di Alessandro Parrotta*
Il Dubbio, 4 gennaio 2024
Liquidato da molti opinionisti come una “norma-bavaglio”, il recente emendamento Costa alla legge di delegazione europea, approvato alla Camera e in attesa di approvazione al Senato, ha già fatto molto discutere. La novità che si vorrebbe introdurre, cui fa da sfondo l’ormai noto “braccio di ferro” tra istanze di tutela del singolo (o di una cerchia di soggetti) e istanze di informazione dell’opinione pubblica, è quella che vieterebbe fino alla fine delle indagini preliminari la pubblicazione integrale o parziale da parte dei giornalisti dei testi (cioè delle motivazioni) delle ordinanze applicative di una misura cautelare - sino ad oggi consentita - che tuttavia contiene molto spesso anche i brani delle conversazioni intercettate, la cui pubblicazione, da Codice di rito, dovrebbe essere limitata ai soli “brani essenziali” (salvo poi dover accettare l’inevitabile unilateralità di tale scrutinio).
di Edmondo Bruti Liberati
Il Foglio, 4 gennaio 2024
Perché l’estensore del noto emendamento dovrebbe misurare seriamente le obiezioni di chi opera col diritto. Vi sono leggi che a distanza di quarant’anni vengono citate con i nomi dei proponenti: la “Rognoni-La Torre”. L’”emendamento Costa”, aspira all’eternità, nelle intenzioni del proponente che su Il Foglio del 2 gennaio lo scolpisce nelle tavole di un “decalogo liberale”. Per ora si tratta di un emendamento inserito in una legge delega che di altro trattava e non sarebbe la prima volta che un governo, meglio riflettendo, non eserciti la delega. Ma vigila impavido l’on. Costa, senza ritrarsi dall’enfasi “finché avrò voce difenderò questa norma approvata dalla Camera e ringrazio i tanti che lo fanno al mio fianco”. E se chi non esita a dettare un decalogo si misurasse seriamente con le obiezioni di almeno altrettanti “tanti”?.
di Paolo Pandolfini
Il Riformista, 4 gennaio 2024
Sarebbe bello che nel 2024 tutti venissero trattati come Davigo, stimati e considerati anche in caso di condanna alla prigione. Una ventata di sano garantismo pare avere investito in questo ultimo periodo la magistratura italiana. Dopo anni contrassegnati dalla ‘linea dura’ nei confronti delle toghe che incappavano in un procedimento penale o in uno disciplinare, l’approccio sembra essere radicalmente mutato. Ovviamente questo cambio di passo non può che far piacere ed è segno evidente di una diversa sensibilità verso condotte che in altri tempi avrebbero determinato ben altre conseguenze. Sembra essere passato un secolo dalla rimozione dalla magistratura di Luca Palamara, cacciato con ignominia, pur essendo incensurato, al termine di un turbo processo disciplinare durato appena un paio di settimane e dove il 90 percento dei suoi testimoni non erano stati ammessi. Un segnale di questo rinnovato approccio ispirato al miglior garantismo che avrebbe fatto sicuramente la felicità di Cesare Beccaria lo si riscontra nei confronti di Piercamillo Davigo, l’ex pm più famoso d’Italia e da sempre idolo dei manettari in servizio permanente effettivo. Il magistrato, come si ricorderà, venne condannato lo scorso anno dal tribunale di Brescia ad un anno e tre mesi di prigione per il reato, molto grave, di rivelazione del segreto d’ufficio circa la diffusione dei verbali delle dichiarazioni dell’ex avvocato esterno dell’Eni Piero Amara a proposito della loggia Ungheria. Secondo i giudici bresciani, Davigo con il suo comportamento avrebbe poi anche danneggiato l’allora collega del Csm e cofondatore della corrente Autonomia & Indipendenza Sebastiano Ardita, ora procuratore aggiunto a Messina, che per questo motivo era stato risarcito con 20mila euro.
di Fabrizio Costarella e Cosimo Palumbo*
Il Dubbio, 4 gennaio 2024
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con i quesiti posti al governo italiano, dimostra le perplessità nei confronti del nostro sistema di prevenzione. I giudici europei pongono richieste precise che avrebbero meritato risposte altrettanto precise. Ma, non potendo fornirle, il governo è costretto a rischiosissime spigolature che denotano spiccate tendenze solipsistiche e una certa predisposizione al masochismo. C’è un quesito, in particolare, che mette l’Italia con le spalle al muro: come è possibile che, nel nostro Paese, si possano confiscare i beni di chi è stato assolto? Già. Come è possibile? Siamo ai limiti della domanda retorica, tanto la risposta dovrebbe essere scontata: “non è possibile, scusateci”.
