di Cecilia Ferrara e Angela Gennaro
Il Domani, 2 maggio 2024
I ragazzi e le ragazze di cui si sono perse le tracce dopo l’arrivo nei paesi europei è triplicato rispetto al 2018. L’Ue deve “contrastare i movimenti secondari di minori nei confini europei: li mettono a rischio di diventare vittime di trafficanti, specialmente quelli non accompagnati”, dice Ylva Johansson, commissaria europea per gli Affari Interni. Il paese con più scomparsi è l’Italia. Ecco la mappa con tutti i dati.
di Luca Rondi e Lorenzo Figoni
altreconomia.it, 2 maggio 2024
Il 20 maggio sapremo chi si aggiudicherà il bando di gara pubblicato a marzo dal ministero dell’Interno per la gestione dei Centri, due hotspot e un Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr), che l’accordo con l’Albania vedrà nascere nel porto di Shengjin e nella località di Gjader. Per quella data, ha promesso il governo, l’attività sarà avviata, ma a quanto si sa i lavori per le strutture sono ancora lontani dal completamento. Quanto al modello che vogliamo esportare, la realtà è a dir poco preoccupante. Attraverso un lungo lavoro di accesso civico agli atti Altreconomia e i legali dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) hanno analizzato gli appalti dietro agli attuali Cpr, e quanto emerge non lascia bene sperare, per i fondi pubblici visto che la gara albanese vale 151 milioni di euro, ma soprattutto per i diritti fondamentali delle persone che in quei centri verranno rinchiuse.
di Susanna Ronconi*
Il Manifesto, 2 maggio 2024
Le elezioni europee di giugno possono cambiare lo scenario dell’Unione, e a giudicare da quanto si osserva, questo cambiamento potrebbe portare ulteriore acqua ai mulini del populismo, dell’autoritarismo e dell’intolleranza. La società civile europea che si occupa delle politiche delle droghe ne è consapevole, e chiama i candidati al Parlamento Europeo a una precisa responsabilità: non solo per impedire un ritorno indietro rispetto alle attuali posizioni comunitarie, ma soprattutto per favorire un processo di riforma, di decriminalizzazione e sperimentazione di politiche alternative.
di Francesco Gentile
La Discussione, 2 maggio 2024
L’amministrazione degli Stati Uniti d’America, con la Drug Enforcement Administration (Dea) in prima linea, sta valutando l’ipotesi di abbassare la classificazione della marijuana nel novero delle sostanze controllate. Tale riconsiderazione deriva dal riconoscimento dei potenziali benefici terapeutici della cannabis e da un rischio di dipendenza che si sta rivelando meno preoccupante di quanto precedentemente stimato. Nonostante ciò, le autorità non stanno considerando la legalizzazione della marijuana a scopi ricreativi. Al momento, la decisione definitiva è sospesa, in attesa del verdetto dell’Office of Management and Budget (OMB). La possibile evoluzione normativa, che potrebbe comportare lo spostamento della cannabis alla Categoria III delle sostanze controllate, segue una proposta iniziale del Department of Health and Human Services. Tale cambiamento sarà sottoposto a un periodo di consultazione pubblica prima di diventare effettivo. Il presidente Joe Biden ha manifestato il desiderio di un’analisi delle politiche attuali relative alla marijuana. Ha altresì concesso l’amnistia per le condanne federali passate legate al possesso di cannabis e ha incoraggiato i governatori degli stati a procedere con la cancellazione delle condanne relative a tale sostanza, al fine di migliorare l’accesso delle persone coinvolte al mercato del lavoro e alle opportunità educative.
nessunotocchicaino.it, 2 maggio 2024
Secondo la pubblica accusa, gli imputati per gli attentati dell’11 settembre possono essere detenuti a tempo indefinito anche senza processo indipendentemente dall’esito del loro processo, gli uomini accusati di aver organizzato gli attentati dell’11 settembre 2001 possono essere tenuti per sempre come prigionieri nella guerra contro il terrorismo, in una forma di detenzione preventiva, ha detto mercoledì un procuratore militare al giudice che presiedeva il processo. Questa affermazione è stata fatta in risposta ai difensori di Mustafa al-Hawsawi, che hanno chiesto che in caso di eventuale condanna, vengano defalcati già in sentenza gli anni che ha già passato a Guantánamo, o comunque nelle mani delle autorità statunitensi. Al-Hawsawi è stato arrestato nel 2003.
