di Alessandra Arachi
Corriere della Sera, 2 dicembre 2023
E nel 2040 solo una coppia su 4 avrà figli. La relazione annuale dell’istituto: il 74% è favorevole all’eutanasia. Nel 2050 ci saranno 4,5 milioni di cittadini in meno. Il rapporto annuale del Censis la chiama “ipertrofia emotiva”. Il risultato è che oggi per gli italiani tutto è emergenza, dunque, alla fine, nulla lo è veramente. Per capire: l’84% degli italiani è impaurito dal clima impazzito, il 73,4% teme per il futuro del Paese per i suoi problemi strutturali, il 73% è convinto che per via degli sconvolgimenti globali arriveranno in Italia sempre più migranti e non sapremo come gestirli. Ma ancora: il 53% teme il collasso finanziario dello Stato, il 60% ha paura dell’esplosione di un conflitto globale e il 50% è convinto che non abbiamo abbastanza difese contro il terrorismo. Ma a fronte di tutto questo l’istituto di ricerca rileva che nulla smuove i cittadini che sono “sonnambuli”, sprofondati in un sonno che li rende “ciechi davanti ai presagi”.
di Alessandro Rosina
La Stampa, 2 dicembre 2023
L’Italia si è disinteressata sia della loro diminuzione sia della formazione, la sensazione è vivere in una società che non offre la possibilità di contare. Le dinamiche demografiche italiane, in assenza di adeguati correttivi, stanno spostando il Paese verso un progressivo indebolimento del ruolo delle nuove generazioni nei processi di sviluppo e nelle scelte collettive. La conseguenza, per i giovani, è la percezione di non riuscire ad incidere sul futuro a partire dalle scelte di oggi e il timore di doversi adattare a un Paese in cui sempre meno si riconoscono.
di Giuseppe Spadaro
Il Domani, 2 dicembre 2023
La violenza “assistita” è assai difficile da provare in sede giudiziaria ma provoca un danno invisibile. Ma ciò che maggiormente preoccupa e che si rileva nelle aule dei tribunali minorili è il meccanismo di riproduzione e di adattamento negativo, all’interno della sfera adolescenziale, della violenza di genere che abbiamo visto declinata per gli adulti. Solo a seguito della tragica morte della povera Giulia Cecchettin la violenza di genere è divenuta un tema ricorrente nel dibattito pubblico ed è di tutta evidenza come ancora non sia sufficiente quanto messo in atto in termini di politiche di contrasto, ricerche, progetti di sensibilizzazione e di formazione.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 2 dicembre 2023
I pm chiedono il commissariamento immediato. Frode, tre gli indagati. False convenzioni in Prefettura con una serie di enti, associazioni, parrocchie che erano all’oscuro di tutto. È sotto la responsabilità del ministero dell’Interno attraverso la Prefettura, che nell’ottobre-novembre 2022 ne appaltò per 4 milioni e 400.000 euro la gestione per 12 mesi alla società privata La Martinina srl di Pontecagnano (Salerno): ma per la Procura di Milano le inadempienze del gestore sono tali e tante che il Cpr-Centro permanenza rimpatri in via Corelli 28, per essere bonificato e fatto rientrare nella legalità, deve essere subito commissariato (aggiornamento: si indaga anche per droga).
di Andrea Siravo
La Stampa, 2 dicembre 2023
Blitz della Finanza in via Corelli per verificare la gestione di Martinina. Tutti i servizi promessi risultano “assenti e comunque gravemente deficitari”. Al Cpr di Milano quando ieri mattina hanno suonato al cancello si aspettavano l’arrivo di un nuovo migrante destinato a essere espulso. Non certo di vedere i militari della Guardia di Finanza e i pm della Procura.
di Simone Bauducco
Il Fatto Quotidiano, 2 dicembre 2023
Tentativi di suicidio, abuso di psicofarmaci e cibo coi vermi. Persone identificate con numeri, cibo scaduto con i vermi, difficoltà nell’accesso alle cure e uso di psicofarmaci in gran quantità che genera una “zombizzazione” dei trattenuti. È questo il quadro che emerge dal report dell’associazione Naga e della rete Mai più Lager-No Cpr che per un anno hanno raccolto testimonianze e documenti sulle condizioni del Centro di Permanenza per i Rimpatri di via Corelli a Milano.
