di Velania A. Mesay
Il Manifesto, 29 dicembre 2023
Dizionario di fine anno. Quando Didier Fassin e Richard Rechtman, antropologo e sociologo il primo e psichiatra il secondo, iniziarono le loro ricerche sulla condizione di “vittima” correva l’anno 2000. A dare un impulso al loro studio fu l’attentato alle torri gemelle che cambiò in forma radicale il significato comune a cui tutti noi alludiamo quando parliamo di vittime
di Emma Catherine Gainsforth
Il Manifesto, 29 dicembre 2023
Dizionario di fine anno. La distanza che separa la solidarietà della cura dalla coesione sociale, in Italia tutelata dall’articolo 3, è manifesta se pensiamo al fatto che la giustizia redistributiva la si attua non con un generico volontarismo solidale ma tassando i ricchi. “Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie, dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via”, cantava Battiato nel ‘97, con un brano, La cura, che avrebbe scalato le classifiche diventando una delle canzoni d’amore più note di sempre. Ci serve come punto d’ingresso, non per omonimia, ma per mettere a fuoco da subito ciò che il lemma “cura”, concetto meraviglioso nell’ambito dell’amore, ha di contraddittorio se declinato politicamente: un certo atteggiamento etico, una postura soggettiva, un cortocircuito tra significato descrittivo e rivendicazione programmatica.
di Francesca Mannocchi
La Stampa, 29 dicembre 2023
I raid battenti dello Stato ebraico spingono la popolazione a scappare da una città all’altra. Ahmed era un bambino di nove anni. È arrivato nell’ospedale di al-Aqsa a Deir Al-Balah - dove sono stati portati molti dei feriti degli attacchi aerei israeliani - 4 giorni fa. È morto lì dopo essere arrivato da un’area che avrebbe dovuto essere sicura, dopo l’ordine di evacuazione israeliano. Lo ha testimoniato Gemma Connell, a capo della squadra umanitaria delle Nazioni Unite a Gaza, che è nella Striscia da settimane. Il 25 dicembre, in un’intervista a Reuters ha descritto la situazione come una “scacchiera umana” in cui migliaia di persone, sfollate già molte volte, vivono in fuga senza la minima garanzia di raggiungere un luogo sicuro. La notte di Natale nella zona centrale e meridionale di Gaza è stata una delle più sanguinose degli ultimi mesi. Intanto, un fiume umano continua a ricevere ordini di evacuazione dall’esercito israeliano e si muove in massa, in cerca di un riparo che si rivela impossibile, perché le aree designate come sicure si rivelano o rischiose come quelle da cui provenivano o così tanto popolate da non poter garantire sostentamento e riparo per tutti.
di Umberto De Giovannageli
L’Unità, 29 dicembre 2023
Accade allo Yarmouk Stadium di Gaza city. L’Unicef: “Nel 2023 record di bambini uccisi in Cisgiordania”. Gaza come Santiago. Cnn: “Un video mostra uomini e bambini palestinesi detenuti nudi in uno stadio” Uomini ma anche donne e almeno due bambini sarebbero stati detenuti e spogliati dalle Forze di difesa israeliane (Idf) in uno stadio nel nord di Gaza. Sono le immagini mostrate in un video dalla Striscia commentato dalla Cnn.
di Massimo Basile
La Repubblica, 29 dicembre 2023
Ora arrivano non solo dal Sudamerica, ma anche da Africa e Asia. L’amministrazione Biden ha però confermato le restrizioni imposte da Trump. E la polizia del Texas potrà arrestare chi entra illegalmente. Scappano dalla guerra in Sudan e arrivano al confine tra Messico e Stati Uniti dopo aver evitato l’abbraccio mortale delle gang del Centramerica e dei cartelli della droga messicani. Quando attraversano il confine, camminando per ore nel deserto, a volte a piedi nudi, hanno due certezze: la fame e il freddo. Nient’altro. L’emergenza migranti ha raggiunto livelli record: ci sono fino a diecimila arresti al giorno, un numero che sovrasta quello degli agenti che pattugliano la frontiera. L’anno scorso erano stati circa 200mila al mese i migranti illegali fermati dalle pattuglie in Texas. A dicembre il totale potrebbe superare i 300mila. Arrivano dall’Africa, dall’Asia e, naturalmente, dal Sudamerica, spinti da violenza, disperazione e miseria.
