di Paola D’Amico
Corriere della Sera, 8 gennaio 2024
La portavoce del Forum, dopo l’annuncio della premier Meloni sull’arrivo di nuove regole dopo il caso Balocco-Ferragni, precisa che con la Riforma il mondo del Terzo settore è già sottoposto a controlli meticolosi sulle donazioni e chiede al Governo che gli enti possano conoscere l’identità dei loro benefattori anche nel caso del 5xmille.
di Alex Corlazzoli
Il Fatto Quotidiano, 8 gennaio 2024
In sei giorni in Italia sono già morti 11 senza fissa dimora. L’ultimo è Modesto, un uomo di circa sessant’anni, che viveva alla stazione di Foggia: si è spento domenica al policlinico Riuniti di Foggia, dopo essere stato soccorso nei giorni scorsi dagli operatori del 118 che l’hanno trovato infreddolito e zuppo d’acqua. Sempre nella notte tra sabato e domenica, un altro uomo di 66 anni, ha perso la vita all’interno di un garage di piazza Carità a Napoli: si era trovato un riparo lì per trascorrere la notte ma un incendio scoppiato poco prima delle quattro lo ha sorpreso e ucciso. Prima di loro, da capodanno alla Befana, sono morti nell’indifferenza della maggioranza che volge lo sguardo dall’altra parte quando passa di fronte loro altre nove persone.
di Flavia Amabile
La Stampa, 8 gennaio 2024
Alle nuove generazioni solo il 3 per cento delle risorse previste della legge di Bilancio 2024. Stanziamenti a 800 milioni su 24 miliardi. Al termine del messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Giorgia Meloni si è affrettata a chiamare al telefono Sergio Mattarella per esprimergli “particolare gratitudine per la specifica attenzione prestata dal Capo dello Stato alle giovani generazioni, ai loro bisogni e alle loro aspettative”, come recita una nota di palazzo Chigi diffusa pochi minuti dopo la fine del discorso e della telefonata. Un’attenzione che sembra mancare invece nella legge di bilancio approvata due giorni prima in via definitiva dalla Camera.
La Repubblica, 8 gennaio 2024
Freedom House: gli operatori dell’informazione che vivono in esilio subiscono aggressioni, molestie e deportazioni illegali per mano dei governi da cui sono fuggiti. Un nuovo rapporto pubblicato dall’Organizzazione Non Governativa Freedom House denuncia i regimi autoritari e il loro tentativo di prendere di mira i giornalisti per controllare l’informazione e reprimere il dissenso. Il dossier “A Light That Cannot Be Extinguished: Exiled Journalism and Transnational Repression”, rileva che tra il 2014 e il 2023 sono stati commessi almeno 112 atti di repressione transnazionale contro i giornalisti da 26 governi diversi. Tra i Paesi più persecutori spiccano la Bielorussia, la Cambogia, la Cina, l’Iran, il Pakistan, la Russia, l’Arabia Saudita e la Turchia. Attacchi fisici, deportazioni illegali, detenzioni, molestie digitali e rappresaglie contro i familiari sono alcune delle tattiche più comuni tra quelle utilizzate dai regimi per perseguire i reporter che lavorano lontano dai propri luoghi d’origine.
di Marta Serafini
Corriere della Sera, 8 gennaio 2024
L’Onu: negli ultimi quattro anni mai un momento così grave. Oltre 15 milioni di persone in difficoltà. Presentando il suo rapporto all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Paulo Pinheiro, capo della commissione indipendente del Palazzo di Vetro sulla Siria, non ha usato giri di parole. Allo stato attualle, la guerra in Siria, iniziata nel 2011, è nel suo momento peggiore degli ultimi quattro anni. La percentuale di persone che si trova in stato di necessità è aumentata di 9 punti percentuali rispetto all’anno scorso e attualmente ammonta a 15 milioni di persone.
