di Elisa Sola
La Repubblica, 30 dicembre 2023
Sovraffollamento, condizioni sanitarie insufficienti e personale scarso secondo i Garanti. Ad Alba ci sono 40 detenuti, di cui molti con problemi psichici, ma un’area sanitaria attiva solo dodici ore al giorno. Ad Alessandria si gela: con le stufette accese si arriva a 16,5°. C’è una palestra nuova, ma nessuno la usa. A Cuneo, nei prossimi mesi, prevedono che la presenza dei detenuti del 41 bis raddoppierà. E il 60% dei reclusi è immigrato ma mancano mediatori e poliziotti.
di Giuliana Covella
Il Mattino, 30 dicembre 2023
Due anni fa aveva chiesto la somma di 2 euro a un automobilista per la sosta. Per questo un parcheggiatore abusivo di 25 anni, di origine nigeriana, è rinchiuso in una cella a Poggioreale per scontare il reato di estorsione. È uno dei 2.528 detenuti che nella nostra regione sono ristretti con residuo di pena da 0 a 3 anni. A tracciare la “radiografia in bianco e nero” del carcere in Campania nel 2023 sono il Garante regionale dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Samuele Ciambriello, e il Garante comunale di Napoli don Tonino Palmese.
di Erica Manna
La Repubblica, 30 dicembre 2023
Il Garante regionale della Liguria per i diritti delle persone private della libertà personale ha visitato i luoghi di detenzione il giorno di Natale. Ecco quali sono le sue conclusioni. I frigoriferi sono arrivati. Ma uno, a pozzetto, deve bastare per oltre cinquanta persone. A Marassi i bidé non esistono. A Pontedecimo sì: ma non per la cella per disabili, priva anche di doccetta. A Marassi c’è il Centro clinico: un hub, tanto che molti detenuti vengono inviati lì anche dalle carceri di Saluzzo, o Imperia. Ma i posti sono circa 45: un terzo per chi è affetto da Hiv, altrettanti per chi ha problemi di natura psichiatrica. Il risultato è che per chi è malato non restano che una quindicina di posti. Così non è raro che, nell’attesa, il detenuto finisca nella sezione ordinaria. Lontanissimo dalle famiglie. Sono solo alcune istantanee dalle carceri liguri che Doriano Saracino, garante regionale della Liguria dei diritti delle persone private della libertà personale, ha osservato durante le festività: “Bisogna capire che il carcere è un problema di tutti”.
di Manuela Trevisani
L’Arena, 30 dicembre 2023
La Procura ha aperto un’indagine sui suicidi avvenuti all’interno della casa circondariale di Montorio. Al momento di tratta di un fascicolo conoscitivo, senza alcun nome iscritto sul registro degli indagati: l’obiettivo è fare chiarezza su quanto avvenuto nei mesi scorsi dietro le sbarre del carcere veronese e, soprattutto, individuare eventuali responsabilità. Il fascicolo è stato affidato al pubblico ministero Maria Federica Ormanni. Delle indagini si occuperanno gli agenti del Nucleo investigativo centrale (Nic) della polizia penitenziaria, in arrivo dalla sede compartimentale di Padova.
di Gabriella Mazzeo
fanpage.it, 30 dicembre 2023
Antonella Zarri, mamma di Alberto Scagni, racconta le condizioni in cui si trova il figlio 42enne dopo essere uscito dal coma farmacologico. “Sbattuto in una cella di isolamento disposta dal reparto di Fisiatria dell’ospedale di Imperia quando ancora non riusciva a reggersi in piedi”. Dopo due interventi chirurgici al viso, Alberto Scagni ha lasciato il reparto di Rianimazione dell’ospedale di Sanremo e si trova ora nel reparto di Fisiatria.
di Stefano Baudino
L’Indipendente, 30 dicembre 2023
Per la Procura di Torino erano vere e proprie torture, per il giudice - almeno in relazione alle condotte contestate all’imputato alla sbarra - solo “comportamenti aggressivi” in cui manca l’elemento della “sadica soddisfazione” per la capacità di “generare sofferenza”. Ma le carte giudiziarie emerse dal processo in corso sulle violenze cui sarebbero stati sottoposti alcuni detenuti nel carcere di Torino raccontano nitidamente come, all’interno del padiglione C dell’istituto penitenziario - dedicato ai responsabili di reati a sfondo sessuale - un clima di “timore e omertà” abbia spianato la strada a innumerevoli episodi di pestaggi, vessazioni e insulti da parte del personale carcerario nei confronti dei reclusi.
di Vito De Filippo
L’Unità, 30 dicembre 2023
Pediatra, già parlamentare, Siani ha riunito esperti e scrittori per tenere alta l’attenzione sull’incredibile situazione dei piccoli chiusi in carcere con la propria mamma, che squarcia come un’ascia ogni pretesa di civiltà del nostro Paese. Ci sono libri che lasciano un sedimento insuperabile di inquietudine. Sono moltiplicatori di domande. Enigmi, ma luminosi. Questo produce la lettura di un piccolo ma travolgente lavoro a più mani coordinato da Paolo Siani: “Senza colpe, bambini in carcere”, Guida editore.
di Paolo Valenti
Il Domani, 30 dicembre 2023
Tal Mitnik, 18 anni, è il primo israeliano a finire in carcere per essersi rifiutato di arruolarsi nell’esercito che sta combattendo a Gaza e in Cisgiordania. Prima del 7 ottobre erano centinaia a professare l’obiezione di coscienza, tanti poi hanno preferito le armi o il silenzio. “Non c’è soluzione militare a un problema politico. L’attacco criminale su Gaza non riparerà il massacro che Hamas ha compiuto il 7 ottobre. Per questo rifiuto di arruolarmi”. Mitnik ha lo sguardo fiero e un borsone a tracolla sulla spalla mentre si appresta a entrare nella base militare di Tel HaShomer, a pochi chilometri da Tel Aviv, tra gli applausi e le grida di incoraggiamento di altri giovani attivisti come lui.
ilpost.it, 30 dicembre 2023
Ha chiesto un provvedimento immediato, ma la questione è complessa e una sentenza potrebbe richiedere molto tempo e non servire a niente. Venerdì il Sudafrica si è rivolto alla Corte internazionale di giustizia dell’Aia accusando Israele di star commettendo un genocidio nella Striscia di Gaza. Il Sudafrica ha chiesto un provvedimento urgente del tribunale internazionale per l’interruzione dei bombardamenti e di tutte le operazioni militari dell’esercito israeliano, sostenendo che le sue azioni violino la cosiddetta Convenzione sul genocidio, un trattato internazionale approvato dall’Assemblea generale dell’ONU nel 1948 e ratificato da Israele.
di Mauro Palma*
Il Manifesto, 29 dicembre 2023
Troppo spesso una terminologia escludente, tendente a confinare le vite difficili in un altrove che non interessa, ha coinvolto anche persone con un ruolo istituzionale. È la benda che copre gli occhi della figura femminile rappresentata nel quadro a far riconoscere a Joseph K. del “Processo” di Kafka la Giustizia nella sua immagine classica. Il signor K. è nello studio del pittore - un tal Titorelli - che ritrae i giudici e alle spalle di uno di essi è ritratta la Giustizia bendata quale metafora dell’oggettività e dell’indipendenza del suo esercizio. Ma qualcosa inquieta il personaggio perché la benda trasmette anche l’idea del suo essere cieca e, dunque, può indicare la casualità nel suo giudicare e l’assenza di quello sguardo acuto che occorrerebbe per discernere e dirimere i conflitti.
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