di Stefano Mauro
Il Manifesto, 22 dicembre 2023
La denuncia. Il Guardian e le Ong: è trasferimento forzato di civili. Le immagini di palestinesi seminudi che circolano da diversi giorni hanno sollevato preoccupazioni sulle procedure di arresto israeliane a Gaza e sulle violazioni dei diritti umani, oltre all’accusa di “trasferimento forzato di civili”. Come riporta il quotidiano The Guardian le immagini non rappresentano “la resa di alcuni guerriglieri di Hamas a seguito di uno scontro”, ma il risultato “dei rastrellamenti condotti casa per casa dai militari di Tel Aviv nel nord della Striscia di Gaza, a Beit Lahia”. Non vengono dunque dall’area meridionale di Khan Younis dove Tel Aviv sostiene si trovi una roccaforte della leadership di Hamas. Quegli arresti sarebbero il tentativo degli israeliani di “obbligare i civili con la forza ad abbandonare le proprie abitazioni”.
di AreaDG - Gruppo esecuzione penale
areadg.it, 21 dicembre 2023
Le condizioni nelle carceri italiane sono questione di dignità nazionale e non possono essere affrontate solo sull’onda dell’indignazione per l’ennesimo suicidio (il settantasettesimo quest’anno), né risolti con la proposta di trasformare le caserme in nuovi carceri. Neppure servono gli scontri quasi ideologici tra chi sta sempre e solo dalla parte di Caino e chi sta sempre e solo dalla parte di Abele. Riguardano l’intero assetto dell’esecuzione penale, la drammatica mancanza di personale e risorse nei Tribunali di Sorveglianza, nei servizi dell’esecuzione penale, nella polizia penitenziaria.
redattoresociale.it, 21 dicembre 2023
Tra i punti più importanti dell’accordo c’è la promozione delle opportunità di sostegno economico e di tutoring a microimprese e professionisti. Il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro e l’Ente Nazionale per il Microcredito hanno sottoscritto un Protocollo d’Intesa che ha l’obiettivo di promuovere l’educazione finanziaria, la cultura dell’impresa e l’inclusione sociale dei soggetti che stanno scontando la parte finale della pena detentiva all’interno di una struttura carceraria o che stanno scontando pene alternative alla detenzione, nonché degli ex detenuti.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 21 dicembre 2023
Gli sono stati riconosciuti 157 giorni di sconto di pena a causa delle condizioni disumane e degradanti subite in due distinti istituti penitenziari. Il protagonista di questa storia è Alfonso Iacolare, noto come il ras dei Casalesi e cugino acquisito del boss Francesco Schiavone detto “Sandokan”. Questa decisione è stata presa dal magistrato di sorveglianza di Reggio Emilia a seguito di diversi solleciti presentati a partire dal 2017. Dopo un lungo periodo di attesa di cinque anni, l’istanza presentata dall’avvocata Pina Di Credico ha finalmente ottenuto un’accoglienza favorevole.
di Antonella Barone
gnewsonline.it, 21 dicembre 2023
“L’ALTrA Cucina… per un Pranzo d’Amore”, evento organizzato dall’Associazione Prison Fellowship Italia onlus, in collaborazione con il Rinnovamento nello Spirito Santo, Fondazione Alleanza del RnS e il Ministero della Giustizia, festeggia la sua decima edizione con importanti novità. I pranzi prenatalizi, cucinati da chef stellati e serviti ai detenuti da personaggi noti, diventano anche un’occasione per sensibilizzare sul tema dello spreco alimentare e sul riuso.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 21 dicembre 2023
Sarà vietato pubblicare sui giornali il contenuto letterale e dettagliato degli atti. Non leggeremo più ad esempio riferimenti ad elementi anche irrilevanti per l’accertamento del reato. L’emendamento del responsabile giustizia di Azione Enrico Costa approvato alla legge di delegazione europea due giorni fa alla Camera, così come riformulato su richiesta del Governo, comporta una modifica dell’articolo 114 del codice di procedura penale (divieto di pubblicazione di atti e di immagini) prevedendo, nel rispetto dell’articolo 21 della Costituzione e in attuazione dei principi sanciti dagli articoli 24 e 27 della stessa, il “divieto di pubblicazione integrale, o per estratto, del dispositivo dell’ordinanza di custodia cautelare finché non siano concluse le indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare”.
