di Leonardo Fiorentini
Il Manifesto, 3 gennaio 2024
In Germania le difficoltà del Cancelliere Scholz e delle forze politiche che compongono il governo del “semaforo” hanno avuto come conseguenza anche il rinvio del voto al Bundestag sul primo pilastro della riforma tedesca sulla cannabis. In Italia, dopo mesi di martellamento dell’offensiva ideologica e repressiva condotta dal sottosegretario Mantovano a suon di decreti (Antirave e Caivano su tutti), dalla minaccia di aprire carceri per tossicodipendenti e dai fondi dell’8 x1000 e non ultimo da una campagna insulsadi spot televisivi, la società civile ha finalmente risposto.
di Domenico Quirico
La Stampa, 3 gennaio 2024
Anche l’Occidente si adegua alle guerre perfide, asimmetriche, che massacrano i civili: condanna Putin e Assad, ma chiude gli occhi davanti a Gaza: perché conta solo vincere. È una verità tragicamente verificabile ogni giorno, in mille luoghi dove agonizzano umanità sfinite: il diritto internazionale, bellico, umanitario non esiste più, è un postulato, un gesto normativo indimostrabile nella realtà. Non perché qualche onnivora canaglia internazionale o imperversante demagogo riesca a renderlo talvolta inapplicato accumulando orribili abilità. La violazione isolata non fa crollare il sistema, anzi lo rafforza come per qualsiasi sistema giuridico che presuppone la violazione. La ferita è più profonda: ovvero nessuno tiene più conto del Diritto nell’agire nella mischia internazionale o nell’impartire ordini a soldati e guerriglieri. La reputazione strategica si ottiene solo al prezzo di innumerevoli ingiustizie legalistiche e bestiali atavismi. Le Leggi sacrosante servono per la propaganda contro il nemico e per tirarle fuori dagli zaini quando si imbandiranno i processi ai vinti. Nelle guerre e nei confronti tra Blocchi del terzo millennio per tutti è facile compiere il male, come ai tempi degli assiri, ci riescono tutti, a occidente e a oriente. Assumere esplicitamente la realtà inesorabile che viviamo, tutti, in un modo darwiniano sottomessi alla sola legge del più forte, è invece impresa insolita.
di Tania Groppi
La Stampa, 3 gennaio 2024
Ci sono giudici a Gerusalemme. L’anno 2024, un anno pieno di incognite per la pace e la democrazia, come ci ha ricordato nel suo denso e accorato discorso del 31 dicembre il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, si apre con una notizia che arriva, proprio il 1° gennaio, dal Medio Oriente martoriato. Per una volta, non è una notizia di guerra. È di una sentenza che si parla, una sentenza della più alta corte di Israele, la Corte suprema che, convocata eccezionalmente nella solenne composizione di 15 giudici, ha annullato la legge fondamentale (una sorta di legge costituzionale), fortemente voluta dal governo Netanyahu, che sottraeva al potere giudiziario la possibilità di annullare gli atti del governo per “irragionevolezza”. Detta così, sembra una questione minimale, imbevuta di “giuridichese”. In realtà, la legge approvata il 24 luglio 2023 dalla Knesset, il parlamento unicamerale controllato dalla coalizione di governo, di cui fanno parte partiti della destra più estrema, costituiva il primo tassello di un progetto molto più ampio di svuotamento del sistema dei “checks and balances”.
di Franco Insardà
Il Dubbio, 2 gennaio 2024
Nel 2023 si sono tolte la vita in cella 68 persone. Le presenze negli istituti sono oltre 60mila, e possono solo aumentare. Nel 2023 una persona ogni cinque giorni si è tolta la vita nelle carceri italiane. I 67 suicidi in carcere del 2023, 68 se la causa della morte dell’ultima vittima del 24 dicembre ad Avellino fosse da ascrivire a un suicidio, non sembrano però scuotere le coscienze, come successe l’anno scorso, quando i detenuti che si tolsero la vita furono 84. Un record assoluto che fece scattare l’allarme, con successivo effluvio di dichiarazioni di buoni propositi da parte del mondo politico di intervenire in modo rapido ed efficace.
di Giuseppe Caforio*
umbriajournal.com, 2 gennaio 2024
Lo Stato deve assicurare un percorso e un’opportunità riabilitativa. All’inizio del 2024 mi sembra doveroso intanto rivolgere un augurio di buon anno a tutto il mondo penitenziario fatto di detenuti, polizia penitenziaria, amministrazione civile, giudici, avvocati e non per ultimo ai familiari dei detenuti. È stato un anno complicato per le carceri italiane e soprattutto per le carceri umbre che hanno visto momenti di alta tensione con alcune rivolte fortunatamente sedate brillantemente, tanti troppi suicidi e una situazione sanitaria all’interno delle carceri al di sotto anche di quei parametri essenziali per garantire il diritto alla salute. In tale quadro appare proficuo il momento per fare alcune riflessioni su quella che la stessa funzione del nostro sistema carcerario. La funzione riabilitativa del carcere purtroppo appare sempre più una chimera perché spesso il carcere non solo non riabilita ma amplifica la deviazione che ha già condotto un detenuto all’interno delle prigioni.
