di Mario Giro*
Il Domani, 7 gennaio 2024
Un mondo pieno di rabbie contrapposte diventa peggiore. In guerra tutti sono arrabbiati con tutti, per motivi giusti o sbagliati. Lasciarsi guidare dalla rabbia basata sulle proprie ragioni permette all’avversario di fare altrettanto. Cresce la rabbia e si moltiplica. Cresce perché non si arrestano i bombardamenti su Gaza con decine di migliaia di vittime civili, da far impallidire l’antico “occhio per occhio”. Cresce perché sono stati uccisi in poche settimane oltre 66 giornalisti nella Striscia mentre nella guerra di Ucraina in quasi tre anni meno di venti. Cresce perché è ormai chiaro che le regole di ingaggio dei soldati israeliani sono di sparare alla cieca su tutto ciò che si muove, abbattendo senza imbarazzo anche i propri concittadini, inclusi gli ostaggi, oltre che povere donne cristiane in cerca di un bagno.
di Luca Attanasio
Il Domani, 7 gennaio 2024
Nel Paese devastato dal conflitto anche la Ong è stata costretta ad abbandonare l’ospedale da campo. Il vicecoordinatore locale: “Ora anche aree che erano tranquille sono divenute teatro di combattimenti”. Sul finire di un anno disastroso per il Sudan, si è aperto un nuovo fronte in un’area fin qui risparmiata dal conflitto che sta devastando il paese africano da oltre otto mesi. Le Rapid Support Forces (Rsf), milizie paramilitari sotto il comando di Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemedti, attorno alla metà di dicembre hanno lanciato un attacco a sorpresa alla città di Wad Madani, nello Stato di Aj Jazirah, oltre 150 km a sud-est di Khartoum.
di Monica Ricci Sargentini
Corriere della Sera, 7 gennaio 2024
Decine di migliaia di donne e ragazze afghane hanno sfidato il divieto allo studio imposto dai talebani alla fine del 2022 iscrivendosi a programmi di studio online. A rivelarlo sono stati gli stessi istituti che offrono corsi sul web. Tra le materie preferite inglese, scienze ed economia. A raccontarcelo è il Financial Times. L’Unicef, il fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, stima che il divieto abbia colpito più di 1 milione di ragazze. L’apprendimento online è cresciuto le difficoltà a connettersi ad Internet. Un sondaggio Gallup del 2022 ha rilevato che il 25% degli uomini ha dichiarato di avere accesso al web rispetto al 6% delle donne, una cifra che scende al 2% nelle zone rurali.
di Rosalia Alberghina
Il Domani, 6 gennaio 2024
Lo scorso 29 dicembre, nell’ambito del progetto “Natale in carcere” promosso dal Partito Radicale e dall’Osservatorio nazionale Aiga sulle carceri, come direttivo della sezione Aiga Palermo abbiamo avuto la possibilità di entrare nella casa circondariale Pagliarelli di Palermo. Scopo della visita era quello di vedere con i nostri occhi le condizioni in cui vivono i detenuti, raccogliere dalle loro parole, e da quelle del personale che lavora all’interno della casa circondariale a vario titolo, le criticità e i problemi della struttura e dell’organizzazione della stessa.
di Antonio Averaimo
Avvenire, 6 gennaio 2024
L’ex parlamentare Pd Paolo Siani: “Per donne e bambini meglio puntare sulle case famiglia protette”. Non solo non c’è stato quel passo in avanti che tutto il Parlamento aveva dimostrato di volere. Al contrario, con la nuova legislatura la situazione è peggiorata: prima la proposta di legge che puntava a tutelare i bambini rinchiusi in carcere con le proprie madri è stata affossata, poi il governo ha approvato addirittura norme ancora più severe”.
di Desi Bruno*
Ristretti Orizzonti, 6 gennaio 2024
L’ordinamento penitenziario prevede agli artt. 74 -77 un apposito organismo, istituito presso ogni Tribunale, volta a favorire il reinserimento sociale dei detenuti e sostenere le vittime di reato. È una norma introdotta con la riforma del 1975, ma di fatto quasi mai utilizzata, anche se di recente è stata attivata presso il Tribunale di Palermo.
di Liana Milella
La Repubblica, 6 gennaio 2024
La maggioranza smonta anche abuso d’ufficio e intercettazioni. Sos delle Corti d’Appello per i nuovi tempi del processo. Avanti col bavaglio alla stampa. Sostegno di Azione e Iv alle riforme di Nordio. Parte subito l’anno nero della stretta sulla giustizia. Come ha annunciato più volte Meloni. In sincronia tra Camera e Senato. Si vota subito la nuova prescrizione più favorevole agli imputati. Via reati scomodi per gli amministratori scorretti come l’abuso d’ufficio. Limiti alle intercettazioni. E divieto di trascrivere quelle degli avvocati. Tagliola sui giornalisti con tanto di bavaglio sulle ordinanze di custodia che, grazie alla legge Costa, non si potranno più pubblicare. Un regalo, se passa su proposta della Lega, per le toghe: andranno in pensione a 73 anziché a 70 anni.
di Daniele Negri*
Il Riformista, 6 gennaio 2024
Divampa la polemica sulla norma che mira a vietare la pubblicazione integrale o per estratto del testo delle ordinanze di custodia cautelare. Una ridda di accuse ne ha accompagnato l’approvazione alla Camera dei deputati: “bavaglio” alla stampa; “embargo” all’informazione; pericolosa propensione a dilatare l’alone del segreto intorno alle vicende giudiziarie. Qualche giurista non esita a tacciarla di “favore ai delinquenti”, poiché “la verità” finirebbe occultata con la sparizione delle notizie.
di Roberto Crepaldi*
Il Riformista, 6 gennaio 2024
Servono giudici prudenti nei giudizi, perché consapevoli della necessaria provvisorietà delle loro conclusioni. Voglio confessare. Quando mi è stato chiesto dai cronisti ho dato loro copia dei miei provvedimenti non più segreti, come prevede il codice di rito. L’ho fatto consapevole che li avrebbero potuti criticare, perché credo che si debba dare conto delle ragioni della decisione non solo al cittadino che vede limitata la sua libertà ma, quando vi siano motivi di interesse pubblico, all’intera collettività.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 6 gennaio 2024
“È inaccettabile pensare che ci sia un silenzio di connivenza dell’Anm rispetto alla possibile violazione del segreto istruttorio”. L’inchiesta della Procura di Roma sull’Anas in cui è indagato anche Verdini junior ha riaperto il dibattito sulla pubblicazione degli atti. Ne parliamo con il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Santalucia, che è chiaro nel dire: “È inaccettabile pensare che ci sia un silenzio di connivenza dell’Anm rispetto alla possibile violazione del segreto istruttorio”.
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