di Erika Riggi
iodonna.it, 2 maggio 2024
Istruttrice di fitness e blogger, ha 29 anni. Dai suoi account su X e Snapchat si mostrava come una donna progressista che amava il fitness, l’arte, lo yoga e i viaggi. Una donna che sosteneva la spinta modernizzatrice del principe ereditario Bin Salman. Accade nell’Arabia Saudita del principe Mohammed Bin Salman, il modernizzatore, paladino di importanti riforme per il Regno sia dal punto di vista economico e turistico, che sociale. Incluso l’allentamento del codice di abbigliamento per le donne. In un’intervista del 2019 Manahel al-Otaibi, istruttrice di fitness e artista, ha detto come, proprio grazie alle dichiarazioni del principe, si sentiva finalmente libera di esprimere le sue opinioni e di indossare ciò che le piace”. Oggi questa donna deve scontare undici anni di carcere. Un tribunale antiterrorismo l’ha giudicata per sua “scelta di abbigliamento” e il suo “sostegno ai diritti delle donne”.
di Giuliano Foschini e Fabio Tonacci
La Repubblica, 1 maggio 2024
Misure alternative non concesse, cinquemila uscite in meno in un anno e una circolare applicata al contrario. Con i detenuti costretti a rimanere 20 ore su 24 dietro le sbarre. Gli agenti: “Qui ogni giorno è una polveriera”. In carcere niente accade per caso. Le botte al Beccaria, la precedente vergogna di Santa Maria Capua Vetere, le sommosse, i suicidi tra i detenuti e le guardie penitenziarie sono sintomo e conseguenza di errori, sottovalutazioni e, talvolta, di precise scelte politiche. Repubblica ricostruisce quali circolari interne, coperture e promesse non mantenute abbiano contribuito a rendere le prigioni italiane delle “polveriere senza più controllo”, per usare una definizione in voga tra gli stessi poliziotti della Penitenziaria.
di Girolamo Monaco*
huffingtonpost.it, 1 maggio 2024
Spett.le HuffPost, mi chiamo Girolamo Monaco e sono il direttore dell’Istituto Penale per i Minorenni di Treviso. Ho letto i Vostri articoli a seguito delle violenze commesse dentro l’IPM di Milano. Come persona e operatore sociale, dopo alcuni giorni di riflessione, come direttore di un Istituto Penale per Minorenni, sento il dovere etico di partecipare e (nel mio piccolo) contribuire al dibattito che quei tristi fatti impongono a tutto il sistema della Giustizia, soprattutto quella che è istituita in favore dei minorenni. Di fronte alle violenze del “Beccaria” io non ho parole. Non ho parole, ma non posso neppure restare in silenzio. Sono coinvolto e responsabile: non posso far finta che la struttura milanese sia assolutamente diversa da quella nella quale io lavoro. Davvero poco importa se i fatti sono accaduti a Milano, piuttosto che a Palermo, o Roma, o Treviso.
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 1 maggio 2024
Formare attraverso progetti comuni le figure che hanno il compito di custodire e rieducare le persone ristrette in carcere. Di fronte a quanto accaduto all’Istituto per minori “Beccaria” di Milano, dove 13 giovani agenti (quasi tutti di prima nomina) sono stati arrestati con l’accusa di aver maltrattato, abusato e persino torturato, una dozzina di reclusi tra i 16 e i 17 anni, l’unica soluzione possibile per evitare altri simili orrori, è riformare l’intero sistema dell’esecuzione penale minorile, puntando sulla preparazione coordinata del personale. Un’alleanza tra poliziotti penitenziari, educatori, operatori sociali.
di Davide Varì
Il Dubbio, 1 maggio 2024
“L’intero sistema delle pene e della loro esecuzione dovrà essere oggetto di una profonda riforma, che finalmente porti il carcere alla sua vocazione costituzionale ripartendo dai lavori degli Stati Generali dell’Esecuzione Penale, colpevolmente abbandonati al dimenticatoio delle battaglie politiche impopolari, ma prima di ogni altra cosa, qui e ora, è necessario un intervento che diminuisca con effetto immediato il numero della popolazione carceraria, lo impone ogni principio anche sovranazionale di tutela dei diritti umani, lo chiedono le nostre coscienze. Il tempo dell’agire è davvero scaduto”.
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