di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 8 gennaio 2024
Da quando, nel 2006, l’organizzazione non governativa israeliana Yesh Din ha iniziato a monitorare la violenza dei coloni nella Cisgiordania occupata, quello appena terminato è stato di gran lunga l’anno peggiore dal punto di vista del numero e della gravità degli attacchi - oltre un migliaio -, della massiccia partecipazione di civili israeliani e delle conseguenze per i civili palestinesi. I dati di Yesh Din coincidono con quelli delle Nazioni Unite: 621 attacchi nel 2022, 1200 nel 2023.
di Iuri Maria Prado
L’Unità, 7 gennaio 2024
Hanno festeggiato l’arrivo del 2024 tentando di ammazzarsi. Uno nel carcere di Verona, l’altro in quello di Sulmona. Pare che i discorsi di fine anno e di auguri per il nuovo siano entrati nelle loro celle senza rasserenarli. Pare che non se la sentissero di sentirsi orgogliosi in un altro anno di orgoglio italiano. Pare che preferissero seguire le decine di detenuti come loro che hanno scelto di togliersi di mezzo nel corso dell’anno appena concluso. Pare che li abbiano rimessi nelle loro celle. Pare che la notizia del loro tentativo di la vita in un carcere non abbia fatto molta notizia. Pare che sia necessario ancora qualche giorno perché il pallottoliere dei suicidi in prigione riprenda il suo giro, magari con questi due che al secondo tentativo ce la fanno. Pare che intanto non gliene frega niente a nessuno.
di Santi Consolo*
L’Unità, 7 gennaio 2024
Da Nordio, bravissimo magistrato che ho apprezzato mi aspettavo riforme, non inaccettabili pacchetti sicurezza contro le rivolte in cella. Quando ero a capo dell’amministrazione penitenziaria, sentivo nel mio intimo di dover fare una revisione critica e, nel cercare di capire quale doveva essere il mio effettivo ruolo, veramente determinante è stato un incontro con Marco Pannella. Quando una volta venne a trovarmi l’ho aspettato giù all’ingresso perché volevo riservargli la dignità di un grande italiano, quella che si riserva alla massima carica dello Stato. Ed è stato forte: tutto quello che lui mi ha detto, tutto quello che mi sapeva comunicare con la luminosità dei suoi occhi, con la sua intelligenza.
di Massimo Zanchin
L’Unità, 7 gennaio 2024
Vivo in carcere da più di 10 anni, condannato in via definitiva. Il mio giudice nella condanna ha voluto scrivere con caratteri cubitali: fine pena mai. Nonostante l’abbia scritto in quei modi, io leggo e voglio leggere: fine pena con data da destinarsi. Non so se sono in grado di dire la cosa giusta e non ho questa pretesa, anche perché la cosa giusta è la conseguenza del giudizio dell’uomo, e già per questo difetta per sua natura. Però posso fare una cosa: parlarvi con onestà d’animo e con onestà intellettuale e per testimonianza diretta di ciò che vivo, di ciò che vedo, di ciò che provo. Per poter accedere ai benefici, a un detenuto si chiedono due condizioni: la giustizia riparativa e la revisione critica del proprio passato.
di Barbara Rosina
huffingtonpost.it, 7 gennaio 2024
Certamente sistemi processuali e legislativi diversi dal nostro, ma la storia di Beniamino Zuncheddu, cinquantottenne ex allevatore di un paese del cagliaritano che ha trascorso 32 anni in carcere a causa di una condanna definitiva all’ergastolo, ha richiamato alla mente le storie di persone ingiustamente condannate. Di carceri, di violenza tra le sbarre, di malagiustizia.
- Caro presidente Mattarella… s’è scordato la giustizia!
- Il divieto insensato che Meloni vuole applicare alla stampa
- FdI vuole un altro bavaglio: “Notizie certificate per legge”
- I reati più urgenti da punire? Per le destre non sono quelli dei politici: “dimenticati” i colletti bianchi
- Alessandro Barbano: “All’hotel Champagne non successe nulla, il vero scandalo è l’indagine”











