di Frank Cimini
L’Unità, 21 dicembre 2023
Nel libro di Mario Di Vito “La pista anarchica, dai pacchi bomba al caso Cospito” (ed. La Terza) il racconto di trent’anni di inchieste. Per merito del lungo sciopero della fame contro il 41 bis di Alfredo Cospito siamo tutti tornati per diversi mesi a parlare di anarchici, come non accadeva dai tempi dell’inchiesta su piazza Fontana. Ne scrive Mario Di Vito in “La pista anarchica, dai pacchi bomba al caso Cospito”, 166 pagine, 18 euro, Edizioni La Terza. Di Vito non è un anarchico anche se racconta di conoscerne molti, fa il giornalista al Manifesto dove si occupa di cronaca e politica giudiziaria, con spirito critico nei confronti della magistratura, a differenza della stragrande maggioranza dei cronisti.
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 21 dicembre 2023
Ecco il nuovo Patto europeo asilo e migrazione. È il fallimento dell’idea di un’Europa inclusiva e accogliente, è la prima pietra della fortezza Europa che decide di investire in muri, recinzioni e centri di detenzione a costo di chiudere più di un occhio sul diritto d’asilo e sulla violazione dei diritti umani. Alla fine di lunghi anni di braccio di ferro e melina, i 27 (eccezion fatta per Ungheria e Polonia che si rifiutano di applicarlo) sono riusciti a trovare l’accordo sul Patto asilo e migrazione. Storico certo, come lo definisce Ursula Von der Leyen e molti leader europei: perché è il primo che arriva 33 anni dopo il trattato di Dublino (che non viene affatto superato) ma soprattutto perché segna l’affermazione dell’approccio securitario su quello umanitario.
di Paolo Lambruschi
Avvenire, 21 dicembre 2023
Del nuovo patto europeo che riforma i delicati temi di migrazione e asilo si salva il metodo (l’accordo varrà per tutti i 27 Paesi membro) ma sui contenuti bisognerà vigilare. L’accordo raggiunto in Europa non soddisfa pienamente Qualche passo avanti, ma i toni trionfalistici ascoltati ieri paiono onestamente fuori luogo. Del nuovo Patto europeo che riforma i delicati temi di migrazione e asilo si salva il metodo - come si dice, abbiamo un accordo e varrà per tutti i 27 membri -, ma sui contenuti bisognerà lavorare ancora e vigilare.
di Lidia Ginestra Giuffrida
Il Manifesto, 21 dicembre 2023
Il dossier di “Ero straniero”. Lo studio fa luce sull’inefficacia del decreto flussi dopo il cosiddetto “click day”. “Solo una piccola parte di lavoratori stranieri che entrano in Italia grazie al decreto flussi riesce a stabilizzare la propria posizione lavorativa e giuridica”. A dirlo è il nuovo dossier “La lotteria dell’ingresso per lavoro in Italia: i veri numeri del decreto flussi” realizzato dalla campagna “Ero straniero” e presentato ieri al Senato. Lo studio, relativo agli anni 2022 e 2023, fa luce sull’inefficacia del decreto nei passaggi successivi al cosiddetto “click day”, il giorno della presentazione delle domande di nulla osta da parte del datore di lavoro o del lavoratore straniero che intende fare ingresso in Italia per lavoro autonomo. I numeri degli ultimi click day di dicembre in cui sono state inoltrate 600.000 domande a fronte di 136.000 quote di ingresso disponibili, confermano ancora una volta l’unica certezza legata al decreto flussi: il numero di quote di ingresso disponibili è nettamente inferiore alle domande di lavoratori e datori.