di Andrea Siravo
La Stampa, 2 dicembre 2023
L’accordo Italia-Albania? Rischiamo di creare la nostra piccola Guantánamo”. L’ex senatore denuncia le irregolarità dopo i sopralluoghi nei Centri di permanenza per il rimpatrio di Milano e Roma. Il fine settimana del 5 giugno 2021 e il 29 maggio 2022 l’ex senatore Gregorio De Falco era entrato nel Centro di permanenza per il rimpatrio di Milano. Quel caseggiato di cemento grigio in fondo via Corelli dove venerdì primo dicembre hanno fatto i militari della Guardia di Finanza e i pm di Milano. Un’ispezione effettuata nell’ambito di un’inchiesta sulle presunte irregolarità nell’affidamento dell’appalto Martinina srl e la successiva gestione dei servizi.
di Roberto Maggioni
Il Manifesto, 2 dicembre 2023
L’inchiesta della Procura di Milano parte anche dalle segnalazioni dell’ex senatore 5Stelle che fece due ispezioni: “Il gestore del centro ha tutto l’interesse a trattenere il maggior numero di persone perché è pagato per quello. Se nessuno controlla può succedere qualsiasi cosa, e infatti succede”.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 2 dicembre 2023
L’intesa Meloni-Rama. Un documento interno del governo rivela: costi altissimi per allestire tre strutture dove ci sarà posto per 720 migranti. Un hotspot nel porto di Shengjin, un luogo di trattenimento e un Cpr a Gjader. E mancano ancora le spese per l’ente gestore e i trasferimenti navali a bordo di mezzi militari. Circola nelle mail dei funzionari dei ministeri coinvolti un prospetto complessivo sul totale dei costi stimati per i centri italiani in terra albanese e accende una prima luce sull’impegno economico della nuova scommessa di Meloni: almeno 92,5 milioni di euro il primo anno e poi 49 per ognuno dei quattro successivi previsti dall’intesa quinquennale. Nel documento che il manifesto ha potuto visionare, finora inedito, c’è un numero importante che smentisce gli annunci della premier: saranno 720, e non 3mila, i migranti trattenuti contemporaneamente oltre Adriatico nella migliore delle ipotesi. Almeno nella fase di avvio del progetto, che da protocollo prevede un totale “non superiore” a quello dichiarato dalla presidente del Consiglio.
di Massimo Cacciari
La Stampa, 2 dicembre 2023
Le potenze mondiali dovrebbero convocare un summit per fermare il conflitto e creare uno Stato palestinese. All’Occidente serve un accordo durevole tra leader responsabili, l’occupazione di terra produce solo terrorismo. Resisterà la tregua? Saprà svolgersi in una reale ricerca di accordo? Questo si chiedevano tutti qualche ora fa. La risposta sembra tragica: no, la guerra continua, si riaccende. Ma con quali prospettive? Eppure sembra del tutto chiaro che queste si riducono essenzialmente a due, e chiaro anche quali di ognuna siano le conseguenze. La prima alternativa è quella che tutti dovrebbero augurarsi e per la quale tutte le potenze globali dovrebbero lavorare: la convocazione di una Conferenza internazionale di pace. Soltanto essa potrebbe produrre mutamenti immediati negli assetti delle rispettive leadership, la cui inadeguatezza è palese, e riaprire le possibilità di accordi tra Palestina e Israele, possibilità calpestate da una parte e dall’altra dopo Camp David e Oslo. Solo una Conferenza di pace può avviare concretamente il processo verso la formazione di uno Stato palestinese, che non sia l’imitazione di un lager e dunque il grembo sempre fecondo di Hamas, di uno Stato retto da leader responsabili e dunque capace di riconoscere sine glossa il diritto a esistere dello Stato di Israele.
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