di Christian Cinti
ternitoday.it, 4 gennaio 2024
Quattro i suicidi registrati dietro le sbarre della struttura penitenziaria cittadina. Il triste “primato” assieme a Regina Coeli e San Vittore: i dati del dossier di Ristretti Orizzonti. Sei suicidi negli ultimi due anni. In particolare, il 2023, è stato un anno “nero” per il carcere di Terni: tre “impiccamenti” e un’asfissia conseguente all’incendio di una cella. Il più giovane era un marocchino di 28 anni, il più anziano un albanese di 62 anni, finito in cella dopo avere ucciso la moglie a coltellate nella zona di borgo Rivo.
di Andrea Aversa
L’Unità, 4 gennaio 2024
La battaglia della sorella Marisa. Era il 12 ottobre del 2022 quando il giovane è stato trovato senza vita nel carcere di Oristano. Diversi gli elementi emersi che hanno convinto l’autorità giudiziaria. Lo scorso ottobre il parlamentare Roberto Giachetti ha anche presentato un’interrogazione al ministro Nordio. La mattina del prossimo 12 gennaio, secondo quanto appreso da l’Unità, sulla salma di Stefano Dal Corso sarà effettuata prima una tac. Successivamente, a partire dalle 14, sarà eseguita l’autopsia. Il tanto atteso e voluto esame autoptico che finalmente dovrà chiarire le cause del decesso del giovane. Quest’ultimo, romano e 42enni, è stato trovato senza vita il 12 ottobre del 2022 in una cella del carcere di Massama, alle porte di Oristano. In un primo tempo il caso era stato chiuso come un suicidio per impiccagione, ma è stato riaperto a settembre grazie alle rivelazioni della moglie di un detenuto raccolte da Marisa Dal Corso, sorella della vittima.
di Chiara Spagnolo
La Repubblica, 4 gennaio 2024
Un ex detenuto fa ripartire l’inchiesta sulla morte di Umberto Paolillo. Il 18 febbraio 2021 il 56enne si è tolto la vita con la sua pistola di ordinanza lasciando un messaggio in cui si diceva vittima di bullismo. “Lo chiamavano gobbetta, dicevano che era ancora vergine, lo sfottevano perché viveva con i genitori, si confidava spesso con noi detenuti”, ha detto il testimone. Disposto l’interrogatorio dei poliziotti riconosciuti dall’uomo.
di Frank Cimini
L’Unità, 4 gennaio 2024
La galera si aggiunge alla galera. I detenuti del carcere di Agrigento si rivoltano utilizzando, secondo la ricostruzione della polizia penitenziaria, bastoni, acqua e olio bollente per protestare contro il freddo (gli impianti di riscaldamento non funzionano). La rivolta viene sedata e scattano nove arresti per danneggiamento aggravato. Alla protesta hanno partecipato una cinquantina di reclusi e siccome le indagini “sono ancora in corso” è molto probabile che altri detenuti subiscano a breve la stessa sorte. Il Consiglio dei ministri nel pacchetto sicurezza aveva inserito una nuova fattispecie di reato contro le rivolte in carcere e nei centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) con pene che vanno dai due agli otto anni di reclusione.
di Federica Pacella
Il Giorno, 4 gennaio 2024
Il “Nerio Fischione” è l’istituto di pena in Italia più “fuorilegge”. Il report dell’associazione Antigone traccia la mappa delle strutture in difficoltà. Che il sovraffollamento sia un male cronico del sistema penitenziario è cosa nota, ma la velocità con cui sta crescendo l’affollamento nelle carceri ha assunto i contorni di un nuovo allarme. E in questo scenario Brescia, con il ‘Nerio Fischionè (Canton Mombello) è al primo posto in Italia tra le situazioni gravissime. A dirlo è l’associazione Antigone nel report di fine anno.
di Katiuscia Guarino
Il Mattino, 4 gennaio 2024
La bimba, appena 6 anni, è ristretta nell’Icam da quando aveva 18 mesi. “Che ho fatto di male per stare in carcere?”. È ciò che ha scritto su un foglio Sara, di appena sei anni. La piccola è la figlia di una detenuta madre ristretta presso l’Icam (l’istituto a custodia attenuata per detenute madri) di Lauro. Convive in carcere con la mamma da quando aveva appena diciotto mesi. Come lei ci sono altri cinque bimbi nell’istituto penitenziario con le proprie madri da quando erano in fasce. Frequentano la scuola dell’infanzia del territorio accompagnati dagli agenti e dai volontari. Hanno spazi dedicati al gioco all’interno della struttura. Sono curati e assistiti. Gli agenti in servizio non sono in divisa.
- Firenze. Sollicciano inumano, detenuto esce prima. “Decisione corretta, carcere da ricostruire”
- Ancona. Caos nel carcere di Montacuto, detenuti si arrampicano sul tetto
- Ferrara. Emergenza tra le sbarre: “Celle sempre più sovraffollate”
- Ferrara. “Criticità nella sezione collaboratori di giustizia e manca il Garante dei detenuti”
- Forlì. Nuovo carcere, l’idea è di 20 anni fa, poi vari stop: “Ora l’ultimo cantiere può partire”











