di Silvia Perdichizzi
L’Espresso, 22 dicembre 2023
L’associazione fondata da Flavia Filippi trova aziende disposte ad assumere chi sta in carcere o ne è uscito. Perché lavoro e formazione sono la via maestra per ridare un futuro. “Ho trovato lavoro a oltre 200 tra detenuti ed ex detenuti”. Quando pronuncia quel numero e ripercorre la strada compiuta, Flavia Filippi, giornalista del TgLa7, è ancora incredula. Grazie alla sua associazione, queste persone che rischiavano di restare “segnate” per sempre hanno un lavoro e possono credere in una seconda possibilità.
di Niccolò Carratelli
La Stampa, 22 dicembre 2023
Alla Camera arriva un altro stop per la riforma del ministro Nordio, l’esame slitta a gennaio. Parte la mobilitazione di categoria sul divieto di pubblicare le ordinanze di custodia cautelare. Mobilitazione, presidi, fino allo sciopero generale. I giornalisti preparano la battaglia contro l’emendamento “bavaglio”. La norma firmata dal deputato di Azione, Enrico Costa, approvata martedì sera dalla Camera, che introduce il divieto di pubblicare il testo (anche solo brevi stralci) delle ordinanze di custodia cautelare fino all’udienza preliminare. Una forma di “censura”, dicono dalla Federazione nazionale della stampa, che ieri ha riunito la Giunta esecutiva, un modo per “limitare il diritto dei cittadini a conoscere le notizie”.
di Alessandro Barbano
Il Dubbio, 22 dicembre 2023
Un’ordinanza di custodia cautelare è uno dei provvedimenti più gravi che un giudice può adottare. Per questo non può essere sottratto al controllo democratico. Il garantismo, quello autentico, è una passeggiata a piedi nudi su una fune sospesa nel vuoto e unta di sapone. Non è stare da una parte, ancorché la parte del più debole, ma è piuttosto un proibitivo esercizio di equilibrio tra diritti contrapposti. Il divieto di pubblicazione “integrale o per estratto” delle ordinanze cautelari fino al termine dell’udienza preliminare è, per restare in metafora, una maldestra scivolata sulla fune. Di cui la Camera si è resa protagonista. Perché un provvedimento che limita la libertà personale non può essere sottratto al controllo dell’opinione pubblica, al pari di tutti gli atti giudiziari che hanno una motivazione. La cui funzione non è solo quella di consentire alla parte soccombente di adire con l’impugnazione il giudice superiore. Ma è anche quella di garantire un controllo democratico sul processo.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 22 dicembre 2023
L’emendamento sulla presunzione d’innocenza tra allarmismi e propaganda. Tra le conseguenze più nefaste della lunga era berlusconiana c’è l’impossibilità di avere un dibattito sano, o quantomeno decente, sulla giustizia: ogni indagine viene vista come un agguato, ogni legge viene considerata come un tentativo di ingabbiare la magistratura. Il tutto genera problemi che coinvolgono il giornalismo, tra libertà di espressione, dovere di cronaca e rapporti talvolta sin troppo stretti tra certe redazioni e certi uffici giudiziari, con annesso abbondante traffico di carte più o meno segrete e divisione del mondo in due metà, da una parte i cosiddetti giustizialisti, dall’altra i sedicenti garantisti.
di Edmondo Bruti Liberati
La Stampa, 22 dicembre 2023
Contro la demagogia delle buone intenzioni, servirebbe la valutazione di impatto pratico. Poiché si tratta di una legge delega, c’è da sperare che il governo non vada fino in fondo. Bavaglio alla stampa? No, perché nessuna legge insensata può mettere il bavaglio alla libera stampa in un Paese democratico. Legge insensata sì, anzi, poiché si tratta di una legge-delega, vi è la speranza che il governo non eserciti la delega, girata la pagina della demagogia e delle buone intenzioni, cui una saggezza popolare da sempre attribuisce il ruolo di lastricare le vie dell’inferno. Per le proposte di leggi di spesa vi è la valutazione della copertura, altrimenti niente “bollinatura” della Ragioneria dello Stato. Per diversi progetti è prevista la VIA, Valutazione di impatto ambientale. Come rimedio alla demagogia delle buone intenzioni occorrerebbe introdurre la VIP, Valutazione di impatto pratico. L’onorevole Costa canta vittoria sull’altare della tutela della privacy e della presunzione di innocenza, sembra dopo aver vinto resistenze anche dal ministero della giustizia ove sono abituati a misurarsi con la VIP.
