di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 8 gennaio 2024
Il 24enne si è lasciato ucciso nel bagno della cella. Il j’accuse della madre: “Me l’hanno ammazzato, è colpa dello Stato, questa tragedia si poteva benissimo evitare se solo qualcuno ci avesse dato ascolto”. Venerdì mattina, nell’ultimo incontro con i genitori, lo aveva preannunciato: “Se mi portano di nuovo giù mi impicco. Laggiù ho paura”. Poche ore dopo, Matteo Concetti, 25 anni, fisico da body builder e testa gravata da anni da patologie psichiatriche, era senza vita impiccato nel bagno della sua cella di isolamento del carcere Montacuto di Ancona dove era stato portato in seguito ad una violenta aggressione, a colpi di sedia, ad un agente penitenziario.
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 8 gennaio 2024
Roberta Faraglia, mamma di Matteo Concetti, racconta l’ultimo incontro con il figlio poche ore prima che si togliesse la vita nel carcere di Ancona. “Fatemi uscire da qui, ho paura, mi fanno fare la fine di Stefano Cucchi”. “Mamma, mi devi portare fuori di qui. Non ce la faccio più. Devi chiamare Ilaria Cucchi, qua mi fanno fare la fine di Stefano”. Oggi che piange disperata sulla bara di suo figlio, Roberta Faraglia non si dà pace. “Se solo gli avessi dato ascolto quindici giorni fa, chissà, forse sarei riuscita a portarlo fuori da quell’inferno dove me l’hanno ucciso. Ilaria Cucchi l’ho chiamata, ma solo venerdì, poche ore prima che Matteo si uccidesse”.
di Antonio Pio Guerra
Il Messaggero, 8 gennaio 2024
Hanno sporto denuncia alla Procura della Repubblica per il reato di istigazione al suicidio i familiari di Matteo Concetti, il giovane reatino di 25 anni morto impiccato venerdì scorso nel carcere di Ancona. “Abbiamo denunciato questa ed altre cose, voglio sapere com’è morto mio figlio”, dice la mamma Roberta Faraglia, che ripercorre le ultime frenetiche ore vissute nell’apprensione per le condizioni di salute di Matteo, fino alla tragedia della sua morte. “Una morte annunciata - dice la mamma - perché nostro figlio ci aveva esposto palesemente le sue intenzioni, senza possibilità di incomprensione. Al colloquio in carcere della mattina di venerdì 5 gennaio c’eravamo io, mio marito e gli agenti di polizia penitenziaria. Se mi riportate in cella di isolamento mi impicco, sono state le ultime e decise parole di mio figlio”. Stando a quanto riferisce Roberta Faraglia, una guardia carceraria ha replicato all’appello del ragazzo con queste parole: “Ti denudo e non ti do i mezzi per farlo, ma devo riportarti in isolamento”.
di Salvo Palazzolo
La Repubblica, 8 gennaio 2024
A dicembre, l’ispezione del senatore Antonio Nicita: “Dietro le sbarre situazione fatiscente, farò una nuova interrogazione”. A ottobre il provvedimento del gip per un decesso del 2021. Nel maggio scorso, erano morti due detenuti nel carcere di Augusta, facevano lo sciopero della fame da 60 e 41 giorni, e nessuno all’esterno della struttura penitenziaria ne sapeva nulla. La sera del 6 gennaio, è avvenuto un altro decesso: un 58enne originario di Palermo ha avuto un malore all’interno della settima sezione, dove si trovava detenuto, ha avuto appena il tempo di chiedere aiuto alla polizia penitenziaria, ma è deceduto poco dopo.
di Andrea Molteni
chiesadimilano.it, 8 gennaio 2024
Solo per restare nel territorio della Diocesi, com’è possibile stipare 422 persone dove ce ne starebbero solo 240 (Busto Arsizio) e 710 nello spazio previsto per 411 (Monza)? In geometria esiste un’equivalenza tra il volume di un solido (lo spazio che occupa) e la sua capacità (quanto può essere riempito). Per il carcere, in Italia, questa semplice legge non vale e la capienza pare non avere limite. Come è possibile d’altronde, se non sfidando le leggi della fisica, stipare 371 persone in un istituto che ha 185 posti (Brescia Canton Mombello), 690 persone in un carcere che di posti ne ha soltanto 364 (Foggia) o, per restare nel territorio della Diocesi ambrosiana, ficcare 422 persone dove ce ne starebbero solo 240 (Busto Arsizio) e ancora altre 710 nello spazio previsto per 411 (Monza)?
