casertace.net, 18 maggio 2024
La comunità di Alvignano è rimasta scioccata dalla notizia della morte di Teodorico Musco. L’uomo si trovava in carcere a Napoli e doveva scontare una condanna a nove anni di reclusione. Quando i compagni di cella si sono resi conto di quello che era successo, la situazione era oramai irrecuperabile. Negli anni Musco era stato coinvolto in alcune vicende giudiziarie. Un furto nei cassetti dello spogliatoio dei medici dell’ospedale Loreto Mare di Napoli, caso successo nel settembre scorso. Ma anche nel 2009 aveva subito un arresto per una tentata rapina in villa. Musco fu anche accusato di maltrattamenti in famiglia ed estorsione.
di Michele Varì
primocanale.it, 18 maggio 2024
La responsabile del penitenziario di Marassi sognava di fare il magistrato, ma ora ama il lavoro con i reclusi: “Vederli uscire e non tornare è la cosa più bella”. Teatro, panetterie, assistenza ai disabili in spiaggia: così i reclusi possono riinserirsi. “Il problema principale è il numero di detenuti particolarmente alto visto che abbiamo più di 700 detenuti, troppi e di tante etnie diverse che devono convivere”, attacca così Tullia Ardito, da due anni direttrice del carcere di Marassi, una donna che sognava di fare il magistrato o l’avvocato e per puro caso, facendo un concorso, si è ritrovata a fare il direttore del penitenziario più importante della Liguria, “un lavoro che svolgo da trent’anni e ora amo”.
di Giulia Merlo
Il Domani, 18 maggio 2024
L’isola ospita una casa di detenzione di media sicurezza: tutti lavorano per far funzionare il microcosmo. I detenuti vivono fuori dalle celle: “Preferisco vedere mia madre due volte l’anno, ma qui all’aperto”. La Camera penale di Padova ha organizzato qui il convegno “I luoghi e gli spazi di detenzione”. “Chieda a mia madre se preferisce vedermi qui due volte l’anno, oppure tutte le settimane in un carcere chiuso. Per me era un’angoscia tutte le volte che entrava”.
gnewsonline.it, 18 maggio 2024
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio insieme a Gildo Zegna, presidente e amministratore delegato del gruppo Ermenegildo Zegna, hanno visitato il laboratorio di sartoria industriale realizzato all’interno della casa circondariale di Biella grazie al supporto e al know-how della divisione manifatturiera del gruppo. Il laboratorio è nato nel 2016, anno del primo protocollo di intesa, con l’obiettivo di formare i detenuti all’apprendimento delle tecniche di confezione sartoriale di abiti e di fornire una attestazione che certifica il grado di apprendimento raggiunto.
di Luca Fraioli
La Repubblica, 18 maggio 2024
“Impariamo un mestiere per quando usciremo di qui: così ci sentiamo utili”. Nell’istituto veneto di Montorio è attivo un laboratorio artigianale, gestito dall’impresa sociale Reverse, che ha realizzato l’allestimento dell’Arena, tappa del Pontefice. “Lo considero un segnale di speranza, soprattutto per me che sono condannato all’ergastolo: non capita tutti i giorni di collaborare a un progetto per la visita del Papa alla città in cui si è detenuto. Ho provato una grande emozione, onore e un senso di utilità”.
di Marina Lomunno
La Voce e il Tempo, 18 maggio 2024
Don Claudio Burgio, cappellano dell’Istituto penale minorile di Milano “Cesare Beccaria”, è stato ospite al Salone del Libro con quattro ragazzi della sua comunità “Kayros” in un affollato incontro venerdì 18 maggio. L’occasione, la presentazione del suo ultimo libro “Non vi guardo perché rischio di fidarmi. Storie di cadute e di resurrezione” (ed. San Paolo).
