di Paolo Morando
Il Domani, 19 gennaio 2024
Il libro di Gianfranco Bettin e Maurizio Dianese (La tigre e i gelidi mostri, Feltrinelli) va alla ricerca di un senso complessivo in quella stagione sempre più lontana, con pezzi ancora mancanti di verità e processi tuttora aperti. È in questo pozzo nerissimo che gli autori si sono calati. Intanto il titolo, “La tigre e i gelidi mostri”: immaginifico, ma anche preciso nel circoscrivere il campo. La tigre richiama infatti lo Julius Evola di “Cavalcare la tigre”, summa del pensiero antimoderno del filosofo razzista (“un razzista così sporco che ripugna toccarlo con le dita”, lo definì Furio Jesi). Mentre i gelidi mostri sono quelli del Nietzsche di “Also sprach Zarathustra” (“si chiama Stato il più gelido di tutti i gelidi mostri”). È un titolo dunque letterario ed evocativo quello che Gianfranco Bettin e Maurizio Dianese hanno scelto per raccontare, ancora una volta, una storia mai abbastanza restituita alla memoria del paese.
di Mauro Magatti
Corriere della Sera, 19 gennaio 2024
L’intelligenza artificiale e i rischi per la democrazia. Bisogna iniziare a porsi delle domande, anche non ci sono ancora risposte. Sono passati 40 anni da quando Jürgen Habermas, il più autorevole filosofo tedesco, pubblicò l’opus magnum “La teoria dell’agire comunicativo”, dove sosteneva che il progetto moderno sarebbe rimasto zoppo se, dopo il formidabile sviluppo della razionalità strumentale (legata al calcolo e all’efficienza), non fosse cresciuto anche un secondo pilastro della razionalità comunicativa. Ovvero la capacità delle persone e dei gruppi di esprimere liberamente nella sfera pubblica il proprio punto di vista mediante argomenti e ragioni, alla ricerca di un’intesa. Habermas scriveva all’epoca in cui già la televisione stava cominciando a cambiare pelle, nella direzione della spettacolarizzazione e della dipendenza dall’audience. Internet non c’era ancora e tanto meno lo smartphone e i social.
di Zygmunt Bauman
La Stampa, 19 gennaio 2024
Perché nell’era postmoderna, la cultura e il gusto non sono più decisi dai pensatori. L’omogeneizzazione di cui gli intellettuali paventavano l’avvento, comunque, non si è verificata. Al contrario, il mercato della cultura sembra trarre profitto dalla diversità e dal rapido avvicendarsi delle mode. La scena culturale definita dalle forze del mercato evoca più un caleidoscopio di prodotti e modelli variegati e spesso reciprocamente esclusivi che non un’avvilente uniformità e standardizzazione. È proprio questa assenza di modelli privilegiati, non l’uniformità della “cultura media”, che si è rivelata la sfida più seria al ruolo tradizionale degli intellettuali e alla loro autorità un tempo indiscussa in materia di gusto e di scelte culturali.
di Riccardo Noury*
Il Domani, 19 gennaio 2024
L’imputazione dei pubblici ministeri ungheresi è di “atti potenzialmente idonei a provocare la morte”, nonostante le lesioni subite dalle vittime dei presunti assalti - che non hanno sporto denuncia - siano state ritenute guaribili con prognosi di 5-8 giorni. Per quell’accusa, Ilaria Salis rischia fino a 24 anni di carcere. Lei si è sempre dichiarata innocente. Comincerà il 29 gennaio a Budapest il processo nei confronti di Ilaria Salis, la cittadina italiana che da quasi un anno è in detenzione preventiva nel carcere di massima sicurezza della capitale ungherese. Ilaria Salis è accusata dell’aggressione a tre militanti dell’estrema destra durante il cosiddetto Giorno dell’Onore, una commemorazione che ogni 11 febbraio riunisce a Budapest centinaia di neonazisti. L’imputazione dei pubblici ministeri ungheresi è di “atti potenzialmente idonei a provocare la morte”, nonostante le lesioni subite dalle vittime dei presunti assalti - che non hanno sporto denuncia - siano state ritenute guaribili con prognosi di 5-8 giorni. Per quell’accusa, Ilaria Salis rischia fino a 24 anni di carcere. Lei si è sempre dichiarata innocente.
di Elisabetta Andreis
Corriere della Sera, 19 gennaio 2024
È nato come rapporto epistolare: lei, milanese 85enne; lui, un condannato della Florida nel braccio della morte. Silvia Rocco a Natale è andata anche a trovarlo: per l’uomo è stata la prima visita in assoluto. Nel meraviglioso libro del magistrato Elvio Fassone si raccontava la lunga corrispondenza tra un ergastolano e il suo giudice. Qui il rapporto epistolare è tra una milanese di 85 anni e un condannato della Florida accusato di avere ucciso un’anziana, che da tredici anni vive nel braccio della morte.