di Andrea Vivaldi
La Repubblica, 8 gennaio 2024
“Così i detenuti non possono uscire di carcere”. L’allarme degli avvocati: La carenza provocata anche dalle nuove regole del “codice rosso” che hanno esteso e facilitato l’uso dei dispositivi di controllo hi tech su chi minaccia le donne. I braccialetti elettronici non bastano per tutti. E così accade, raccontano avvocati tra Prato e Firenze, che un condannato debba restare in cella, anche dopo una decisione del giudice che gli permette di passare dal carcere ai domiciliari. A volte vi rimane per giorni. A volte settimane. “Ho una persona, ad esempio, che aspetta dal 16 dicembre. Virtualmente è scarcerato, ma ancora non è stato messo a disposizione il braccialetto elettronico per lui - spiega l’avvocato Federico Febbo, presidente dell’Unione delle Camere Penali di Prato. Ci è stato detto che bisogna attendere se ne liberi uno, fino ad allora lui il mio assistito deve rimanere nel penitenziario”.
di Dario del Porto
La Repubblica, 8 gennaio 2024
“Ha chiesto per due volte una moneta da 2 euro”. Oggi il processo di appello per il nigeriano accusato di estorsione. Il Garante: “Indignarsi è poco”. Chiesti i domiciliari in una struttura del Casertano. “Indignarsi è poco”, scuote il capo il Garante regionale dei detenuti, Samuele Ciambriello, mentre commenta il caso di Kelvin Egubor, nigeriano di 25 anni, da venti mesi in carcere a Poggioreale per un’estorsione da due euro. La storia, raccontata ieri da Repubblica, arriva questa mattina davanti alla Corte di Appello. In primo grado, l’imputato, mendicante senza fissa dimora e irregolare in Italia, è stato condannato a cinque anni di reclusione.
di Associazione Marco Pannella
noinotizie.it, 8 gennaio 2024
“Il carcere di Taranto è parte integrante della città, eppure la classe politica ne è totalmente avulsa e disinteressata”. Inizia così la nota dell’associazione Marco Pannella che ne ha per il sindaco ed anche per il presidente della Regione Puglia. “È bene ricordare infatti che la sanità penitenziaria è affidata alla Regione. Eppure gravissime sono le denunce che, ancora una volta, sono state messe in luce da un sindacato nell’incuranza dei vertici politici regionali e comunali. Non basta il sovraffollamento con 900 persone ristrette.
ilfattonisseno.it, 8 gennaio 2024
Per il sesto anno consecutivo, l’Associazione Culturale Marionettistica Popolare Siciliana fondata e presieduta da Angelo Sicilia lavorerà accanto ai giovani che scontano pene intramurarie presso l’Istituto Penale per Minorenni “Malaspina” di Palermo, diretto da Clara Pangaro, grazie ad un progetto che prevede l’addestramento all’arte dei pupi siciliani fino alla realizzazione di uno spettacolo. Un ampio progetto portato avanti da Angelo Sicilia, in questi ultimi anni, con il Centro di Giustizia Minorile della Sicilia, con gli USSM di Palermo, Messina e Caltanissetta e gli IPM di Palermo e Caltanissetta.
di Maurizio Porro
Corriere della Sera, 8 gennaio 2024
Il regista è il figlio dell’esperta di cucina Silvia Polleri, che coordina la brigata composta da otto detenuti. “I clienti? A volte sono curiosi in modo morboso, altre volte capiscono e i ragazzi si aprono al dialogo”. Il 26 ottobre 2015 è stata una data storica per il carcere di Bollate. Quel giorno si è aperto il ristorante interno, il primo al mondo, con una settantina di posti a tavola e dehors. È gestito da otto detenuti che ordinano le vivande, ragionano sui piatti, cucinano e servono a tavola, escluso il maître dei vini perché con l’alcol non possono averci a che fare. È stato subito un successo, grazie anche alla visione comune dei direttori dell’istituto negli anni. Lista di attesa nelle prenotazioni e curiosità internazionali, compreso un giornalista del New York Times.
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