di Ermes Antonucci
Il Foglio, 9 gennaio 2024
Nell’ultimo anno per tre volte la Corte costituzionale si è espressa per difendere le prerogative dei parlamentari dalle invasioni di campo della magistratura. I casi Renzi, Ferri ed Esposito spiegati dal costituzionalista Enrico Grosso. Più garanzie per i parlamentari di fronte alle invasioni di campo della magistratura. È questo il più importante lascito del 2023 della Corte costituzionale. Nell’ultimo anno, infatti, per tre volte la Consulta è stata chiamata a esprimersi per difendere le prerogative costituzionali dei membri del Parlamento dall’invadenza delle toghe. Un percorso non privo di contraddizioni, che ripercorriamo con Enrico Grosso, professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Torino. “La sentenza più innovativa - dice Grosso - è stata certamente la n. 170”, quella che sostanzialmente ha dato ragione a Matteo Renzi contro la procura di Firenze, che nell’ambito dell’inchiesta Open aveva acquisito, senza preventiva autorizzazione del Senato, messaggi di posta elettronica e WhatsApp di Renzi conservati in dispositivi elettronici appartenenti a terze persone.
di Gian Carlo Caselli
La Stampa, 9 gennaio 2024
Con la prescrizione il reato si estingue, vale a dire che non è più procedibile, dopo il decorso di un periodo di tempo che varia a seconda della pena prevista e quindi della gravità del reato. La prescrizione esiste in tutti paesi democratici e si basa - volendo sintetizzare - sul presupposto che allo Stato non conviene più continuare a perseguire un reato, con le relative spese, quando è trascorso troppo tempo, perché del reato si è persa la memoria, le prove sono ormai difficili se non impossibili da trovare e si presume che la persona da processare possa essere cambiata.
di Marina Verdenelli
Il Resto del Carlino, 9 gennaio 2024
La Procura indaga contro ignoti: stando al parere del medico che ha analizzato la sua posizione, il detenuto poteva stare in quella sezione: aveva ricevuto una sanzione disciplinare. Era in isolamento da un giorno Matteo Concetti, il 25enne trovato impiccato nella cella del carcere di Montacuto, venerdì scorso, e con tanto di nullaosta sanitario dato dal medico in servizio quel giorno nella casa circondariale. Stando al parere del dottore, che avrebbe analizzato prima la sua posizione, compresa anche quella sanitaria con le relative cartelle cliniche, il detenuto poteva stare in isolamento.
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 9 gennaio 2024
“Ogni volta che qualcuno muore in carcere così riemerge la rabbia per Stefano”. La senatrice era stata contattata poche ore prima dalla mamma del 23enne poi impiccatosi nella sua cella di Ancona. “I miei figli mi hanno consolato: mamma, non devi sentirti in colpa”. “Tutte le volte che un ragazzo muore in carcere in modo assurdo e inconcepibile come è successo venerdì ad Ancona provo la stessa rabbia, lo stesso dolore, la stessa frustrazione che ho provato per Stefano. Purtroppo per Matteo non sono riuscita a far nulla e questo mi lascia un profondo senso di angoscia”. Ilaria Cucchi è ancora sconvolta dalla notizia della morte di Matteo Concetti, il 23enne di Fermo, con una patologia psichiatrica, impiccatosi venerdì pomeriggio nella sua cella di isolamento del carcere di Ancona solo poche ore dopo aver annunciato l’intenzione di uccidersi durante il colloquio con i genitori.
vivereancona.it, 9 gennaio 2024
Sinistra Italiana delle Marche esprime tutta la sua vicinanza alla famiglia di Matteo Concetti, trovato morto alle 18 del 5 gennaio 2024 nella cella di isolamento nel carcere di Montacuto dove era stato rinchiuso. Davanti ai genitori e agli operatori, venerdì aveva minacciato il suicidio se l’avessero condotto in isolamento. Alle 18 è stato trovato morto. Ieri 6 gennaio nel pomeriggio, la Senatrice Ilaria Cucchi - telefonicamente - e attivisti del partito di SI sono stati vicini alla famiglia presso la camera mortuaria, perché nel 2024 la salute e la vita di un detenuto è ancora più di un numero; lo è per noi e dovrebbe esserlo per la Repubblica italiana.