di Marta Blumi Tripodi
Corriere della Sera, 18 maggio 2024
Neima Ezza ha 225 milioni di ascolti su Spotify: nelle canzoni racconta la malinconia di tanti cresciuti nei quartieri che definiamo “difficili”. “Quando ero ai domiciliari ho scritto un EP, è disco di platino”. Idee di un rapper tra i più seguiti della sua generazione. È un venerdì pomeriggio di marzo quando incontro Neima Ezza e nei giardinetti all’ombra dello stadio di San Siro il sole splende. Il Ramadan è ancora in pieno svolgimento e molti abitanti del quartiere - uno dei più multietnici di Milano: secondo il progetto Mapping San Siro del Politecnico il 45% è di origine straniera, con Marocco ed Egitto in testa alla classifica - sono appena usciti dalla moschea dopo la preghiera del venerdì.
di Mattia Aimola
Corriere della Sera, 18 maggio 2024
Al secondo piano di via Vanchiglia 3 a Torino, nella sede dell’Associazione per la Lotta contro le Malattie Mentali si possono leggere i racconti - fra il 1970 e 1973 - dei pazienti psichiatrici della struttura aperta dal 1853 a fine anni 90. “Non capisco perché lasciano quei criminali a Collegno”, “Gli infermieri la picchiano, pugni e schiaffi sulla testa”. Sono solo alcune delle testimonianze dei pazienti internati nel manicomio di Collegno tra il 1970 e il 1973. Si tratta della Certosa Reale, che ospitò i pazienti psichiatrici dal 1853 e fino alla fine degli anni Novanta quando chiusero dopo l’approvazione della Legge Basaglia.
di Chiara Daina
Corriere della Sera, 18 maggio 2024
Le lavoratrici provenienti dai Paesi extra Ue sono penalizzate due volte. Il divario con gli uomini supera i 30 punti. Ismu: sottopagate, non siamo attrattivi. Opportunità mancate non solo per loro ma anche per le aziende. L’Italia sul lavoro, come tristemente noto, non è un Paese per donne. Se poi la donna è extraeuropea (e proveniente da un Paese a forte flusso immigratorio), la discriminazione che vive è doppia. Nel 2022, secondo l’ultimo rapporto di Fondazione Ismu (ente scientifico che studia i fenomeni migratori), il tasso di occupazione delle donne straniere non comunitarie è del 43,7%, di 30,5 punti percentuali in meno rispetto a quello degli uomini extra-Ue (74,2%). E in discesa di 3 punti dal 2019. Mentre la percentuale di donne italiane occupate è un po’ più alta, del 51,5%, e il gap con gli uomini (68,6%) più ridotto. Anche i dati sulla disoccupazione sono a sfavore delle donne extraeuropee: risulta disoccupato il 15,6% contro il 10% dei maschi immigrati, con un divario di genere maggiore di quello nella popolazione italiana (8,8% contro 7%). Ma i numeri non parlano da soli.
di Ilario Lombardo
La Stampa, 18 maggio 2024
Porte chiuse agli inviati del Consorzio Media Freedom Rapid Response. Le raccomandazioni su Rai e su Agi: “Non vendete l’agenzia ad Angelucci”. Il governo italiano e la maggioranza di destra che lo sostiene hanno rifiutato di incontrare i rappresentanti del consorzio Media Freedom Rapid Response. “Siamo dispiaciuti” racconta Sielke Kelner “perché avevamo chiesto una serie di appuntamenti, e in alcuni casi non abbiamo neanche ricevuto risposta”. A non riceverli sono stati il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il viceministro Francesco Paolo Sisto, la presidente della Commissione Giustizia Giulia Bongionro e il sottosegretario con delega all’Editoria Alberto Barachini. Tra gli esponenti dell’opposizione che invece non hanno avuto alcun problema a incontrarli c’è stata Barbara Floridia, presidente in quota M5S della commissione di Vigilanza Rai, con l’idea di coinvolgerli negli Stati Generali sulla tv pubblica che ha intenzione di riproporre a breve.
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