di Angiola Petronio
Corriere Veneto, 7 gennaio 2024
“Resto stupito e amareggiato per la polemica sulla playstation in carcere, che sarebbe un privilegio per un giovane detenuto e addirittura un mezzo che trasformerebbe il carcere in un parco divertimenti”. Inizia così la lettera che il garante dei detenuti di Verona, don Carlo Vinco, ha scritto ai giornali. Il riferimento è a quei presunti “privilegi” - peraltro smentiti sia dalla direttrice del carcere di Montorio che dagli stessi detenuti- concessi a Filippo Turetta e alle parole del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari, che venerdì sarà a Verona proprio per “verificarli”. “Quella playstation l’ho fornita io al carcere, più di sei mesi fa per l’infermeria e la sezione di cura psichiatrica- scrive don Carlo- e mai avrei pensato a polemiche così banali e avvilenti per quanti stanno vivendo la condizione di detenuti e per quanti in carcere svolgono la loro professione. Pensare che sia un privilegio la possibilità di usare la playstation per ristretti momenti della giornata, in uno spazio comune e sempre condiviso, vuol dire non conoscere la sofferenza e la disperazione di chi è rinchiuso”.
di Angiola Petronio
Corriere Veneto, 7 gennaio 2024
“Orme oltre le mura”. È il nome della pensione per cani al carcere di Montorio. Gli animali di giorno sono liberi e accuditi dai detenuti. I primi sono stati Floppy e Toby. Morti liberi, dopo anni da reclusi. Floppy e Toby sono un contrappasso. Perché sono morti da liberi in un carcere. Quello di Montorio. Quello che, come tutti i penitenziari, è fatto di spazi di reclusione. Ma che al suo interno ha un’area dove prospera la libertà. È grande 5mila metriquadri quello spazio dove il pavimento è l’erba, i muri portanti sono gli alberi e il soffitto è il cielo con le sue declinazioni. Quel cielo che da “dentro” neanche intravvedi. Niente a che fare con i corridoi asfittici o le celle incubanti di una galera. È in quell’area che Floppy e Toby sono diventati liberi.
padovaoggi.it, 7 gennaio 2024
L’obiettivo è quello di formare due compagni a 7, fino ad arrivare a mettere in piedi un’unica compagine in grado di svolgere anche competizioni esterne. Il 2024 comincia con la meta più bella. È partito il progetto “Rugby in carcere” promosso dall’Ulss 6 Euganea, finanziato dall’amministrazione penitenziaria e del quale il Cus Padova è ente partner di realizzazione. L’iniziativa è stata ideata dall’Uoc “Tutela della salute delle persone con limitazione della libertà” ed è rivolta a venti utenti della sezione Icatt Custodia Attenuata della Casa circondariale di Padova. Il progetto, partito come annualità 2023, potrebbe continuare, se rinnovato, per le prossime due annualità. Si svolgerà con cadenza bisettimanale, per un totale di 20 incontri annui della durata di 2 ore. I primi due sono andati in scena la settimana prima di Natale, per far conoscere ai partecipanti una serie di attività che hanno come scopo principale quello di fornire ai pazienti in ambito penitenziario, con problematiche di dipendenza patologica, una risorsa per apprendere e canalizzare le proprie energie positive, attraverso un’attività sportiva nella quale il rispetto delle regole e dell’altro sono fondamentali.
di Andrea Malaguti
La Stampa, 7 gennaio 2024
Mi sono sempre considerato un uomo di sinistra e quindi ho sempre dato al termine “sinistra” una connotazione positiva, anche ora che è sempre più avversata, e al termine “destra” una connotazione negativa, pur essendo oggi ampiamente rivalutata. La ragione fondamentale per cui in alcune epoche della mia vita ho avuto qualche interesse per la politica è sempre stato il disagio di fronte all’enorme spettacolo delle diseguaglianze, tanto sproporzionate quanto ingiustificate, tra ricchi e poveri, tra chi sta in alto e chi in basso nella scala sociale, tra chi possiede potere - vale a dire capacità di determinare il comportamento altrui - e chi non ne ha.
di Walter Siti*
Il Domani, 7 gennaio 2024
Nel suo discorso di fine anno, Sergio Mattarella ha detto che l’intelligenza artificiale deve restare “umana”. Ma non potevamo pensare di creare qualcosa che funzionasse come il nostro cervello senza che ci cambiasse. Nel suo messaggio di fine anno il presidente Mattarella ha parlato della intelligenza artificiale ed è il segno di quanto questo tema sia diventato importante, per non dire di moda. Di solito se ne parla con riferimento Ia pericoli legati al mondo del lavoro, cioè al fatto che parecchie professioni (intellettuali ma non solo, traduttori e camionisti) rischiano di apparire sostituibili: la risposta ottimista è che ogni grande rivoluzione tecnica ha generato le medesime paure e che invece nuovi stimolanti lavori sono apparsi ogni volta, più qualificati e creativi dei precedenti.