palermotoday.it, 9 gennaio 2024
Carmelo Valentino si trovava nella settima sezione dell’istituto penitenziario quando il suo compagno di cella ha chiesto aiuto. A nulla è servito l’intervento degli agenti e del personale medico. Si è sentito male mentre si trovava in carcere e, nonostante l’allarme lanciato dal compagno, per lui non c’è stato nulla da fare. Un detenuto palermitano di 53 anni, Carmelo Valentino, è morto nel carcere di Augusta, nel Siracusano. La Procura ha aperto un fascicolo per chiarire cosa abbia provocato il decesso che, secondo quanto accertato sino ad ora, sarebbe riconducibile a cause naturali. Per stabilirlo però bisognerà attendere l’esito dell’autopsia. La salma nel frattempo è stata portata nell’obitorio dell’ospedale Muscatello.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 9 gennaio 2024
La denuncia choc del legale, che si è recato al “Pagliarelli” di Palermo per sollecitare il mancato accredito dei soldi inviati dai familiari a tre detenuti stranieri: “Allontanato con minacce di arresto”. Si tratta di un grave episodio, e potrebbe essere non isolato, che evidenzia ulteriori criticità e violazioni dei diritti umani nelle carceri italiane. Coinvolge i detenuti, ma anche gli avvocati difensori che hanno subito minacce di arresto e tentativo di aggressione da parte di operatori penitenziari. È un caso che riguarda il carcere “Pagliarelli”.
Ristretti Orizzonti, 9 gennaio 2024
“L’affanno che si prova al solo pensiero di dover morire in galera non si può descrivere. Sono stato arrestato la prima volta nel febbraio 1976, quando avevo 16 anni e da allora, a parte un paio d’anni (1981-1983) in cui sono evaso dall’isola di Pianosa, sono sempre stato detenuto. È vero che mi sono reso responsabile di varie evasioni, perlopiù dei colpi di testa dovuti all’affanno di dover rientrare in carcere, ma dal 1987 in poi non ho mai commesso dei reati nel corso di questi benefici”.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 9 gennaio 2024
A Sollicciano mancano anche le visite. Incinta da quasi tre mesi eppure detenuta a Sollicciano, in una cella dove ci sarebbero problemi di infiltrazioni d’acqua. È la storia di una reclusa tunisina, arrivata in Italia pochi mesi fa e arrestata per spaccio di sostanze stupefacenti. Ad accertare la sua maternità era stata una visita a metà novembre, ma dopo quel giorno la signora non avrebbe ricevuto più alcuna visita ginecologica adeguata, visto che nel penitenziario fiorentino non ci sono gli strumenti adatti che si possono trovare invece dentro un ospedale. Ecco perché il giudice per le indagini preliminari ha autorizzato il carcere a procedere con visite esterne, che non sarebbero mai avvenute.
di Anna Piuzzi
lavitacattolica.it, 9 gennaio 2024
Il 2024 promette di essere l’anno che segnerà una svolta decisiva per la casa circondariale di Udine, una svolta dunque anche per la città tutta, essendo il carcere di via Spalato un suo tassello fondamentale. È infatti in programma per martedì 23 gennaio l’inaugurazione della “Sezione Semiliberi”, attesa concretizzazione di un progetto articolato - del valore di cinque milioni di euro - di riqualificazione del complesso carcerario. Concretizzazione che è solo la prima di una serie. Ne abbiamo parlato con il garante dei Diritti delle Persone private della Libertà personale del Comune di Udine, Franco Corleone.
- Tempio Pausania. Caos nel carcere: sovraffollamento e condizioni difficili per i detenuti
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