di Alessia Candito
La Repubblica, 18 aprile 2024
Siamo entrati nel centro per i rimpatri di Caltanissetta e abbiamo incontrato i 73 trattenuti, fra loro anche un iraniano, con un grave disagio psichico e che agli ayatollah non potrà essere consegnato mai. “Lo sai che qui ci trattano come animali? Neanche un nome abbiamo più. Siamo un numero”. Mehdi è mani che si aggrappano a una griglia, occhi neri che superano le grate, un urlo che vuole essere di rabbia, ma sa solo di disperazione. Ed è un ragazzino. Ha 23 anni, ma sembra più piccolo, il suo italiano - quasi perfetto - sa di Nord Italia. Arrivato da minorenne è inciampato, ha commesso un reato, è finito in comunità. A Caltanissetta ci era arrivato per un progetto, parte del suo programma di riabilitazione. Ma gli hanno contestato la non convivenza con la sorella, che ha cittadinanza italiana. Ed è finito nel cpr di Pian del lago.
di Maurizio Ambrosini
Avvenire, 18 aprile 2024
Nel dibattito si confondono e si sovrappongono immigrati, richiedenti asilo e persone sbarcate dal mare. E l’etichetta di “ingressi irregolari” getta una coltre di sospetto su chiunque arrivi. Tra le ragioni addotte per celebrare il Patto su immigrazione e asilo appena approvato dal Parlamento europeo, giusto in tempo per poter esibire un risultato in vista delle elezioni di giugno, campeggia la duplice idea di un’Unione Europea assediata dai migranti e di un’Europa meridionale sottoposta a una pressione migratoria eccessiva e sperequata rispetto ai partner centro-settentrionali. Come avviene spesso, nel dibattito pubblico si confondono e si sovrappongono immigrati, richiedenti asilo e persone sbarcate dal mare. L’etichetta di “ingressi irregolari”, getta una coltre di sospetto e stigmatizzazione su chiunque arrivi in modo spontaneo in Europa, come se, tra l’altro, gli fosse possibile seguire delle vie legali praticamente inesistenti per fuggire dalle zone di guerra, cercando scampo in un territorio che si fa vanto di proteggere i diritti umani fondamentali.
di Vitalba Azzolini*
Il Domani, 18 aprile 2024
Cosa cambia per l’Italia con il Patto per la migrazione e l’asilo, approvato lo scorso 10 aprile dal Parlamento europeo, e in procinto di essere approvato anche dal Consiglio? Per l’Italia cambia poco o niente. Il Patto non scardina il principio base del regolamento di Dublino: sul Paese di primo ingresso continua a gravare l’accoglienza dei migranti e la valutazione delle loro domande d’asilo. Le deroghe a tale principio - ricongiungimenti familiari, conoscenza della lingua o ottenimento di un titolo di studio in uno Stato membro consentiranno di chiedere l’asilo a un Paese diverso da quello di arrivo - non sposteranno numeri rilevanti di migranti.
di Pierfrancesco Curzi
Il Fatto Quotidiano, 18 aprile 2024
“Tremila migranti? Qui al massimo ne entra un migliaio”. “Questa è un’area militare, non si può entrare”. Una strada stretta e tortuosa percorre il perimetro dell’ex base utilizzata fino ai primi anni Novanta in tempo di Guerra Fredda, quando anche il sistema dittatoriale albanese è collassato seguendo l’esempio di quanto accaduto in Russia e Jugoslavia. È lì dentro, oltre un cancello sigillato e controllato a vista da zelanti guardiani, che sorgerà una copia del Centro di permanenza per i rimpatri di Ponte Galeria. Non siamo alla periferia ovest di Roma, ma nell’Albania settentrionale, a una manciata di chilometri dal confine col Montenegro, in una zona distante da tutto e tutti. Occhio non vede, cuore non duole. È la metà di aprile e secondo la volontà espressa dal nostro governo il centro di raccolta dei migranti tra i villaggi di Gjader e Kakariq dovrebbe entrare in funzione il 20 maggio prossimo anche se secondo documenti della Difesa citati da Repubblica ormai è chiaro che tutto sarà rinviato a novembre.
di Matteo Garavoglia
Il Manifesto, 18 aprile 2024
Accordo su tre progetti per 100 milioni di euro, ma con il presidente non si parla di flussi. La visita lampo di ieri in Tunisia della prima ministra Giorgia Meloni ha rilevato due aspetti. Il primo è che i rapporti tra Roma e Tunisi continuano a essere solidi, nonostante in passato il presidente della Repubblica Kais Saied abbia sollevato a più riprese diverse criticità sull’operato della sponda nord del Mediterraneo. Il secondo è che la retorica scelta da Palazzo Chigi tende a scontrarsi con la realtà che sta vivendo il piccolo Stato nordafricano.