di Patrizio Gonnella*
Il Manifesto, 28 dicembre 2023
Quando i tassi di sovraffollamento divengono così alti, ogni detenuto perde la sua identità ed è ridimensionato a numero di matricola. C’è un numero che caratterizza il 2023 penitenziario: 10.000. Sono almeno 10 mila le persone detenute in più rispetto alla capienza regolamentare delle carceri italiane. Numeri freddi che significano: condizioni igienico-sanitarie deteriorate, riduzione delle possibilità di contatto con gli operatori sociali, tensioni, stress, assenza di spazi vitali. Quando i tassi di sovraffollamento divengono così alti ogni detenuto perde la sua identità ed è ridimensionato a numero di matricola. Viene spersonalizzato, così compiendo quel processo di istituzionalizzazione coatta che costituisce, malgrado la buona volontà di molti operatori, l’essenza della risposta carceraria.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 28 dicembre 2023
Quattromila detenuti in più in un anno, è l’effetto della sospensione dei benefici introdotti durante il Covid. Il sovraffollamento nelle carceri italiane significa tante piccole cose negative. Gli spazi della cella si fanno sempre più angusti. I letti a castello si arrampicano all’insù. Il bagno della cella va diviso con più compagni di prima. E così, prevedibilmente, aumentano le tensioni. Ormai è un bollettino quotidiano di aggressioni, di tentati suicidi (e drammaticamente sono tantissimi quelli che ci riescono a farla finita), di liti.
di Donatella Stasio
La Stampa, 28 dicembre 2023
Il governo dei record. Negativi. Giorgia Meloni batte i suoi predecessori non solo per numero di decreti legge e voti di fiducia ma anche per numero di nuovi reati, pensate, uno al mese, quasi tutti introdotti per decreto, già 15, in un crescendo impressionante. Ed ecco che anche un terzo record si profila all’orizzonte, sul sovraffollamento delle patrie galere, e sarà un record europeo, o quasi, se di qui alla fine della legislatura non dovessero esserci inversioni di marcia nelle politiche penali, penitenziarie, sociali.
di Marzia Amaranto
Il Riformista, 28 dicembre 2023
Sullo sfondo c’è anche la costante condizione di sovraffollamento. Non va dimenticato che servono vere opportunità di reintegrazione nella società al termine della pena. Le festività e in particolare quelle natalizie, per i detenuti in carcere accentuano inevitabilmente il senso di solitudine e lontananza dalle famiglie, nella più totale assenza di attività mirate alla rieducazione e il reinserimento in società. Ebbene a causa delle ferie del personale già sotto organico durante l’anno e della sospensione di corsi scolastici e attività lavorative, la vita in cella diventa insopportabile e fatta di malattie, debolezze, emarginazione e dolore.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 28 dicembre 2023
Carcere e droghe. “Raddoppiati i sequestri dal 2019 ad oggi” secondo la Direzione centrale antidroga. Leopoldo Grosso, Gruppo Abele: “In aumento povertà e abuso. Nelle celle l’onda lunga”. Sono la Lombardia (con 8.733 detenuti in 6.152 posti regolamentari), il Lazio (6465 reclusi in 5334 posti) e la Campania (7303 persone per 6171 letti) le tre regioni a cui va il primato del sovraffollamento carcerario, tornato di nuovo a livelli di allarme. Non a caso sono le regioni più popolose d’Italia, con le metropoli più grandi, dove il consumo di stupefacenti è maggiore e dove sono più comuni i reati per droga.
- Quella lunga pena di morte chiamata carcere
- Emarginazione e condanna sociale: la “fragilità al quadrato” delle donne in carcere
- Giustizia e Pnrr: arretrati, una sfida quasi impossibile
- Basta ipocrisie: di gogna si muore, anche solo per “riassunto”
- Cari giornalisti, quando tornerete a fare il cane da guardia della democrazia?