di Carlo Tecce
L’Espresso, 21 dicembre 2023
L’accordo tra Giorgia Meloni ed Edi Rama per la gestione dei migranti sul suolo albanese prevede anche la costruzione di un piccolo penitenziario. Che costerà più di un milione a detenuto per cinque anni. Ogni giorno in Italia c’è una notizia sul disumano sovraffollamento nelle carceri. L’ultima proviene da San Vittore: 1.600 detenuti per una capienza di 800. In assoluto le stime variano da 5 a 7 metri quadri a cella bagno compreso. E invece in Albania “e qui il discorso si fa molto patriottico “il governo dei patrioti si è impegnato a costruire una “sezione detentiva” per 20 posti che in 5 anni costa 25 milioni di euro.
di Paolo Fallai
Corriere della Sera, 21 dicembre 2023
Abbiamo imparato a dimenticare: il 3 ottobre 2013 è stata una data sconvolgente, in un naufragio davanti a Lampedusa morirono 368 persone. “Il sospetto è che siano morti a un passo dalla salvezza”. Cominciava proprio con queste parole, sul Corriere, il racconto del nostro Rinaldo Frignani sull’ultimo naufragio nel Mediterraneo: 61 dispersi, molte donne e molti bambini, degli 86 partiti 48 ore prima da Zuara, in Libia. Forse non era lontana l’Ocean Viking di Sos Méditerranée, che ha però dovuto far rotta verso Livorno, in quanto porto sicuro indicato dall’Italia, con altri 26 migranti soccorsi in precedenza.
di Tiziano Grottolo
Corriere della Sera, 21 dicembre 2023
Era stato escluso dall’accoglienza trentina. A Trento manifestazione per la chiusura del dormitorio per migranti e clochard. Il sindaco Ianeselli: “Competenza della Provincia ma con tutte queste persone in strada non si può fare finta di nulla”. Abdeljalil Bendaoud è morto a soli 27 anni all’interno di un vagone abbandonato nella stazione di Verona Porta Nuova. Il corpo senza vita del ragazzo marocchino è stato trovato lo scorso 10 dicembre, con ogni probabilità la morte è sopraggiunta a causa del freddo.
di Angela Napoletano
Avvenire, 21 dicembre 2023
Alle Nazioni Unite cresce il dibattito sulla mancanza di una legislazione internazionale sui danni alle abitazioni provocati deliberatamente nei conflitti. Case sventrate dalle bombe: per gli occhi sono solo macerie, per il cuore di chi le abitava sono la tomba in cui seppellire ricordi, sogni e paure. La vita. È la disperazione raccontata per immagini dai reportage di guerra che continuano ad arrivare da Gaza. Uno spaccato del dolore e della violenza sofferta dalla popolazione civile a cui corrisponde una parola moderna, domicidio, che deriva dal latino “domus”, che significa casa, e “cide”, che significa uccisione deliberata. Alle Nazioni Unite discutono la necessità di classificare il domicidio di massa come un crimine contro l’umanità.
di Nadia Ferrigo
La Stampa, 21 dicembre 2023
La denuncia di Iran Human Rights: “Vittima di un regime incompetente e corrotto”. È stata impiccata all’alba Samira Sabzian, una sposa bambina che si trovava in carcere in Iran da circa dieci anni ed era stata condannata alla pena capitale per avere ucciso suo marito. Lo denuncia la ong, con sede in Norvegia, Iran Human Rights.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 21 dicembre 2023
L’hanno impiccata all’alba i boia di Teheran. A nulla sono serviti gli appelli internazionali dei gruppi per i diritti umani e i severi moniti delle Nazioni Unite. Dopo una settimana di isolamento e dieci anni trascorsi nel braccio della morte, Samira Sabzian, sposa- bambina condannata per l’uccisione del marito nel 2014, non ha ricevuto alcun “perdono” ed è stata giustiziata nella prigione Ghezel Hesar, alla periferia della capitale. Contro di lei è stata applicata la Qisas, un’interpretazione della legge coranica da parte del clero sciita che si potrebbe tradurre con “restituzione equivalente”, una norma modellata sull’antica antica legge del taglione babilonese.
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