di Vanessa Ricciardi
Il Domani, 15 novembre 2023
Anche la sezione locale del partito ha promosso la petizione a Giorgia Meloni per dirsi contraria all’ipotesi. Il muro dell’area prescelta confina con un camping e si trova a 200 metri dal mare. Il governo ha dovuto chiedere aiuto all’Albania, visto che in Italia i comuni sono pronti a una strenua resistenza contro nuovi centri per il rimpatrio. Come anticipato da Domani nei giorni scorsi sono partiti i sopralluoghi in Liguria: ad Albenga si è recata una folta delegazione del ministero della Difesa per vedere l’area dell’ex caserma “Piave”, ma nei prossimi giorni il primo cittadino, Riccardo Tomatis, firmerà una lettera scritta con gli avvocati all’indirizzo del ministro della Difesa Guido Crosetto, di palazzo Chigi per Giorgia Meloni, del ministero dell’Interno e anche a quello dell’Economia.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 15 novembre 2023
Fati e Marie erano state respinte dai tunisini. La foto dei loro corpi ha fatto vergognare il mondo, ma non ha cambiato nulla. Ora Mbengue Crepin è in Italia. “Al governo Meloni direi di smettere di finanziare le milizie libiche. Non serve a niente. Dopo che intascano il denaro dell’Europa si dedicano al traffico di migranti”, afferma.
di Claudio Cippitelli
Il Manifesto, 15 novembre 2023
Valle dell’Angelo, in provincia di Salerno, è il comune meno popoloso della Regione Campania. L’esiguità della sua popolazione è l’emblema di quanto sta accadendo nelle aree interne del nostro Paese, uno spopolamento che ha ridotto i 1.644 abitanti registrati nel 1881 alle attuali 217 anime. Ad alleviare almeno parzialmente questa condizione di isolamento, da cinque anni Valle dell’Angelo diviene il palcoscenico del VdA Music Potlach, una manifestazione musico-culturale del Cilento, organizzata dall’associazione culturale VOJTO e patrocinata dal Comune.
di Gianluca Mercuri
Corriere della Sera, 15 novembre 2023
L’atteggiamento e i piani della ultradestra israeliana potrebbero causare una deflagrazione regionale con devastanti conseguenze globali. La guerra provocata dal massacro terroristico del 7 ottobre è già la più sanguinosa mai combattuta tra israeliani e palestinesi dopo quella che nel 1948 portò alla nascita dello Stato ebraico. Il peggior pogrom dalla Shoah non poteva che suscitare nel mondo libero un’ondata di solidarietà con il Paese aggredito, esattamente com’è avvenuto nei confronti dell’Ucraina. Gli sviluppi del conflitto, e le sue prospettive, cominciano però a seminare dubbi tra gli alleati di Israele e in ampi settori della sua opinione pubblica.
di Angela Stella
L’Unità, 14 novembre 2023
Sovraffollamento, suicidi, zero rieducazione, “serve una presa di coscienza tra i magistrati: più pene sostitutive”, recita la Mozione approvata al congresso. Domenica si è chiuso a Napoli il XXIV Congresso di Magistratura democratica che nella mozione finale approvata denuncia una “profonda preoccupazione per i disegni di riforma della Costituzione: ove approvati, essi determinerebbero infatti una concentrazione di potere capace di mettere in discussione i sapienti equilibri disegnati dalla Costituzione repubblicana.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 14 novembre 2023
Il deputato di +Europa: “Siamo convinti che questa proposta su cui abbiamo raccolto un sostegno ampio dalle forze di opposizione rappresenti una riforma possibile del carcere”. Domenica si è chiuso a Napoli il XXIV congresso di “Magistratura democratica”, che nella mozione finale approvata denuncia una “profonda preoccupazione per i disegni di riforma della Costituzione: ove approvati, essi determinerebbero infatti una concentrazione di potere capace di mettere in discussione i sapienti equilibri disegnati dalla Costituzione repubblicana. È in nome di questa preoccupazione”, si legge nel documento, “che avvertiamo il dovere di partecipare al discorso pubblico, per ragionare insieme a tutta la comunità repubblicana sui pericoli che discendono da alcune proposte di riforma in cantiere”.
di Gloria Ferrari
L’Indipendente, 14 novembre 2023
Le carceri italiane sono ormai da tempo piene di criticità. Condizioni igienico-sanitarie impossibili, suicidi, violenze e torture, esacerbate da un fattore da cui in pratica sono tutte influenzate: il sovraffollamento. Al 31 ottobre 2023 i detenuti rinchiusi nelle celle italiane erano 59.715, a fronte di una capienza regolamentare degli istituti di 51.275 - i posti sono calcolati sulla base del criterio di 9 metri quadri per singolo individuo.
di Stefano Anastasìa
garantedetenutilazio.it, 14 novembre 2023
Venti anni fa la Regione Lazio approvava la prima legge istitutiva della prima autorità Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale. Venti anni fa il Sindaco di Roma nominava il primo Garante delle persone private della libertà. Venti anni dopo, quasi tutte le regioni italiane hanno istituito una figura di garanzia delle persone a diverso titolo private della libertà, e così otto tra Province e Città metropolitane e quasi sessanta Comuni. Vent’anni dopo, e ormai da sette anni, è in piena attività il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà, che assolve anche alle funzioni di Meccanismo nazionale di prevenzione alla luce del Protocollo aggiuntivo alla Convenzione delle Nazioni unite contro la tortura.
Ristretti Orizzonti, 14 novembre 2023
“Assicurare ai detenuti, a fronte della drammatica situazione degli istituti penitenziari, condizioni di carcerazione adeguate, consentendo loro di avvalersi davvero delle otto ore di potenziale apertura delle celle”. È quanto chiede il senatore Franco Mirabelli, vicepresidente del gruppo Pd, con un’interrogazione rivolta al ministro della Giustizia, Carlo Nordio. “Mentre la situazione nelle carceri italiane resta molto preoccupante per il sovraffollamento - prosegue Mirabelli - il Dap ha deciso di aumentare le sezioni a regime ordinario (e cioè le ex a custodia chiusa) con corrispondente riduzione delle sezioni a regime a trattamento intensificato (e cioè le ex sezioni a custodia aperta).
di Paolo Pandolfini
Il Riformista, 14 novembre 2023
“L’epocale” riforma della giustizia non si farà. Si è - purtroppo - avverata la triste indiscrezione del Riformista della scorsa settimana. A confermarlo è stato l’altro giorno lo stesso Guardasigilli Carlo Nordio, intervenendo ad un convegno organizzato a Stresa da Fondazione Iniziativa Europa. Il motivo è la concomitanza con la riforma del premierato voluta da Giorgia Meloni e che impedirà alle Camere di “distrarsi” su una materia incandescente come quella, appunto, della giustizia. Troppo rischioso per la premier dover affrontare, come prevedibile non essendoci in Parlamento i numeri, due referendum costituzionali a stretto giro. Lo stop alla riforma della giustizia è una debacle per il ministro e per l’esecutivo che nel programma di governo presentato agli elettori lo scorso anno aveva ai primi punti previsto proprio un cambio di passo, realizzando i principi del processo accusatorio e ponendo fine all’anomalia tutta italiana del giudice e del Pm appartenenti alla stessa carriera.
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