di Morena Pinto
triesteallnews.it, 23 dicembre 2023
Qual è lo stato di salute prevalente nelle carceri italiane? La salute mentale di detenute e detenuti è una tra le questioni centrali per Antigone, associazione impegnata sul territorio italiano per la tutela dei diritti delle persone recluse negli istituti penitenziari. Ed è proprio da qui che parte l’incontro “La prigione come luogo di cura? La salute mentale nelle carceri italiane” organizzato da ConF. Basaglia per “Cambiare dentro/Costruire fuori”: progetto nato nella Casa Circondariale di Trieste rivolto anche alla cittadinanza per un confronto critico e collettivo sull’istituzione carcere.
di Liana Milella
La Repubblica, 23 dicembre 2023
I detenuti aumentano di 400 al mese e saranno 65mila a fine anno. Nel 2013 la Cedu accusò l’Italia di disumanità quando erano 67mila. E nel frattempo si avvicina il cambio della guardia. Una foto può dire tutto. E quella del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, mentre consegna al Garante delle persone private della libertà Mauro Palma l’onorificenza da “grande ufficiale” dice tutto.
di Andrea Marini
Il Sole 24 Ore, 23 dicembre 2023
Nel quadro di riferimento dell’accordo interistituzionale con il Ministero della Giustizia, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro sta attivando una rete di collaborazioni sul tema del lavoro, formazione e studio in carcere come strumento di reinserimento sociale e di riduzione della recidiva.
Il Dubbio, 23 dicembre 2023
Anche quest’anno Nessuno tocchi Caino non farà mancare la sua presenza ai detenuti anche durante le feste natalizie. Domenica 24 dicembre Rita Bernardini (Presidente di NtC), Roberto Giachetti e Maria Elena Boschi deputati di Italia Viva, e una delegazione di avvocati tutta al femminile formata da Maria Brucale, Armida Decina, Giada Vastano, Teresa Serra, faranno visita alle 10 al carcere di Rebibbia Femminile.
di Eriberto Rosso*
Il Riformista, 23 dicembre 2023
Nuove ostatività e 4-bis, rave illegali, nuove pene per traffico di migranti e reati di violenza di genere: la spinta securitaria ha di nuovo preso il sopravvento con il disegno di legge in materia di sicurezza, approvato lo scorso 16 novembre. Concesso qualche respiro alla componente liberale, con i disegni di legge sull’abuso di ufficio, piccoli maquillage sulle intercettazioni (ma non si sa il dibattito che fine abbia fatto) e poco altro, la spinta securitaria ha di nuovo preso il sopravvento con il disegno di legge in materia di sicurezza, approvato lo scorso 16 novembre.
di Alberto de Sanctis*
Il Riformista, 23 dicembre 2023
Disegno di legge in materia di sicurezza pubblica: il nuovo art. 415 bis c.p. criminalizza la resistenza passiva organizzata da almeno tre detenuti con un comportamento non violento di disobbedienza civile. Già ci sarebbe da interrogarsi sulla necessità di introdurre un reato specifico per un fenomeno, quello delle sommosse violente in carcere, che potenzialmente si manifesta con la commissione di un’ampia serie di reati (tra gli altri: danneggiamenti, lesioni, evasioni). C’era forse un vuoto legislativo che doveva essere colmato per impedire ai detenuti di devastare gli istituti penitenziari? La risposta alla domanda, posta evidentemente in modo retorico, è scontata. Per l’ennesima volta il diritto penale simbolico prevale sulla ragionevolezza.
di Glauco Giostra
Il Domani, 23 dicembre 2023
L’intento di tutelare la presunzione di innocenza è meritorio, ma lo strumento giuridicamente inapplicabile. Inquieta la tendenza a coprire con il garantismo insistenti proposte di segreto. Meritorio e condivisibile l’obbiettivo che dichiarano di voler perseguire i promotori del recentissimo, discusso emendamento che modifica “l’articolo 114 c.p.p. prevedendo il divieto di pubblicazione integrale o per estratto del testo dell’ordinanza di custodia cautelare finché non siano concluse le indagini preliminari ovvero sino al termine dell’udienza preliminare”. Giuridicamente, realisticamente e democraticamente impraticabile è lo strumento scelto per perseguirlo. Si dice che la disposizione sarebbe funzionalmente collegata con la presunzione di innocenza e, coerentemente con questa errata premessa, la si incista in una legge di delegazione di attuazione della direttiva europea n. 343 del 2016, di cui applicherebbe gli articoli 3 e 4. Ma da questi articoli si evince esattamente il contrario.
di Davide Varì
Il Dubbio, 23 dicembre 2023
Il viceministro della Giustizia parla dell’emendamento Costa e della riforma della prescrizione, che slitta a gennaio. “Il Terzo Polo? La maggioranza non cambia”. Prescrizione e legge-bavaglio “non sono riforme berlusconiane”: questa può anzi essere la “legislatura della riconciliazione” tra toghe e politica. Lo sostiene in una intervista alla Stampa il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto di Forza Italia. Che però dopo il voto all’emendamento di Enrico Costa non apre le porte al Terzo polo: “La maggioranza resta quella uscita dal voto”.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 23 dicembre 2023
Il giornalista ha il dovere di informare, senza farsi complice delle toghe. Ma anche senza avere la pretesa di un “controllo democratico sul processo”. Forse è arrivato il momento di sostituire il termine “garantismo” con quello di “legalità”, cioè il rispetto della norma e delle regole, a garanzia dei diritti dei cittadini. Quel criterio per cui i processi li fanno il giudice, il pm e l’avvocato e non la pubblica opinione o i tribunali del popolo. E il giornalista ha il dovere di informare, possibilmente con distacco, senza farsi complice delle toghe, come invece sempre accade. Ma anche senza avere la pretesa di quel “controllo democratico sul processo”, invocato da Alessandro Barbano per spiegare il suo dissenso sul voto del Parlamento in favore dell’emendamento del deputato Enrico Costa che vieta la pubblicazione del verbale delle ordinanze di custodia cautelare.
di Francesco Petrelli
Il Dubbio, 23 dicembre 2023
Caro Alessandro Barbano, come sai gli atti che appartengono alla fase delle indagini non sono di regola pubblicabili, anche oltre la chiusura della fase delle indagini preliminari. Non lo sono per più ragioni, che vanno dalla tutela degli esiti delle investigazioni, alla tutela della verginità cognitiva del futuro giudice del dibattimento, che quegli atti di indagine non potrà e non dovrà conoscere. Si tratta di un sistema introdotto dal legislatore del codice accusatorio dell’88, che è sicuramente un codice di impronta democratica e non autoritario. Il necessario equilibrio fra l’esigenza di un controllo democratico dell’attività giudiziaria svolto attraverso l’informazione e quello relativo alla difesa di quel fondamentale valore di matrice costituzionale e convenzionale costituito dalla presunzione di innocenza di ogni indagato, non viene alterato affatto dalla riforma in quanto “non pubblicabile” non significa non conoscibile e dunque nulla viene sottratto al sindacato dell’informazione.
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