di Susanna Rugghia e Chiara Sgreccia
L’Espresso, 10 marzo 2024
Il ministero dell’Interno Matteo Piantedosi, braccio armato dell’esecutivo, mantiene l’ordine facendo uso della forza. E sacrificando le libertà individuali. I casi sono ormai numerosi. Esigere ordine e disciplina. Non è solo un imperativo fascista, ma, pare, anche quello della gestione della pubblica sicurezza nell’era di Matteo Piantedosi ministro dell’Interno. Un imperativo che, però, nella pratica si è trasformato nella tutela della sicurezza di alcuni a scapito della garanzia dei diritti di tutti.
di Marco Imarisio
Corriere della Sera, 10 marzo 2024
A Oulx, sulle Alpi, tra gli operatori che aiutano i disperati: “Molti non hanno idea del gelo che li aspetta in quota. Uno su due ce la fa, chi viene respinto torna e ci riprova”. Nel piazzale della stazione non c’è nessuno. Il bar è chiuso. L’app meteo dell’iPhone fa sapere che siamo abbondantemente sottozero. Sono le 20 della prima domenica di marzo. I quattro ragazzi di colore appena scesi dalla corriera giunta da Torino si guardano intorno sperduti. Due di loro calzano scarpe di tela che al primo affondo nel cumulo di neve ai bordi della strada si inzuppano. I fari della Volante che sopraggiunge ad andatura lenta li paralizzano. L’agente sul sedile accanto alla guida apre la portiera, ma non scende neppure dall’auto. Non chiede documenti, non fa domande. Perché dovrebbe, in fondo sa già tutto, è la solita storia. “Prendete dritto per quel viale, che si chiama Montenero” dice recitando una formula che conosce e memoria, aiutandosi con i gesti e con un francese rudimentale. “Poi quando vedete il cartello girate a sinistra, fate ancora cento metri e siete arrivati”.
di Chiara Cruciati
Il Manifesto, 10 marzo 2024
Il rapporto dell’agenzia delle Nazioni unite, sotto attacco: pestaggi, waterboarding, aggressioni con i cani, violenze sessuali, i metodi usati negli interrogatori. Israele: 450 impiegati sono miliziani. Ma non dà prove. Canada e Svezia riprendono i finanziamenti. Il sistema di ingresso e distribuzione degli aiuti a Gaza, ideato da Israele, è pensato per non funzionare: ritardi, blocchi improvvisi, liste fantasma di prodotti off limits, dai sacchi a pelo alle merendine al cioccolato “perché non sono beni essenziali”. Se l’unica reale soluzione alla catastrofe umanitaria resta il cessate il fuoco, in assenza di tregua il modo migliore per attenuarla è aprire i valichi terrestri. Non avviene nemmeno questo e gli alleati occidentali di Israele si inventano di tutto, dai paracaduti ai porti galleggianti.
di Antonella Napoli
L’Espresso, 10 marzo 2024
Il conflitto scoppiato nel 2023 ha causato migliaia di morti e spinto 11 milioni di persone a fuggire. Chi resta è in balia di violenze e carenza di cibo. Nel silenzio della comunità internazionale. Suliman Ahmed Hamid ha profondi occhi scuri. Uno sguardo che non lascia indifferenti, nonostante la luce che li faceva brillare sia offuscata da stenti e dolore. Italiano d’adozione, 69 anni, di cui 15 trascorsi a Roma, Suliman è fuggito dal Sudan in guerra. Emblema del dramma di un popolo dimenticato, la sua storia inizia con il nuovo conflitto scoppiato il 15 aprile del 2023, che ha costretto 11 milioni di persone a scappare dalle loro case e ha causato un numero incalcolabile di morti. Almeno 20 mila, la maggior parte provocati dai bombardamenti delle Forze armate sudanesi, ma anche dalla ripresa della pulizia etnica nella regione del Darfur perpetrata dalle Forze di supporto rapido (Rsf) che si contrappongono all’esercito regolare.