di Massimo Sideri
Corriere della Sera, 7 gennaio 2024
Il nuovo presidente della Commissione dopo la rinuncia di Giuliano Amato. “Sono un ragazzo degli anni Settanta e in quegli anni, oltre ai giochi come Dungeons & Dragons, i walkie-talkie e le biciclette Bmx c’erano i computer, le consolle, il Commodore 64. E capire questa grande novità è stata una molla troppo forte per la mia curiosità. Oggi, questo processo di smontare e rimontare le cose per capirle potremmo chiamarlo hacking, ma io preferisco continuare a chiamare in causa la curiosità”.
di Paola D’Amico
Corriere della Sera, 7 gennaio 2024
Secondo Giovanni Lattanzi di Aoi, servono meno Cas (Centri accoglienza straordinari) e più Sai (Sistema accoglienza integrato) gestiti sul territorio dai Comuni con le realtà del Terzo settore. Gli sbarchi di migranti lungo le nostre coste, nel 2023, sono stati poco meno di 160mila, per l’esattezza: 157.652. Numeri in crescita di circa il 40% rispetto al 2022, quando furono 105.129 e al 2021 quando si fermarono a 67.477. Lontano, comunque, dagli sbarchi record di cui si dibatte da mesi e che fanno restare attivo lo “stato di emergenza” dalla scorsa primavera. Nel triennio 2014-2016, infatti, gli ingressi in Italia furono superiori. Nel 2016 il picco, con 181.436 sbarchi. Ma Fondazione Openpolis, che ha diffuso i dati del Ministero dell’Interno, ridimensiona gli allarmismi e invita chi parla di “emergenza” a concentrarsi invece sul tema della accoglienza.
di Alice Dominese
Il Domani, 7 gennaio 2024
Secondo la valutazione tecnica fornita ai pubblici ministeri, Balde presentava evidenti segnali di instabilità psichica, eppure il responsabile sanitario del centro che lo visita si limita a segnalare la presenza di lesioni sul corpo, senza richiedere ulteriori accertamenti. Prima di togliersi la vita nel cosiddetto “ospedaletto” del Cpr di Torino, il 23enne Moussa Balde è stato vittima di decisioni sbagliate fin dal suo arrivo nella struttura. Lo sostengono alcune carte finora inedite del processo in corso che documentano le negligenze sanitarie avvenute nel centro di permanenza e rimpatrio vicino a corso Brunelleschi. Struttura chiusa, ora è tra i centri scelti dal governo Meloni per essere riattivati dopo una ristrutturazione.
di Angela Nocioni
L’Unità, 7 gennaio 2024
Lamette ingerite dai detenuti al Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Milano. E polizia antisommossa la notte di capodanno a quello di Gradisca d’Isonzo, provincia di Gorizia. Il 31 dicembre al Cpr di Gradisca - senza riscaldamenti dagli inizi di dicembre - è stata anticipata la chiusura delle gabbie: alle 21 invece che alle 24. Tre ore in meno d’aria ai detenuti. In seguito alle rimostranze di alcuni dei prigionieri è intervenuta la polizia in tenuta antisommossa. Manganellate contro chi protestava, raccontano da là dentro. Il tentativo di sequestro dei telefoni cellulari ha causato ulteriori reazioni e proteste. Emergenza anche al Cpr, appena commissariato, di Milano. Lì detenuti hanno ingoiato delle lamette per poter essere portati in ospedale e uscire da lì. Quella che segue è la testimonianza di una attivista della rete Mai più lager, no ai Cpr.
di Chiara Saraceno
La Stampa, 7 gennaio 2024
L’1% più facoltoso della popolazione mondiale è riuscito ad appropriarsi di due terzi della ricchezza. Il sistema protegge i grandi manager anche quando falliscono. Un anno fa l’organizzazione non profit Oxfam titolò il suo rapporto annuale sulle disuguaglianze economiche nel mondo “La sopravvivenza dei ricchi”. Esso infatti segnalava come, in un periodo caratterizzato da un susseguirsi e accavallarsi di crisi e incertezze forse senza precedenti, che provocavano un netto peggioramento nelle condizioni di vita di milioni di persone nel mondo, i più ricchi avevano aumentato la loro ricchezza e i profitti delle corporazioni avevano raggiunto livelli da record, con conseguente esplosione delle disuguaglianze a livello mondiale, tra Paesi e all’interno di ciascun Paese. In particolare, l’1% più ricco della popolazione mondiale si era appropriato di quasi due terzi di tutta la nuova ricchezza, per quasi il doppio del valore andato invece al 99% del resto della popolazione. In compenso, solo il 4% delle imposte deriva dalla tassazione della ricchezza e la metà dei miliardari ha la propria residenza in Paesi in cui l’eredità non è tassata.
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