di Leonardo Di Paco
La Stampa, 18 aprile 2024
Il materiale (spesso pericoloso) viene stipato nei container e spedito in Tunisia, Ghana, Senegal e Mauritania. Un giro d’affari illecito che nel mondo vale 20 miliardi di euro. Solo negli ultimi mesi sono scattati sequestri in Toscana, Campania ed Emilia-Romagna. Non serve essere dei giramondo, neppure degli esperti di geo-economia; basta aprire YouTube e scrivere “rifiuti Africa” per rendersi conto della portata del fenomeno. I video di adulti e bambini intenti a camminare in nauseanti poltiglie nere, scalare montagne di rifiuti o a bruciare ogni tipo di spazzatura, tessile o elettronica non fa differenza, sono centinaia. E mostrano senza filtri il lato oscuro del consumismo Occidentale che trasforma l’Africa (ma non solo) in una pattumiera dove gettare quotidianamente tonnellate di scarti, che spesso non sono neppure rifiuti veri e propri ma solo prodotti “sorpassati” da altri più moderni e performanti. L’attività di queste persone in inglese ha un nome specifico, “scrapping”, e rappresenta una vera e propria industria a mani nude: apertura, divisone delle parti, selezione, rottamazione dell’oggetto.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 17 aprile 2024
Nel cuore della controversia che attanaglia le istituzioni penitenziarie italiane, emerge un dubbio dilagante: tra annunci mediatici e bufale politiche, cosa resta davvero di concreto per risolvere la crisi carceraria che affligge il Paese? Due vicende, apparentemente distinte ma intimamente collegate, gettano luce su questa oscura realtà. Il primo capitolo di questo dramma si svolge a Cagliari-Uta, dove si annuncia l’apertura del Padiglione 41bis della Casa Circondariale Ettore Scalas. Tuttavia, la realtà si rivela ben diversa dalle prospettive dipinte dagli annunci ufficiali. Il taglio del nastro, inizialmente previsto per il 20 marzo, è stato rimandato sine die.
di Pietro Pellegrini*
Il Manifesto, 17 aprile 2024
Nel 2024 sono già 31 i suicidi avvenuti nelle carceri. Ogni suicidio è un evento sentinella che richiede un’analisi organizzativa a maggior ragione quando il tasso è 20 volte superiore a quello della popolazione generale. Dagli studi emerge la rilevanza di periodi critici (udienze, fine pena), delle stagioni (l’estate), delle sedi della detenzione (media sicurezza) e del sovraffollamento. Nel 2024 i detenuti hanno superato 61 mila con un incremento di 400-500 persone al mese. In carcere risultano 20 madri con 21 bambini. Il suicidio riguarda anche gli agenti della polizia penitenziaria che hanno tassi di suicidio doppi rispetto alle altre Forze dell’Ordine e tripli rispetto alla popolazione generale.
di Paolo Frosina
Il Fatto Quotidiano, 17 aprile 2024
È questo l’indulto mascherato previsto in una proposta di legge del renziano Roberto Giachetti, che martedì, grazie all’assist decisivo di Forza Italia, sarà incardinata in Commissione Giustizia alla Camera. Come soluzione al dramma dei suicidi in cella - già 16 quest’anno, l’ultimo giovedì a Genova - Giachetti vuole potenziare il beneficio della liberazione anticipata, volgarmente detto “sconto di pena per buona condotta”. Al momento, se il detenuto “ha dato prova di partecipazione all’opera di rieducazione”, possono essergli abbuonati 45 giorni ogni sei mesi: se la proposta diventerà legge, si passerà per due anni a 75, dopodiché a 60 a tempo indeterminato. Insomma, un anno di pena si ridurrebbe a sette mesi e poi a otto. Un regalo retroattivo di cui potrebbero godere i condannati per qualsiasi reato: in primis i colletti bianchi, ma anche assassini, stupratori e persino i mafiosi non pentiti. La liberazione anticipata, infatti, è l’unico beneficio escluso dal regime dei reati ostativi.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 17 aprile 2024
La leggina sfolla-carceri lentamente va ed è già questa una notizia. A fronte di un grande sovraffollamento carcerario, infatti, che aumenta al ritmo di 400 presenze in più ogni mese (sono 61.049 i detenuti al 31 marzo), il governo sa che presto si supererà la linea rossa e che sarà inevitabile una procedura d’infrazione europea. Si cerca di correre ai ripari, allora. E perciò viene guardato con occhio benevolo, anche se in totale silenzio perché la Lega è pronta a farne un caso, un ddl presentato in Parlamento da Roberto Giachetti, Italia Viva.
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