di Marta Serafini
Corriere della Sera, 10 marzo 2024
È stato un 8 marzo che ha visto il dibattito sui media concentrarsi giustamente sui diritti delle donne nel nostro Paese e all’estero ma che si è scordato di Kabul. Le ragazze italiane, quelle iraniane, le ucraine, le israeliane e le palestinesi. È stato un 8 marzo che ha visto il dibattito sui media concentrarsi giustamente sui diritti delle donne nel nostro Paese e all’estero ma che si è scordato delle afghane. Quelle stesse giovani di cui abbiamo parlato e scritto per oltre 20 anni ora sembrano essere scivolate nell’oblio, come se le loro sofferenze e le loro privazioni non ci riguardassero più. Eppure le afghane sono le uniche al mondo cui viene vietato per legge di studiare all’università.
di Corrado Marcetti*
Fuori Binario, 9 marzo 2024
Una riflessione sulla sentenza della Corte Costituzionale n. 10 del 26 gennaio 2024, che ha riconosciuto il diritto soggettivo all’affettività e alla sessualità delle persone detenute. La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 10 del 26 gennaio 2024, ha riconosciuto il diritto soggettivo all’affettività e alla sessualità delle persone detenute sancendo l’incostituzionalità dell’art.18 dell’ordinamento penitenziario che impedisce, con l’imposizione del controllo visivo, qualsiasi carattere di riservatezza nelle sale colloqui. Dopo una lunga serie di interpellanze, tergiversazioni e rimandi, la “questione” delle relazioni affettive in carcere raggiunge finalmente un approdo positivo.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 9 marzo 2024
Dopo l’inchiesta di Perugia sui presunti accessi abusivi la politica si mobilita e passa al contrattacco. Il guardasigilli sente Crosetto. I presunti dossieraggi e gli accessi abusivi ai database della procura nazionale antimafia hanno provocato una lunga serie di reazioni politiche. In prima fila gli esponenti del governo. Il guardasigilli Carlo Nordio ha riferito di aver avuto “un informale scambio di opinioni” con il ministro della Difesa, Guido Crosetto, al quale ha espresso l’esigenza di un intervento ben preciso. “Credo che a questo punto - ha detto il ministro della Giustizia - si possa e si debba riflettere sulla necessità dell’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta con potere inquirente per analizzare una volta per tutte questa deviazione che già si era rilevata gravissima ai tempi dello scandalo Palamara e che adesso, proprio per le parole di Cantone, è diventata ancora più seria”.
di David Romoli
L’Unità, 9 marzo 2024
“Violazioni anche in passato ma ora è il punto di non ritorno”, chiosa il ministro. Che pensa a una nuova stretta sulle carte riservate. Imbarazzo nel Pd. È il turno di Nordio. Il guardasigilli dice la sua sul dossieraggio, faccenda i cui contorni e le cui reali dimensioni continuano a essere incerti e offuscati, e ci mette il carico pesante: la commissione d’inchiesta. Nordio parte dall’audizione in effetti fragorosa di Cantone: “Ha usato parole estremamente forti, quindi credo sia necessaria una riflessione profonda sulle violazioni del diritto alla riservatezza. C’erano già state in passato ma ora abbiamo raggiunto un punto forse di non ritorno”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 9 marzo 2024
Il pm della Procura Antimafia pronto a respingere le accuse sulle veline illegali. “Zero abusi, non sono il capo degli spioni”. Due giorni dopo l’audizione del procuratore Raffaele Cantone agli organismi parlamentari - commissione bicamerale antimafia e Copasir - sul presunto dossieraggio a carico di politici e personaggi del mondo dello sport e dello spettacolo, nell’Ufficio giudiziario di Perugia si avverte, come riferito dall’Ansa, un clima di ancora maggiore riservatezza.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 9 marzo 2024
Toghe anziane e con scarsa conoscenza del mondo informatico. A permettere le incursioni nelle banche dati e le fughe di notizie è anche l’impreparazione culturale della magistratura. Il caso di Napoli. È l’unica cosa certa emersa finora dalla vicenda “dossieraggio” e dalle audizioni dei procuratori Melillo e Cantone alla commissione Antimafia: gli uffici giudiziari sparsi per il paese, e non solo la procura nazionale antimafia ai tempi di De Raho e degli accessi abusivi del finanziere Striano, sono un colabrodo in termini di sicurezza delle strutture informatiche e di controllo delle procedure di accesso alle banche dati.
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