di Sergio Soave
Il Foglio, 21 dicembre 2023
La norma proposta dal deputato di Azione Enrico Costa e approvata dalla Camera non è un bavaglio: bisogna ricordare che un indagato resta “innocente fino a sentenza definitiva”. Oggi si celebra “il funerale della libertà”: ce lo dice Repubblica che insorge contro la “legge bavaglio”, cioè la norma che vieta la pubblicazione delle ordinanze dell’arresto di un indagato, votata alla Camera da una maggioranza più ampia del solito, visto che era stata proposta da un esponente di Azione e ha ottenuto il voto, oltre che della maggioranza di centrodestra, anche dei due raggruppamenti centristi. Bisognerebbe ricordare che chi perde davvero la libertà è l’indagato sottoposto all’arresto cautelare, un indagato che resta “innocente fino a sentenza definitiva”.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 21 dicembre 2023
La norma voluta dal deputato di Azione mira a limitare lo sputtanamento mediatico delle persone soltanto indagate. I giornalisti potranno continuare a riportare il contenuto delle ordinanze di custodia cautelare. Altro che censura. Martedì sera la Camera ha dato il via libera alla norma proposta dal deputato di Azione Enrico Costa che vieta la pubblicazione delle ordinanze di custodia cautelare, cioè i provvedimenti attraverso i quali i magistrati dispongono l’arresto in carcere, i domiciliari o altre misure di limitazione della libertà degli indagati. La norma, presentata come emendamento al ddl di delegazione europea sul recepimento della direttiva europea sulla presunzione di innocenza, introduce “il divieto di pubblicazione integrale, o per estratto, dell’ordinanza di custodia cautelare finché non siano concluse le indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare”. Diversi quotidiani hanno riportato la notizia in modo indignato, parlando di “bavaglio” e addirittura “funerale della libertà”. In realtà, l’emendamento Costa mira a un obiettivo nobile, cioè quello di limitare lo sputtanamento mediatico delle persone soltanto indagate, e non ancora rinviate neanche a giudizio.
di Federico Marconi
Il Domani, 21 dicembre 2023
Il testo prevede il divieto di pubblicazione dell’ordinanza di custodia cautelare. Così molti dettagli delle inchieste rimarranno nascosti all’opinione pubblica. Non potremo conoscere motivazioni e circostanze delle accuse, le dinamiche dei fatti, i colloqui che danno sostanza a una accusa. Non potremmo sapere per quale motivo, nel 2014, i magistrati di Roma decisero di chiamare l’inchiesta su Massimo Carminati, Salvatore Buzzi e sodali, “Mondo di mezzo”. La famosa frase di Carminati su Roma, dove ci sarebbe un “mondo di mezzo” appunto “in cui anche la persona che sta nel sovramondo ha interesse che qualcuno del sottomondo gli faccia delle cose che non le può fare nessuno”, era contenuta nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato all’arresto del boss e i suoi.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 21 dicembre 2023
La reazione della stampa dopo l’ok all’emendamento Costa che vieta la pubblicazione delle ordinanze cautelari non stupisce. L’iniziale dissenso di Nordio sì, invece. Quel che stupisce, dopo la votazione della legge che vieta la pubblicazione delle ordinanze di arresto, è l’iniziale dissenso del ministro Nordio. Ben altro comportamento aveva tenuto l’ex guardasigilli Cartabia sul voto che riguardava la presunzione di innocenza. Due mele dello stesso paniere, indispensabili perché l’Italia si adegui finalmente alle normative europee sulle garanzie e i diritti dei cittadini. Cioè alla norma votata nel marzo 2021, su cui la ministra del governo Draghi si era impegnata perché il nostro ordinamento si allineasse, sia pure con ritardo, alla direttiva europea del 2016 che vieta alla magistratura e alla stampa di presentare gli indagati e gli imputati come colpevoli.
- Chi attacca i magistrati, attacca la Costituzione
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