di Errico Novi
Il Dubbio, 17 aprile 2024
L’impegno assunto al G7 delle avvocature riunitosi a Roma dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e dal viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto: “È in fase di elaborazione un ddl governativo che fisserà anche i limiti del ricorso all’intelligenza artificiale nella giustizia”. Ad Alfredo Mantovano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio che, oltre a essere un magistrato, ha anche la delega ai Servizi, non sfugge un aspetto forse sottovalutato, sull’uso dell’intelligenza artificiale in ambito “pubblico”: “Dobbiamo guardarci innanzitutto dal rischio di torsioni orwelliane. Il ricorso alla tecnologia, nei regimi totalitari, arriva fino al controllo degli stati emotivi, ma purtroppo le stesse società occidentali non sono immuni da simili tentazioni”. E quindi: non ci si soffermi solo sull’effetto disumanizzante, bisogna stare attenti anche a come il robot può essere strumento di potere.
sistemapenale.it, 17 aprile 2024
Cass. Sez. VI, c.c. 11 aprile 2024, Pres. De Amici, est. Capozzi. Rilevante decisione della VI Sezione della Corte di cassazione, la quale è stata investita della questione “se sia consentita la estradizione passiva per fini processuali verso uno stato estero per un reato per il quale, secondo la legge di tale Stato, è prevista la pena di morte”. La vicenda aveva ad oggetto la domanda di estradizione processuale formulata dalla Repubblica islamica del Pakistan per il reato di omicidio volontario. Alla questione è stata data risposta negativa.
di Paolo Rapeanu
castedduonline.it, 17 aprile 2024
Il reportage choc nel più grande carcere sardo, tra malati psichiatrici e tossicodipendenti. “Sono troppi e non dovrebbero stare nelle celle”, attacca la garante Irene Testa, “ho parlato con 3 ragazzi salvati dal suicidio, non possono restare rinchiusi”. “I malati psichiatrici e i tossicodipendenti sono troppi e non dovrebbero stare in carcere ma in strutture alternative che in Sardegna non ci sono. Nella mia periodica visita nel carcere di Uta nei giorni scorsi ho trovato l’inferno: un detenuto urinava in cella e beveva la sua stessa urina, riempiva le pareti di escrementi, si affettava le braccia. Un altro ancora viene tenuto in isolamento da mesi, ma è stato sottoposto a Tso, vista la sua condizione di disagio psichiatrico. Addirittura in alcune sezioni si fa fatica ad entrare per via dello stato di agitazione di alcuni detenuti. Persone malate che come più volte ho denunciato non dovrebbero stare lì”. Queste le dichiarazioni di Irene Testa, garante regionale delle persone private della libertà della Sardegna.
di Currò Dossi
Corriere dell’Alto Adige, 17 aprile 2024
La visita degli avvocati dell’Aiga. Gnecchi: “Scabbia sottovalutata, ora si applicherà un protocollo. I detenuti sono preoccupati per la scabbia, e le condizioni delle docce sono indecenti”. Le note positive: da novembre c’è un nuovo direttore (“erano 25 anni che non veniva bandito il concorso”), Giovangiuseppe Monti, e il rapporto con prefetto e procuratore è ottimo (con quest’ultimo “che si è attivato in prima persona per accelerare sulla realizzazione delle celle di sicurezza”). Quelle negative (che si aggiungono a quelle ben note su sovraffollamento, mancanza di personale e fatiscenza della struttura): il “completo disinteresse” da parte di sindaco e presidente della Provincia, il fatto che i casi di scabbia siano stati “sottovalutati dal presidio sanitario interno”, e le condizioni “indecenti” delle docce.
di Raimonda Lobina*
elbareport.it, 17 aprile 2024
La Garante dei diritti delle persona private della libertà personale del Comune di Porto Azzurro - Casa di Reclusione “Pasquale de Santis” aderisce all’iniziativa nazionale della Conferenza nazionale dei Garanti Territoriali delle persone private della libertà e fa suo l’appello, redatto in condivisone con Garanti Territoriali e volto a denunciare la grave situazione in cui versano gli istituti penitenziari italiani ed in particolare l’incessante incremento dei suicidi a partire dall’inizio di questo anno. Se è vero che nella Casa di Reclusione di Porto Azzurro finora non si sono registrati casi drammatici (e di questo bisogna dare atto alla professionalità dei suoi operatori e, in primis, della P.P., nonché dei volontari che operano in carcere), è anche vero che la situazione è comunque critica e servono interventi urgenti da parte del Governo.