di Paolo Pandolfini
Il Riformista, 22 dicembre 2023
Il provvedimento non è stato ancora approvato in via definitiva dal Parlamento. Enrico Costa precisa: “Ciò che si vieta è la riproduzione dell’atto processuale - spesso centinaia di pagine zeppe di testi di intercettazioni - prima ancora che l’indagato possa difendersi”. “La Federazione nazionale della stampa dichiarando che ‘è pericolosissimo che non si sappia se una persona viene arrestata o meno’ dimostra di non aver neanche letto l’emendamento approvato, in cui non c’è nessun divieto di dare la notizia degli arresti, né di riportare il contenuto dell’atto”, ha affermato ieri il deputato e responsabile giustizia di Azione Enrico Costa, rispondendo alle critiche dei rappresentanti dei giornalisti che avevano invece parlato di “bavaglio”. “Si vieta invece la riproduzione dell’atto processuale, spesso di centinaia di pagine zeppe di testi di intercettazioni, prima ancora che l’indagato abbia potuto difendersi”. Anche altri esponenti della maggioranza difendono la norma, sostenendo che l’obiettivo è solo evitare la gogna mediatica, ha aggiunto Costa.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 22 dicembre 2023
Con il divieto di pubblicare le ordinanze c’è il rischio di sottrarre il lavoro delle procure al controllo democratico? Parla il deputato di Azione, autore dell’emendamento al centro delle polemiche. Dopo l’approvazione del suo emendamento che vieta la pubblicazione dell’ordinanza di custodia cautelare non si placano le polemiche su Enrico Costa, responsabile giustizia di Azione. Ne parliamo direttamente con lui.
di Giuseppe Pipitone
Il Fatto Quotidiano, 22 dicembre 2023
Intervista a Marina Castellaneta, ordinaria di Diritto internazionale alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bari: “L’ultimo provvedimento approvato dal Parlamento è in contrasto con una serie di regole di diritto internazionale. Il nostro legislatore non sta rispettando obblighi Ue. La situazione è allarmante, si potrebbe sollevare la questione di costituzionalità”. Il divieto di pubblicazione delle ordinanze di custodia cautelare? Con la presunzione d’innocenza “non c’entra nulla” ed è “in contrasto con una serie di regole di diritto internazionale”. Anzi, nell’emendamento approvato dal Parlamento la citazione della direttiva Ue è “fuori luogo”.
di Francesco La Licata
La Stampa, 22 dicembre 2023
Diceva Giovanni Falcone che per battere la mafia, intesa come organizzazione criminale, sarebbe bastato schierare un buon esercito. Più difficile, se non impossibile sarebbe stato sconfiggere la mafiosità, cioè quella sottocultura medievale (contro cui lo scrittore Gesualdo Bufalino invocava l’intervento di un esercito, ma di maestri elementari) che in gran parte del nostro Meridione fa da supporto al potere arrogante delle cosche con un colpevole assoggettamento “ideologico” che finisce per tramutarsi, con i silenzi, l’omertà e l’indifferenza, in vero e proprio favoreggiamento.
di Jacopo Storni
Corriere della Sera, 22 dicembre 2023
Sono centinaia i parenti delle vittime delle stragi naziste che hanno fatto richiesta dei risarcimenti, in virtù del fondo da 61 milioni istituito dal Governo Draghi. L’Avvocatura italiana in quasi tutti i casi si sta opponendo. Il senatore Pd Parrini: “Atteggiamento vergognoso”. Ogni giorno, dalla finestra di casa, Mirella Lotti vede il bosco dove suo padre è stato fucilato insieme ad altre undici persone. Quel bosco, tra erba e vigneti, si chiama Pratale, così come l’eccidio nazista che si è consumato qui. È il 23 luglio del 1944. Al podere Pratale abitano le famiglie contadine dei Gori, dei Cresti e dei Raspollini, alle quali si aggiunge la famiglia Lotti, sfollati dalla vicina località di Fabbrica. La sera intorno alle 20, un gruppetto di tedeschi appartenenti alla Quarta Divisione Paracadutisti fa irruzione nell’abitazione, sorprendendo le quattro famiglie a cena. Vengono separati gli uomini dalle donne e dai bambini. Mentre il gruppo delle donne viene fatto allontanare in direzione di Fabbrica, gli uomini vengono fatti entrare nel bosco. Vengono allineati e uccisi a colpi di mitra.
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