di Iuri Maria Prado
L’Unità, 2 gennaio 2024
O forse non se l’è scordata. Forse immagina che non sia un gran problema. E invece... Ecco tutte le ragioni per le quali riguarda non solo la nostra libertà ma anche le nostre tasche. Il fatto che alla fine dell’anno si decida di non dedicare nemmeno una parola alla giustizia, come ha deciso di fare il presidente Mattarella, può significare due cose: che la giustizia non è un problema, oppure che è un problema di cui tuttavia è legittimo disinteressarsi. Conosciamo l’obiezione. D’accordo i diritti, d’accordo lo Stato di diritto, queste menate: ma qui ad aggredire la vita e il benessere degli italiani ci sono i problemi veri, l’economia che arranca, le imprese che chiudono, gli investimenti che calano, la povertà che cresce, l’insicurezza nelle strade, l’immigrazione.
di Errico Novi
Il Dubbio, 2 gennaio 2024
Riforme, certo. Un cambio di passo sulle questioni più urgenti, a cominciare dal carcere. Ma anche uno stile nuovo, una maggiore autorevolezza e autonomia dalla realpolitik. Ecco cosa ci aspettiamo dal guardasigilli e dai rappresentanti dei maggiori partiti.
di Debora Alberici
Italia Oggi, 2 gennaio 2024
Il 2023 è stato l’anno che ha infiammato gli animi degli avvocati con una riforma complessa che, pur mirando ad accelerare il processo e a renderlo sempre più telematico, ha complicato, e non poco, la vita dei professionisti, creando grandi difficoltà di comprensione e quindi di gestione dei ricorsi. Nei mesi scorsi la Corte di cassazione è intervenuta con alcune decisioni cercando di fare chiarezza sul testo legislativo, ma saranno necessari molti altri interventi da parte degli Ermellini.
di Iuri Maria Prado
L’Unità, 2 gennaio 2024
Denunciano il bavaglio. Ma ciò che imbavaglia l’informazione è esattamente l’abitudine di dar voce all’accusa e propalarne le ipotesi prima che essa sia scrutinata nel processo e con la decisione finale. Se un imprenditore vuole far circolare la notizia che un proprio concorrente è destinatario di un provvedimento cautelare, insomma un ordine di giustizia che interviene prima della decisione definitiva, deve stare molto attento. Deve spiegare su quali premesse è stato emesso quell’ordine. Deve spiegare che è provvisorio. Deve spiegare che è impugnabile. Deve spiegare che può essere revocato. Deve spiegare che la decisione finale potrebbe ribaltarlo. Se non fa tutte queste cose, se fa circolare la notizia senza guarnirla di tutte queste meticolose spiegazioni, di tutte queste specifiche avvertenze, di tutti questi dettagli descrittivi, commette un illecito.
di Enrico Costa*
Il Foglio, 2 gennaio 2024
Dieci ragioni per cui la norma sulla giustizia approvata dalla Camera è un giusto bilanciamento tra il diritto di cronaca, il diritto di essere informati e la presunzione di innocenza. In questi giorni la liaison tra alcuni pm e certi giornali, con M5s e Pd a rimorchio, si manifesta in tutta la sua solidità, e giunge al punto di capovolgere radicalmente la realtà. Penso al pubblico ministero che si spinge a sostenere che gli arrestati saranno desaparecidos della cui sorte non si potrà dare notizia, scordando che la norma prevede ben altro. O all’ex vicepresidente della Consulta, che giudica la norma incostituzionale, scordando che fino al 2017 era già così, senza che la Corte costituzionale abbia mosso censure. O a coloro che sollecitano l’Ue a intervenire, scordandosi che è proprio la direttiva europea sulla presunzione d’innocenza a chiedere agli stati una comunicazione giudiziaria rispettosa di tale principio. O a quelli che ci fanno credere che la pubblicazione di centinaia di pagine di ordinanze zeppe di brani intercettati e informative, ancor prima dell’interrogatorio, ancor prima del vaglio del riesame, ancor prima della chiusura delle indagini, sia a tutela dell’indagato, che dovrebbe così ringraziare i giornali notoriamente soliti fare il contropelo alle accuse contenute negli atti giudiziari. O al sindacato dei giornalisti che invita a disertare la conferenza stampa della premier, buttando a mare, loro sì, quel diritto di cronaca e quel diritto di essere informati che accendono e spengono a singhiozzo, secondo le convenienze del momento.
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