di Valentina Reggiani
Il Resto del Carlino, 17 aprile 2024
Torna l’evento, in programma dal 16 al 19 maggio, con appuntamenti in città, Carpi, Sassuolo e Pavullo. Interverranno politici, giuristi e anche condannati, tra cui Ricky Jackson, in cella 39 anni da innocente. Fine vita, ingiusta detenzione e un approfondimento sulla maternità surrogata. Sono questi i macro-temi che saranno via via affrontati nell’ambito dell’attesa e quinta edizione del Festival della Giustizia penale, in programma dal 16 al 19 maggio a Modena, Carpi, Sassuolo e Pavullo. La nuova edizione, presentata ieri mattina nel dipartimento di Giurisprudenza, che la ospita sin dal primo anno è infatti incentrata su: ‘La vita e la morte nella giustizia penalè. Tantissimi e illustri gli ospiti: politici, professori, giornalisti, ministri, esponenti di associazioni nazionali ma anche Ricky Jackson, afroamericano di 57 anni che ha trascorso 39 lunghi anni dietro le sbarre, da innocente. L’uomo è stato scagionato dopo aver trascorso la sua vita in carcere, accusato di un omicidio che in realtà non aveva commesso. “Ci saranno ospiti nazionali e internazionali, come è nella storia del festival - spiega il professor Luca Luparia, direttore scientifico del festival - e ci saranno poi spettacoli teatrali e mostre. Avremo anche tantissime persone che hanno subito processi penali: il tema di quest’anno non è solo il fine vita ma anche l’impatto della giustizia penale sulla vita delle persone”.
di Giulio Lolli
bandieragialla.it, 17 aprile 2024
Con l’edizione 2024 della Settimana della Giustizia riparativa, presentata dall’assessore Rizzo Nervo e dal provveditore Enza Rando, anche quest’anno la direttrice del carcere della Dozza, Rosa Alba Casella, si è spesa in maniera mirabile, con il prezioso aiuto della funzionaria giuridico-pedagogica Krizia Stella e degli operatori del carcere, per cercare di rendere comprensibile ai detenuti la rivoluzionaria idea della giustizia riparativa. Notevole il livello degli ospiti, tra i quali hanno spiccato gli interventi del cardinale Matteo Maria Zuppi e dell’ex P.M. Gherardo Colombo. L’unicità dell’esperienza come mediatore nei teatri di guerra di mons. Zuppi ha permesso di mostrare ai partecipanti, con due esempi di livello internazionale, la validità della mediazione e lo spirito con cui deve essere intrapresa. Infatti è stato lo spirito bellicista di Vladimir Putin, che non ha voluto incontrarlo, a fare fallire il faticoso tentativo, voluto dalla Santa Sede, di portare la pace in Ucraina; la mediazione ha comunque permesso il ritorno alle loro famiglie di centinaia di bambini ucraini rapiti dai soldati russi.
di Lorenzo Adorni
casateonline.it, 17 aprile 2024
“Mi sono dimesso con 14 anni di anticipo dalla magistratura e la ragione preponderante è legata al carcere: più vado avanti, più penso che sia un assurdo”. Un’affermazione forte, allo stesso tempo una riflessione profonda, con la quale l’ex magistrato Gherardo Colombo ha aperto il suo intervento presso i locali dell’oratorio di Campofiorenzo durante un incontro organizzato lunedì 15 aprile da Romano Limonta e dall’associazione Sulle Regole. Una presa di posizione, quella dell’ex pubblico ministero, non certo nuova. Nel 2007, anno in cui lasciò il Consiglio Superiore della Magistratura e ogni incarico nel mondo della giustizia, spiegò come non sopportasse più l’idea di mandare persone in carcere.
