di Paolo Pandolfini
Il Riformista, 3 gennaio 2024
Il 90% delle aziende sottoposte a sequestro e finite in mano agli amministratori giudiziari fallisce dopo poco. Bisogna fare luce su una normativa che colpisce, sulla base di generici sospetti, persone che sono state giudicate innocenti. Le interdittive antimafia, come i diamanti della sudafricana De Beers, sono “per sempre”.
di Sandra Figliuolo
palermotoday.it, 3 gennaio 2024
Fu arrestato a dicembre del 1994 e da allora ha trascorso esattamente trent’anni al 41 bis. E per lo storico boss di Passo di Rigano Michelangelo La Barbera, 80 anni, condannato a diversi ergastoli per le stragi di Capaci e via D’Amelio, ma anche per una serie di omicidi, come quelli del capitano dei carabinieri Mario D’Aleo e degli appuntati Giuseppe Bommarito e Pietro Morici e dell’europarlamentare della Democrazia Cristiana Salvo Lima, nonostante i ripetuti ricorsi contro le proroghe del carcere duro disposte dal ministero della Giustizia, non sembrano esserci spiragli di lasciare lo speciale regime detentivo. L’ultima decisione al riguardo è quella della prima sezione della Cassazione, depositata in questi giorni, che ha rigettato l’istanza del mafioso.
La Nazione, 3 gennaio 2024
“In cella dovrebbero andare solo i detenuti abituali che pur avendo avuto più opportunità, persistono nel commettere fatti illeciti”. Per gli altri “la giustizia riparativa potrebbe essere una soluzione”. Il carcere ha senso se come obiettivo ha il recupero della persona. Il suo cambiamento, il ritorno (con nuova mentalità, nuove motivazioni e certezze) nella società che sta oltre le sbarre. Questa è la teoria. Per la pratica - vista la situazione complicata, che dura da anni - servono nuove riflessioni e proposte.
Corriere del Mezzogiorno, 3 gennaio 2024
I rivoltosi avevano affrontato gli agenti con mazze e gettando acqua e olio bollente, va avanti il lavoro di identificazione degli autori degli scontri. La loro richiesta: vogliamo celle meno gelide. Nove detenuti arrestati, un paio di agenti di polizia penitenziaria contusi nei tafferugli, suppellettili delle celle sparse qua e là nei corridoi, il presidio delle forze dell’ordine all’interno e anche fuori l’istituto di pena - erano presenti carabinieri e polizia in assetto anti-sommossa - durato tutta la notte. Si può dire però che sia tornata alla normalità la situazione al carcere “Pasquale Di Lorenzo” di Agrigento dopo la rivolta inscenata da una cinquantina di detenuti nel tardo pomeriggio di ieri in cui si sono vissuti lunghi attimi di tensione. Specie quando i detenuti hanno affrontato gli agenti di polizia penitenziaria con mazze di legno e gettando loro addosso anche acqua calda e olio bollente.
di Andrea Vivaldi
La Repubblica, 3 gennaio 2024
Ai sensi della normativa europea si può chiede un giorno di riduzione per ogni 10 passati nel degrado. Poco prima di Natale un gruppo di detenuti ha chiesto uno sconto di detenzione perché era piovuto nelle loro celle e, una volta spostati, si erano ritrovati in spazi sovraffollati. In autunno un altro grappolo di istanze di diversi carcerati fiorentini che lamentavano la presenza di cimici. La situazione a Sollicciano, nonostante alcuni interventi di miglioramento in corso, resta molto difficile. A volte critica. E così ogni anno sui tavoli della magistratura di sorveglianza, al tribunale di Firenze, arrivano decine di richieste di detenuti che, a norma di legge, chiedono una riduzione della pena. Perché hanno dovuto vivere in condizioni inaccettabili.
di Lea Cicelyn
Vanity Fair, 3 gennaio 2024
Siamo stati a Caivano, vicino a Napoli, noto come una delle più grandi piazze di spaccio in Europa dove si sono consumati orrori sui minori. Molte famiglie vivono qui come in una prigione a cielo aperto, vittime di un sistema violento. Lo Stato se ne è finalmente accorto, ma sono le associazioni e le iniziative di alcuni abitanti a contrastare il degrado e a vincere il sentimento di sfiducia nelle istituzioni.
di Mario Marazziti
L’Unità, 3 gennaio 2024
Il presidente Mattarella ha rivolto agli italiani e alla nostra classe dirigente un messaggio di fine anno denso, profondo, forse il più bello dall’inizio dei suoi mandati. Pace e cultura della pace, il monito sulle armi, la responsabilità dei governi di fronte al global warming, una prospettiva esistenziale per i giovani, ancorata nel mondo reale, per resistere alle sirene digitali che si sostituiscono alle relazioni umane, e per resistere al richiamo della violenza: l’inveramento della Costituzione, mai come adesso bussola per il rispetto della dignità umana e l’accesso ai diritti. Con un paio di occhiali offerto a tutti, contenuto nella parola “riconoscere”.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 3 gennaio 2024
Guerra. Questa parola fa tremare i polsi delle persone più sensibili e attente. Questa parola si è impossessata anche del Ventunesimo secolo e viceversa. Una parola letta e riletta sui libri di storia, ascoltata nei racconti di chi l’ha vissuta in prima persona, di chi è stato al fronte, indossando una uniforme. Il regista Pupi Avati ha definito la guerra come la “peggiore esperienza che possa vivere un essere umano”. Parole pronunciate da una persona che sa distinguere bene la realtà dalla finzione cinematografica e che vale la pena prendere in seria considerazione. Ma la storia non insegna mai niente?
di Massimo Franco
Corriere della Sera, 3 gennaio 2024
È un inizio dell’anno segnato da giochi pericolosi. E il riferimento non è solo alle vittime di chi maneggia con disinvoltura irresponsabile le armi: dai vicoli della provincia campana dove si spara “per scherzo” uccidendo con proiettili vaganti, ai castelli piemontesi dove un parlamentare di Fratelli d’Italia, Emanuele Pozzolo, ha portato a una festa una pistola che ha ferito uno dei presenti. La perplessità è più di fondo. Nasce dai messaggi culturali che, volutamente o meno, arrivano dalla nomenklatura di governo all’opinione pubblica.
di Giorgio Beretta*
Il Manifesto, 3 gennaio 2024
Una “cronaca politica” di capodanno. Dietro c’è la cultura di governo che vuole le armi da strumento di offesa, a mezzo ordinario per la difesa personale e per la sicurezza pubblica. È diventato un caso politico quanto accaduto nella notte di San Silvestro al deputato di Fratelli d’Italia, Emanuele Pozzolo. Durante la festa di Capodanno nei locali della Pro loco di Rosazza, un paesino in provincia di Biella, dalla pistola regolarmente detenuta dal deputato meloniano è stato sparato un colpo che ha ferito ad una gamba il genero di un agente della scorta del sottosegretario alla Giustizia e compagno di partito Andrea Delmastro, presente alla festa.











