di Angela Stella*
L’Unità, 29 dicembre 2023
Superata quota 60mila detenuti, a fronte di 51mila posti. Il ministero li vuole chiusi in cella quasi tutti il giorno. Anastasia: “Fermatevi, torniamo alla Costituzione”. Sta per chiudersi il 2023 con un bilancio negativo per le nostre carceri: 60.116 detenuti a fronte di 51.272 posti regolamentari non tutti disponibili perché molte celle non sono agibili. Il problema è che le nostre carceri non si riempiono a causa delle nuove misure repressive del Governo Meloni, che ha puntato il dito contro i partecipanti dei rave party e contro i trafficanti di esseri umani, ma perché non si applicano le misure alternative istituite durante il Covid.
di Gian Domenico Caiazza
Il Riformista, 29 dicembre 2023
Abbiamo a ragion veduta dedicato lo scorso numero di PQM, il settimanale del Riformista sui temi della giustizia, alla ossessione carcero centrica di questo Governo, ed in particolare del trio Meloni-Salvini-Nordio. Lo abbiamo intitolato “In galeraaa!”, mutuando il tormentone paranoico di quel genio comico di Giorgio Bracardi, e ne abbiamo illustrato le assurdità: 15 reati nuovi, tra i più stravaganti ed inutili del già vastissimo catalogo, e sempre inseguendo la cronaca, i social e le invocazioni forcaiole delle tante trasmissioni populiste che infestano le TV.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 29 dicembre 2023
“In prigione, in prigione!”, cantava Edoardo Bennato nel suo concept album che attraverso la storia di Pinocchio si rivolgeva a tanti aspetti della società. Tutti quanti in prigione, “sì anche tu in prigione, e che ti serva da lezione!”. Si potrebbe riassumere con queste poche parole un anno e più di governo Meloni. Guardandoci indietro e tentando un bilancio dell’anno che va finendo, vediamo tanto impegno profuso, decreto legge dopo decreto legge, nell’introdurre nuove fattispecie di reato, nell’innalzare le pene, nell’aumentare gli strumenti del controllo. Affinché non resti fuori proprio nessuno: tutti quanti in prigione!
di Andrea Oleandri
Ristretti Orizzonti, 29 dicembre 2023
“Lanciamo oggi l’allarme sul sistema penitenziario italiano, prima che si arrivi a condizioni di detenzione inumane e degradanti generalizzate. La politica ponga il tema del carcere al centro della propria agenda e accetti di discuterlo senza preconcetti ideologici o visioni di parte”. A dirlo è Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, nel presentare un breve report della situazione delle carceri italiane a fine 2023.
di Valter Vecellio*
Il Dubbio, 29 dicembre 2023
Lettera aperta al cardinale Zuppi per richiamare l’attenzione della politica sulle condizioni in cui versano i nostri penitenziari, dove soltanto nel 2022 si sono tolti la vita 84 detenuti. Eminenza, o come preferisci esser chiamato, Caro Matteo, ti chiedo qualche minuto di attenzione; in qualche occasione l’ho fatto privatamente, ora mi rivolgo a te pubblicamente: non più, non solo a “Matteo”, ma al Presidente della Conferenza Episcopale dei Vescovi italiani: a una personalità autorevole che fa dell’ascolto e del dialogo ragion d’essere e fare.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 29 dicembre 2023
La magistrata di sorveglianza in Calabria: “Queste condizioni ledono i diritti. Il sovraffollamento è una sofferenza che incide anche sulla salute mentale”. I magistrati di sorveglianza sono tra i pochi a conoscere davvero quel che accade dietro le mura degli istituti di pena. Osservano preoccupati il sovraffollamento che aumenta, le tensioni crescenti, le promesse non mantenute, la normalità dell’abbandono. Cinzia Barillà, già presidente di Magistratura democratica, è magistrato di sorveglianza a Reggio Calabria. “Relegare il problema del sovraffollamento al computo quantitativo - dice - è un errore gravissimo. Il problema è che i numeri soffocano la speranza”.
di Francesco “Kento” Carlo
ilpost.it, 29 dicembre 2023
“Se dovessi dirvi qual è il periodo dell’anno più brutto per i ragazzi rinchiusi, sarei incerto tra Natale e agosto, e difatti sono quelli i periodi in cui sembra si verifichino più incidenti, rivolte, evasioni. Ad agosto la cosa che manca di più è il divertimento, il mare, le ragazze. In questi giorni di fine dicembre è diverso, ovviamente. Ti manca la famiglia, ti manca casa. È per questo che, quando ho concluso il poetry slam di oggi, non mi sono azzardato a dire buon Natale”.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 29 dicembre 2023
Una sentenza del Tribunale di Milano, sezione Lavoro, impone all’Inps il pagamento. Il giudice inoltre apre la strada al riconoscimento della Naspi per i reclusi turnisti. Anche i detenuti che lavorano in carcere alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria al momento della loro liberazione hanno diritto all’indennità di disoccupazione. Lo ha stabilito un’importante sentenza del Tribunale di Milano, sezione Lavoro, pubblicata il 12 dicembre scorso. Il giudice Riccardo Atanasio che l’ha firmata ha accolto il ricorso giudiziario promosso dall’avvocata Silvia Gariboldi e da Inca Milano, e ha respinto le eccezioni sollevate dall’Inps condannando l’Istituto nazionale della previdenza sociale anche al pagamento delle spese legali. Con questa sentenza il tribunale ha aperto inoltre la strada per il riconoscimento della Naspi (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) anche ai detenuti che, pur rimanendo in carcere, perdono il posto di lavoro interno per via della turnazione prevista dal regolamento dell’amministrazione penitenziaria.
di Alessandro Parrotta
Il Dubbio, 29 dicembre 2023
Potere legislativo, esecutivo e giudiziario: questa la classica separazione dei poteri, di montesquiana memoria, caposaldo e baluardo di ogni democrazia moderna e stato di diritto. Ciascuno di questi poteri può, e anzi deve, comunicare nei confronti dell’altro, nei modi, casi e nelle forme previste dall’ordinamento, ma non può influenzare direttamente o indirettamente - e travalicare i limiti che la Costituzione e i supremi principi costituzionali attribuiscono a ciascuno dei tre, pena la cd. confusione dei poteri. Non è un caso che lo stesso ordinamento conosca la possibilità di rivolgersi - con ricorso diretto alla Corte Costituzionale per risolvere, per l’appunto, il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 29 dicembre 2023
L’Ocf sull’emendamento Costa: “È paradossale sostenere che garantirebbe il controllo democratico sui provvedimenti restrittivi”. “Il divieto di pubblicazione del testo, integrale o per estratto, delle ordinanze di custodia cautelare, introdotto con l’emendamento “Costa” alla Legge di delegazione, non soltanto costituisce norma di civiltà volta a impedire che l’ipotesi accusatoria - fondata su elementi di prova, spesso intercettazioni, selezionati in assenza di contraddittorio con la difesa - sia data in pasto all’opinione pubblica come se fosse una verità accertata, ma pone fine alla sistematica elusione delle disposizioni del Dlgs n° 188/2021 e rappresenta un ulteriore passo verso l’integrale recepimento, con aberrante ritardo di oltre sette anni, della direttiva UE 2016/343, adottata dal Parlamento Europeo e dal Consiglio Europeo il 9 marzo 2016 sul rafforzamento della presunzione di innocenza”: così in una nota l’Organismo Congressuale Forense.
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