di Alma Martina Poggi
La Nazione, 17 aprile 2024
“Dirimpetto. La rete nell’abisso” spettacolo teatrale realizzato col contributo della Fondazione Carispezia. Accorciare le distanze. Scavalcare e abbattere finalmente quel muro, cortina ideale - e forse, per questo, ancor più invalicabile - per scoprirvi dietro tutta la bellezza di un’umanità che, mettendosi in gioco, ha ritrovato speranza e con essa il riscatto sociale. “Dirimpetto. La rete nell’abisso” è lo spettacolo teatrale che si terrà giovedì 2 maggio, alle ore 21, al teatro Civico della Spezia. Ideato e diretto dall’impresa culturale e creativa spezzina “Scarti” - Centro di produzione teatrale d’innovazione, è l’evento finale della sesta edizione del progetto “Per Aspera ad Astra - Come riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza” che, approdando per la prima volta nel principale teatro della provincia, grazie al patrocinio del Comune della Spezia; vedrà sulla scena detenuti della casa circondariale della Spezia e studenti spezzini (nella foto). L’iniziativa, di carattere nazionale, è promossa da Acri e sostenuta da 11 Fondazioni, tra cui Fondazione Carispezia. “Siamo orgogliosi - dice Andrea Corradino, presidente di Fondazione Carispezia - di essere tra i promotori di questo progetto fin dalla sua prima edizione e ringrazio la direttrice della Casa circondariale della Spezia, Maria Cristina Biggi, che da subito, con entusiasmo, ha contribuito in maniera determinante affinché questo progetto diventasse importante”.
di Veronica Tuzii
Corriere del Veneto, 17 aprile 2024
“Siamo con voi nella notte”. È la scritta che campeggia su un muro del cortile destinato all’ora d’aria della Casa di reclusione femminile della Giudecca. Un’opera che rappresenta un invito a liberarsi dai confini simbolici e vivere liberi, anche dai pregiudizi. A firmarla il collettivo Claire Fontaine, lo stesso che ha dato il titolo alla 60. Biennale d’Arte, “Stranieri Ovunque - Foreigners Everywhere”. Il Dicastero per la Cultura e l’Educazione vi partecipa dedicando il Padiglione della Santa Sede (partner del progetto il ministero della Giustizia-Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria) al tema dei diritti umani e alla figura degli ultimi, perno centrale del Pontificato di Papa Francesco, che il prossimo 28 aprile visiterà il Padiglione, proprio all’interno del carcere veneziano. Il cardinale José Tolentino de Mendonça, Prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede e Commissario del Padiglione, ha affidato la curatela della mostra “Con i miei occhi” a Chiara Parisi e Bruno Racine, che hanno chiamato otto artisti. E se il Papa arriverà in elicottero il 28 alle 8 (prima tappa visita che lo porterà poi alla Chiesa della Salute e in Piazza San Marco), le persone che vogliono visitare dal 20 aprile al 24 novembre la mostra dovranno prenotarsi sul sito Coopculture.it. A condurre le visite guidate sono detenute-conferenziere. Il visitatore trova sulla Fondamenta “Father”, la grande opera di Maurizio Cattelan sulla facciata della Cappella: due enormi piedi che hanno fatto molta strada, rimando all’iconografia del “Cristo morto” di Mantegna e della crocifissione dipinta da Caravaggio. La visita inizia dopo aver consegnato documento d’identità, borse e cellulare. “Il percorso senza telefoni e documenti permette alle detenute di guidare i visitatori “con i loro occhi”, rimarcano i curatori. Noi siamo stati accolti da Paola e Manuela. La prima tappa è nella caffetteria tappezzata dalle opere dell’icona della pop art Corita Kent (unica artista non vivente), suora artista, attivista e pacifista. Sui muri della calle Cavana sfilano placche di lava smaltata create da Simone Fattal, un percorso di riscoperta dell’io attraverso versi di Shakespeare, Etel Adnan e delle detenute della Casa. In fondo un’altra opera di Claire Fontaine, un occhio sbarrato, metafora della gente che non vuol vedere. Racconta le 12 ore prima dell’uscita dal carcere un cortometraggio di 16 minuti di Marco Perego con protagonista Zoe Saldana girato nel cuore della Casa di reclusione e reso speciale dall’intensa partecipazione delle detenute in veste di attrici. Si prosegue con la galleria di ritratti degli affetti realizzata da Claire Tabouret partendo da fotografie consegnategli dalle detenute. La nostra guida si commuove: “questa è mia nonna e ci sono anche io, a 11 mesi”. L’approdo è nella chiesa sconsacrata dedicata a Santa Maria Maddalena degli Angeli con l’installazione di Sonia Gomes composta da sculture sospese, dal titolo “Sinfonia”. Manca un’artista, la coreografa e danzatrice, Bintou Dembélé, che in settembre proporrà una coreografia composta per le detenute e con la loro partecipazione. Uscendo dal percorso, “Sapremo ancora cos’è “vedere con i nostri occhi”?”, chiede il Cardinal José Tolentino de Mendonça.









