di Enrico Franceschini
La Repubblica, 30 aprile 2024
Secondo indiscrezioni circolate in questi giorni a Gerusalemme e Washington, la Corte Penale Internazionale starebbe valutando se incriminare il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, per crimini di guerra e contro l’umanità commessi dallo Stato ebraico nella guerra nella Striscia di Gaza. Ecco una scheda per capire di cosa si tratta e cosa rischierebbe Netanyahu in caso di incriminazione.
di Guido Rampoldi
Il Domani, 30 aprile 2024
Quando l’esercito israeliano pareva ormai prossimo a lanciare l’attacco finale su Rafah, ecco riapparire all’orizzonte il fantasma che rovina i sonni e i piani del governo Netanyahu: la giustizia internazionale. Tre mesi fa il tribunale dell’Onu, sigla Icj, aveva intimato a Israele di porre fine agli “acts of genocide” inflitti ai palestinesi. Adesso, seguito prevedibile di quella pronuncia, è un altro prodotto dell’universalismo liberale, la Corte penale internazionale, a incupire governo e stato maggiore. Stando ai media israeliani, premier, ministri e generali potrebbero essere presto colpiti da ordini di cattura internazionale per crimini gravissimi.
di Chiara Cruciati e Giovanna Branca
Il Manifesto, 30 aprile 2024
Parla Triestino Mariniello, associato di diritto penale internazionale alla Liverpool John Moores University e parte del team legale che rappresenta le vittime palestinesi di fronte alla Corte penale internazionale.
di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 30 aprile 2024
Il 28 aprile 2004 il programma “60 Minutes” della rete televisiva statunitense CBS rivelò scioccanti immagini di prigionieri iracheni sottoposti a maltrattamenti e torture da soldati americani nel carcere di Abu Ghraib.
di Giusi Fasano
Corriere della Sera, 29 aprile 2024
Cosa ci lascia la sconvolgente inchiesta sui pestaggi nel carcere minorile Beccaria di Milano. Diciamoci la verità: dei detenuti non importa niente a nessuno, o quasi. Le condizioni di vita nelle carceri, per loro come per il personale che le gestisce, sono sempre state argomento di poche, lodevoli associazioni e mai fra i temi fondamentali di nessun partito. Esclusi i radicali, ovviamente. E così quando la cronaca impone racconti come quelli che arrivano dal carcere minorile Beccaria, i dettagli planano sul mondo esterno come rumori sulla neve, attutiti dalle mura e dalle sbarre che ci separano da tutto e tutti, là dentro.
di Marta Cartabia*
sistemapenale.it, 29 aprile 2024
Partiamo da un fatto. Poco più di un anno fa, il pomeriggio di Natale del 2022, sette ragazzi evadono dall’Istituto penitenziario minorile Cesare Beccaria di Milano. Nella concitazione del momento, alcuni appiccano il fuoco nelle celle e nel cortile. In pochi giorni i ragazzi saranno rintracciati e rientreranno in carcere, ma quel 25 dicembre 2022 resterà una pietra di inciampo, anche per il valore simbolico del momento prescelto. Un fatto così induce a interrogarsi sulle ragioni della fuga e, soprattutto, a pensare a risposte adeguate. Ma la vera notizia è quella che don Claudio Burgio riporta senza alcuna enfasi in una pagina di questo libro: “ B., uno dei sette “babbi Natale” evasi, nel corso dell’anno è venuto ad abitare in Kayròs dove i cancelli sono aperti giorno e notte: nei mesi in cui è stato con noi, non si sono registrate fughe”.
di Donatella Stasio
La Stampa, 29 aprile 2024
“Non sappiamo che farcene dei giudici di Montesquieu, etrés inanimés fatti di pura logica. Vogliamo i giudici con l’anima, giudici engagés, che sappiano portare con vigile impegno umano il grande peso di questa immane responsabilità che è il giudicare”. Erano gli anni 60 del secolo scorso quando il mai troppo citato Piero Calamandrei, padre nobile della Costituzione antifascista, scriveva queste parole “sempreverdi”, tanto più in tempi come questi, in cui i giudici engagés sono accusati dal centrodestra di interpretazioni creative, di supplenza abusiva, di politicizzazione e di invasioni di campo. Il caso Apostolico - la giudice di Catania finita nel mirino per aver negato la convalida del trattenimento di un migrante, disposto dal questore sulla base del decreto Cutro - è uno dei numerosi casi di attacco politico al cuore del lavoro del giudice, l’interpretazione della legge, cui è seguito il rilancio di un modello di magistrato etre inanimé, distante dalla società, “bocca della legge”, apolitico ma allineato sempre allo spirito politico del tempo, stretto nella camicia di forza del sillogismo giudiziale, senza alcuna possibilità di respirare l’aria della Costituzione o del diritto europeo.
di Giuseppe Ariola
L’Identità, 29 aprile 2024
Non è solo questione di risarcimenti per l’ingiusta detenzione ma di responsabilità civile dei magistrati. Zanettin: “La carcerazione preventiva è un’anomalia, da attenuare con il garantismo”. Anche i magistrati sbagliano. Non è uno spot pubblicitario o il brand di una campagna discriminatoria nei confronti dell’ordinamento giudiziario. Lo dicono i numeri. I dati del ministero della Giustizia parlano infatti chiaro e sono impietosi: dal 2018 al 2023 in Italia almeno 4.368 persone sono state ingiustamente arrestate, tanto che lo Stato ha dovuto risarcire una somma di 193 milioni e 547 mila 821 euro a quanti sono stati immeritatamente privati della libertà.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 29 aprile 2024
Al summit che ha riunito a Roma le rappresentanze forensi dei sette grandi indicata la strada per coniugare sviluppo tecnologico, giusto processo e deontologia. Il G7 delle avvocature, organizzato dal Consiglio nazionale forense e svoltosi a Roma, nella Pontificia Università della Santa Croce, il 16 aprile scorso, è stato dedicato all’Intelligenza artificiale e ai valori democratici. Nella giornata di studio e di dibattito le attenzioni degli esperti e delle delegazioni di avvocati giunti da diversi Paesi, Canada compreso, sono state rivolte all’impatto dell’IA sulla vita di tutti i giorni, senza tralasciare la professione forense e la giustizia.
di Lucilla Gatt
Il Dubbio, 29 aprile 2024
Con l’evento del G7 delle Avvocature il Consiglio nazionale forense ha dimostrato di essere attento e sensibile di fronte ai cambiamenti in corso. Il Cnf, nella persona del Presidente Francesco Greco, ha portato l’avvocatura a discutere sul tema dell’Intelligenza artificiale in maniera competente e attenta: è doveroso, dunque, rivolgere un apprezzamento alla governance dell’avvocatura italiana per aver manifestato chiaramente la volontà di dialogare con l’università, con la magistratura e con tutte le istituzioni coinvolte nel processo di transizione in atto. Il G7 delle avvocature diventa, de facto, la sede in cui riflettere per prendere decisioni importanti, potenzialmente idonee a governare lo sviluppo dei sistemi di Intelligenza artificiale nel mondo legale.
- Diffamazione. Epopea di un offeso
- Mafie. Gratteri: “I boss si chiamano da una prigione all’altra, è il fallimento del sistema”
- Puglia. Innocenti in carcere, è boom: casi triplicati tra Bari e Foggia
- Puglia. “Custodia cautelare e processi soltanto se indispensabili”
- Calabria. Il Garante: “Promettenti prospettive sul fronte della sanità penitenziaria”









