di Giovanni Fiandaca
Il Foglio, 1 dicembre 2023
La denuncia del ministro Crosetto sulla “opposizione giudiziaria” ha suscitato critiche. Ma nei sistemi democratici la funzione di “contropotere” della magistratura esiste. Come distinguere i ruoli. Le accese polemiche seguite alle dichiarazioni del ministro Crosetto al Corriere della sera ripropongono l’annosa e controversa questione della politicizzazione della magistratura o, comunque, del ruolo politico da essa svolto all’interno del sistema politico complessivo.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 1 dicembre 2023
Il ministro al Csm tesse la pace. Ma AreaDg rilancia la polemica. “Tutti sanno che a questo mondo non vi è nulla di eterno tranne le parole del Signore, il resto è mutevole, anche la Costituzione. Ma posso assicurare che se un domani dovesse essere cambiata la Costituzione mai ci sarebbe una soggezione del pm al poter esecutivo”. Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio, nella sua prima visita al Consiglio superiore della magistratura, alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella che ha presieduto il plenum straordinario.
di Giulia Merlo
Il Domani, 1 dicembre 2023
Sotto gli occhi di Mattarella il ministro ha usato toni pacati e concilianti. Ha parlato di “leale collaborazione” e ha evitato i temi più divisivi. Dopo giorni di burrasca, il ministro della Giustizia Carlo Nordio si è adoperato per cercare di far tornare il sereno con la magistratura. La decisione ha avuto una regia di palazzo Chigi: la premier Giorgia Meloni, preoccupata per l’escalation degli ultimi giorni, avrebbe concertato con il suo guardasigilli una strategia per chiudere lo scontro.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 1 dicembre 2023
Il ministro prova a schivare le polemiche, ma la sinistra lo punge. Intanto il caso Delmastro continua ad agitare la maggioranza. La strada che prima o poi porterà alla riforma della giustizia è lastricata di buone intenzioni e di cattivi pensieri. Le prime sono quelle di Nordio, che ieri al plenum straordinario del Csm ha tentato la distensione con la giurisdizione sotto gli occhi di Sergio Mattarella. I secondi sono di una parte molto consistente della maggioranza, convinta che l’offensiva giudiziaria si manifesterà implacabile alla vigilia delle europee e già furiosa per il rinvio a giudizio del sottosegretario Andrea Delmastro, difeso a spada tratta come un eroe del libero pensiero (e della libera circolazione di documenti riservati).
di Alberto Cisterna*
Il Dubbio, 1 dicembre 2023
In una città del Sud, del profondo Sud. Una di quelle città assetate d’estate sol perché durante l’inverno è piovuto poco e perché le falle negli acquedotti non sono mai riparate per bene in modo da mantenere in piedi il mercato dei lavori di somma urgenza da assegnare alle ditte amiche. In una piazza agitata da un popolo esasperato, il prefetto mandato a svernare da Roma per il solito tribolato triennio nel meridione aveva convocato i responsabili dell’acquedotto comunale per chiedere loro di scavare ancora, di raggiungere nuove falde per immettere altra acqua nei pozzi. I malcapitati, dalla coda di paglia, risposero che a farlo avrebbero raggiunto il livello del mare e l’acqua salata avrebbe contaminato per sempre le sorgenti sotterranee provenienti dalla montagna. La risposta fu secca: “Perforate” e l’acqua resta salata da decenni in quella città.
La convinzione sbagliata e pericolosa di far rispettare la legge, anziché di limitarsi ad applicarla
di Iuri Maria Prado
Il Foglio, 1 dicembre 2023
Il magistrato non è né un carabiniere, né un vigile urbano. Spetta a loro, non al potere giudiziario, assicurare il rispetto delle leggi. Non sarà, forse, “il” problema dell’amministrazione della giustizia, visto che questo comparto della cosa pubblica ne ha tanti e tutti molto gravi: ma certamente è una questione molto rilevante, che in modo inavvertito ha contaminato in profondità il senso comune della giustizia e il rapporto tra la giurisdizione e la società, tra la magistratura e i cittadini. Si tratta dell’idea, energicamente propugnata dai ranghi più bassi a quelli più alti del potere giudiziario militante, secondo cui il magistrato avrebbe il compito di “far rispettare la legge”.
di Raffaele Marmo
Il Giorno, 1 dicembre 2023
Il presidente dell’Associazione dei magistrati: “Nessuna opposizione giudiziaria. Tra le istituzioni può esserci franca dialettica, nel pieno rispetto dei ruoli”.
Presidente Santalucia, il ministro Nordio e il vicepresidente del Csm, Pinelli, alla presenza del Capo dello Stato, hanno siglato una nuova tregua politica-magistratura?
di Francesco Petrelli
L’Unità, 1 dicembre 2023
L’epoca buia del terrorismo segnò l’avvento dello strapotere della magistratura, che dagli anni 70 entrò sempre più a gamba tesa (vedi Mani Pulite) sugli equilibri della nostra democrazia. Ha ricordato con nostalgia, il dott. Spataro, i tempi del terrorismo allorquando magistratura e politica, assieme, scrivevano le leggi. Si trattava allora di una terribile emergenza, di una pagina buia della nostra democrazia che secondo molti commentatori ed analisti, lasciò una traccia indelebile negli equilibri politici ed istituzionali del Paese, alterati proprio nel fondamentale rapporto fra quei due diversi poteri. Il sentir evocare quella drammatica stagione solo come un momento favorevole per la storia dei rapporti fra politica e magistratura lascia per questo piuttosto perplessi.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 1 dicembre 2023
I magistrati di Caltanissetta si sono recati all’Aisi per perquisire l’ufficio dove lavora una delle figlie dell’ex capo della squadra mobile di Palermo, Arnaldo La Barbera, morto nel 2002 e sospettato di aver acquisito illecitamente l’agenda del magistrato. La procura bussa a casa dei servizi segreti. Nei giorni scorsi alcuni quotidiani hanno riportato le ultime novità sull’eterna ricerca dell’agenda rossa di Paolo Borsellino: la procura di Caltanissetta lo scorso settembre ha fatto perquisire le case dei famigliari di Arnaldo La Barbera, l’ex capo della squadra mobile di Palermo morto nel 2002.
Il Resto del Carlino, 1 dicembre 2023
“Su 3.500 detenuti nelle carceri dell’Emilia Romagna (di cui 2.600 con condanne definitive), circa 900 vengono occupati alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria nei cosiddetti lavori domestici: aiuto cuoco, pulizie, manutenzioni, gestione della spesa. Decisamente minoritaria invece, circa centocinquanta persone, la quota di chi opera all’interno della struttura ma alle dipendenze di aziende esterne in mansioni quali falegnameria, lavanderia, produzione di pasta fresca, sartoria, coltivazioni agricole, etc. Un ulteriore centinaio, infine, ha la possibilità di accedere al lavoro esterno”. Questa la fotografia della situazione lavoratori dei detenuti nelle carceri della regione tracciata da Roberto Cavalieri, garante regionale dei detenuti.
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