quale ho iniziato a fare politica”. Un’affermazione che ha ribadito anche lo scorso 19 luglio, stavolta da presidente del Consiglio in carica. A leggere le cronache giudiziarie in cui sono incappati i membri del governo e le infauste proposte sulla riforma della giustizia del ministro Carlo Nordio, però, sembra che la premier abbia fatto strame della più importante lezione di etica politica del suo venerato maestro.
di Gian Domenico Caiazza
Il Riformista, 19 gennaio 2024
L’approvazione da parte della Camera dei Deputati della riforma della prescrizione è, finalmente, una buona notizia sul fronte della giustizia penale. È vero, è l’ennesima riforma di quell’istituto nel giro di pochi anni, dopo la prima c.d. ex Cirielli: Orlando, Bonafede, Cartabia, ed ora Nordio. Certamente non è una prassi virtuosa; certamente si creeranno ulteriori, complesse problematiche applicative e di successione di norme più favorevoli. Ma questo bailamme di norme, obiettivamente poco decoroso, è il frutto avvelenato di un autentico impazzimento penal-populista che ha contagiato la politica dopo la riforma berlusconiana dell’istituto. Marchiata -con qualche ragione- la riforma Cirielli (dalla quale il primo firmatario volle sfilarsi, pretendendo la stravagante apposizione della parola “ex”) come una legge ad personam, si è scatenata una autentica ordalia su questo istituto di antica civiltà giuridica. Alla sua base, infatti, vi è una idea semplicemente incontrovertibile.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 19 gennaio 2024
L’ex ministro: “Sul fine vita, la Corte Costituzionale ha preso l’iniziativa, ma la sua funzione non è quella legislativa che appartiene al Parlamento”. Il presidente emerito della Corte costituzionale, Giovanni Maria Flick, che fu ministro della Giustizia con Prodi, ha sentito il discorso dell’attuale ministro, Carlo Nordio. E dissente. “Resto perplesso su come e dove finirebbe il pubblico ministero “separato” e su quanto questo avrebbe efficacia per risolvere la crisi della Giustizia”. Ma ciò che più l’angoscia è la grande confusione che regna sotto il cielo.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 19 gennaio 2024
Il provvedimento a prima firma Sangiuliano prevede la reclusione da 1 a 6 mesi per chi imbratta teche e custodie a protezione di opere esposte in musei, pinacoteche e gallerie. La Camera ha approvato in via definitiva con 138 sì il disegno di legge di iniziativa governativa che introduce sanzioni più severe per chi imbratta o deturpa beni culturali e paesaggistici. Il provvedimento, che ha come primo firmatario il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, era già stato approvato dal Senato l’11 luglio.
di Giuliano Santoro
Il Manifesto, 19 gennaio 2024
La Camera approva il ddl Sangiuliano “in difesa dei monumenti”. Le opposizioni protestano: “Colpiscono il diritto di manifestare”. La maggioranza esulta: “Chi imbratta paga”. In gioco c’è il rapporto tra democrazia e dissenso. La Camera ha approvato con 138 voti a favore, 92 contrari e 10 astenuti il disegno di legge proposto dal ministro della cultura Gennaro Sangiuliano riguardante “Disposizioni sanzionatorie in materia di distruzione, dispersione, deterioramento, deturpamento, imbrattamento e uso illecito di beni culturali o paesaggistici”. Si tratta del provvedimento annunciato fin dalla scorsa primavera e pensato per inasprire le pene contro gli attivisti per il clima e le loro azioni, simboliche. Proteste, forse per la prima volta nella storia recente, del tutto nonviolente, che si svolgono proprio davanti a pezzi emblematici del patrimonio storico.
di Francesco Petrelli*
Il Dubbio, 19 gennaio 2024
Da giorni circola una petizione contro l’Università di Padova, rea, secondo gli accusatori, di aver espresso solidarietà e cordoglio per la morte di Giulia Cecchettin soltanto a parole. Di più: il rettore avrebbe tollerato che l’avvocato Giovanni Caruso, professore ordinario di Diritto Penale, assumesse la “difesa del suo assassino”, Giovanni Turetta.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 19 gennaio 2024
Il Tribunale di Sorveglianza di Cagliari, che aveva respinto l’istanza, aveva rilevato che il recluso, pur mantenendo una condotta regolare in carcere e raggiungendo un’età ormai avanzata, continuava a rappresentare un pericolo per la sicurezza pubblica. La Cassazione, con la sentenza n. 1235/ 2024, ha respinto il ricorso presentato da un detenuto, condannato per associazione mafiosa, che chiedeva la concessione di un permesso premio. Ricordiamo che questo reato, grazie alla Consulta, non è più considerato ostativo nel senso che i benefici non sono più negati a prescindere. Il Tribunale di Sorveglianza di Cagliari, che aveva respinto l’istanza, aveva rilevato che il detenuto, pur mantenendo una condotta regolare in carcere e raggiungendo un’età ormai avanzata, continuava a rappresentare un pericolo per la sicurezza pubblica. Questo in quanto era radicato nell’ambiente criminale di Castelvetrano ed era intraneo alla famiglia mafiosa Messina Denaro.
di Enzo Spiezia
ottopagine.it, 19 gennaio 2024
Strasburgo. Decisione per una donna sordomuta, condannata a 12 anni per omicidio figlio. Un risarcimento nell’ordine di decine di migliaia di euro, per il trattamento disumano subito durante la detenzione in carcere. Lo ha disposto, dopo la dichiarazione unilaterale con la quale il Governo italiano ha riconosciuto l’esistenza della violazione, la Corte europea dei diritti dell’uomo, alla quale avevano fatto ricorso gli avvocati Matteo De Longis e Michele Maselli.
- Ivrea (To). L’agonia di Andrea. Il giornale dei detenuti: “Stava male ma l’hanno lasciato morire”
- Vasto (Ch). Suicidio Trotta, assolta la direttrice del carcere
- Palermo. Il caso dell’avvocato minacciato da un agente del carcere arriva in Parlamento
- Torino. Quando nelle carceri si vive
- Milano. La Casa della Carità porta in carcere “Parole di libertà”