di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 19 gennaio 2024
Su impulso del premier britannico il parlamento approva il Safety of Rwanda Bill che prevede il controverso trasferimento degli immigrati sbarcati illegalmente. Ora il primo ministro britannico Rishi Sunak ha bisogno dell’appoggio di tutto il suo partito perché all’esame della Camera dei Lord dovranno sostenere il suo disegno di legge su un piano di espellere richiedenti asilo in Ruanda. Il provvedimento, per la prima volta presentato da Boris Johnson nel 2022, è già passato alla Camera dei Comuni con una comoda maggioranza di 44 voti dopo che una rivolta tra i tories, che sembrava profilarsi dietro le quinte ad opera di alcuni deputati che volevano norme ancora piu dure, si è in gran parte dimostrata infondata. Sunak però non avrà la possibilità di dormire sonni troppo tranquilli e i segnali circa una dura opposizione sono già arrivati in maniera copiosa.
di Massimo Giannini
La Repubblica, 18 gennaio 2024
I suicidi di Matteo Concetti e Stefano Voltolina ci ricordano cosa sono le nostre prigioni: un inferno. E cosa è diventato il nostro Paese: il regno dell’inciviltà. Adriano Sofri - che lo ha abitato e lo ha studiato - sostiene che il carcere non è ancora la morte, benché non sia più la vita. Ed è verissimo, se lo guardi dal punto di vista di chi in qualunque modo gli sopravvive. Non ho l’esperienza e la conoscenza di Adriano, ma qualche patria galera l’ho visitata e l’ho frequentata. Rebibbia, a Roma. San Vittore, a Milano. Da direttore della Stampa, per un anno, ho affidato una splendida rubrica mensile ai detenuti di Costituzione Viva. Le ho viste, quelle anime sospese tra il “non ancora” e il “non più” di cui parla Sofri. I condannati a più di tre anni, ammassati in sei nelle celle da cinque metri quadrati. Oppure i cosiddetti “critici” reduci dalle torture dei lager libici, rinchiusi in isolamento dietro le sbarre in cubi vuoti da tre metri quadrati dove c’è solo una branda di cemento e nient’altro, guardati a vista dalle guardie ventiquattrore su ventiquattro perché possono procurarsi “autolesioni”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 18 gennaio 2024
Il ministro della giustizia Nordio, di fronte al parlamento, ha dichiarato che il sovraffollamento delle carceri è un problema che coinvolge non solo l’Italia, ma tutti i Paesi. Ha sottolineato che il nostro Paese si trova tra i primi posti per quanto riguarda il trattamento umanitario dei detenuti. Non solo. I suicidi del 2023 sono risultati leggermente inferiori rispetto a quelli dell’anno precedente, indicandolo come se fosse uno progresso, quasi come se fosse una sorta di magra consolazione. Ma ha anche aggiunto che i suicidi in carcere sono difficili da evitare. Ha ammesso che la costruzione di nuove carceri è difficile a causa di vincoli paesaggistici e ambientali, ma contemporaneamente ha riproposto la vecchia ricetta della ristrutturazione delle caserme dismesse.
di Angela Stella
L’Unità, 18 gennaio 2024
Intervenendo in Aula sullo stato della giustizia il ministro rivendica: “L’Italia ai primi posti per trattamento umanitario dei detenuti”. Le intercettazioni? “Rischiamo di piombare nel medioevo”. E difende la cancellazione dell’abuso d’ufficio. Arrendevolezza sui suicidi in carcere, attacco alle opposizioni e ad alcuni magistrati per presunte “fake news” su alcune riforme in cantiere, dito puntato contro lo strapotere senza responsabilità dei pubblici ministeri, certezza che la separazione delle carriere si farà ma dopo la riforma del premierato. Questa la sintesi dell’intervento di ieri del Ministro della Giustizia Carlo Nordio alla Camera dove ha condiviso la sua relazione sullo stato della giustizia. Andiamo per ordine.
di Luigi Miceli*
Il Dubbio, 18 gennaio 2024
A proposito del detenuto che il 13 gennaio si è suicidato ad Agrigento. Sul fronte carcere il nuovo anno è iniziato come si era concluso il precedente: il 13 gennaio, nel penitenziario di Agrigento, si è suicidato un detenuto recluso in regime di “alta sicurezza”. All’ovest niente di nuovo, si potrebbe dire, continuando a risultare vani i richiami ai diritti umani, alla presunzione di non colpevolezza, al rispetto della dignità del condannato e alla funzione rieducativa della pena, ad ogni piè sospinto invocati dalle Camere Penali, tanto che al tema del carcere viene dedicato il titolo dell’imminente inaugurazione dell’anno giudiziario dei penalisti italiani.











