di Leo Lancari
Il Manifesto, 16 novembre 2023
Non è ancora un sì, ma gli somiglia molto. Ilva Johansson, commissaria europea per gli Affari interni, ha reso noto ieri quello che il servizio giuridico della Commissione pensa dell’accordo sui migranti siglato dal governo Meloni con l’Albania. E il giudizio, sebbene espresso attraverso un tortuoso giro di parole e pur sottolineando che per ora si tratta di una “valutazione preliminare “, è tutt’altro che negativo. L’intesa con Tirana, ha spiegato infatti Johansson, è “al di fuori del diritto Ue” ma “non viola il diritto Ue”.
di Franz Baraggino
Il Fatto Quotidiano, 16 novembre 2023
La giurista Favilli: “Un vantaggio per i richiedenti asilo”. “La nostra valutazione preliminare è che l’intesa tra Italia e Albania non viola il diritto comunitario ma è al di fuori di esso”. Lo ha detto la commissaria Ue agli Affari Interni Ylva Johansson rispondendo ad una domanda a Bruxelles. Nessuna intenzione di aprire procedure di infrazione, dunque. E nessun divieto all’accordo tra Roma e Tirana. Ma non è detto che si tratti per forza di una buona notizia per il governo di Giorgia Meloni. Perché, se non si applica il diritto d’asilo dell’Unione, nei centri albanesi varrà solo quello italiano, “a partire dalla nostra Costituzione che per il diritto d’asilo ha margini decisamente più ampi”, spiega a ilfattoquotidiano.it Chiara Favilli, esperta di politiche d’asilo europee e docente di diritto dell’Unione all’Università di Firenze. E chiarisce perché anche la decisione della Suprema Corte britannica, che ha dichiarato illegittimo il piano inglese per deportare in Ruanda migranti e richiedenti, ha a che fare con le intenzioni europee e italiane.
di Leonardo Martinelli
La Repubblica, 16 novembre 2023
Sono almeno 1.200 a vivere in un edificio diroccato alle porte della capitale: “L’impressione è che le autorità tunisine aprano e chiudano il rubinetto, rilasciando o intensificando i controlli in mare e sulla costa”. Sulle rive della laguna, Lac 1 è il sogno abortito di una Dubai lontana (una delle tante illusioni infrante a Tunisi). Palazzi moderni, dall’intonaco bianco, già sporco e vecchio, si alternano a rari edifici tecnologici e scintillanti e a terreni ancora da costruire, discariche di plastica colorata. Mogli annoiate di “expat” del Golfo si aggirano in strada tra fiotti di giovani tunisini sottopagati, che lavorano nei call center, concentrati nella zona, a disposizione di clienti scocciati, in linea al telefono dalla Francia.
di Guido Stampanoni Bassi*
Il Dubbio, 15 novembre 2023
Il 5 dicembre toccherà alla Consulta stabilire se l’indiscriminata limitazione alla sessualità per i detenuti, in assenza di ragioni legate alla sicurezza, sia legittima o meno. In un’epoca in cui si tende ad introdurre nuovi reati e a innalzare la pena di quelli già esistenti, parlare di diritti dei detenuti può apparire come rivoluzionario. E può apparire ancor più rivoluzionario se il diritto in questione è quello alla sessualità.
di Giorgia Zanierato
Corriere Veneto, 15 novembre 2023
Il sottosegretario Ostellari: “Sarà un accordo rivoluzionario”. Non solo migranti, anche carcerati. Non solo Giorgia Meloni ed Edi Rama, ma pure Carlo Nordio (insieme ad Andrea Ostellari) con il suo omologo Ulsi Manja. L’Italia si appresta a raggiungere con l’Albania “un accordo rivoluzionario”, così lo definisce il sottosegretario leghista, “che consentirà il trasferimento, presso gli istituti di pena del Paese d’origine, dei 1.940 detenuti albanesi ad oggi ristretti nelle carceri italiane”.
agenzianova.com, 15 novembre 2023
“La nostra idea è individuare nelle caserme dismesse spazi compatibili con detenuti di minore pericolosità, dove ci sono spazi idonei allo sport e al lavoro”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, nel corso del convegno “Tra storia e prospettiva. Vent’anni di Garante di Roma Capitale e dei Garanti territoriali delle persone private della libertà personale” nell’Aula Giulio Cesare del Campidoglio. Per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani “per dare attuazione al principio costituzionale occorrono due cose: i detenuti vanno posti in condizione di lavorare nel carcere e devono avere spazi sufficienti per attività fisiche come lo sport, che sono distensive ed evitano forme di conflittualità - ha spiegato -. Qui c’è il problema fondamentale: dove gli spazi esistono i risultati si vedono. In altri casi, come Regina Coeli, gli spazi non ci sono. Dunque il primo obiettivo è ridurre l’affollamento e trovare nuovi spazi e strutture. Per quanto riguarda chi è detenuto per reati minori, infatti - ha concluso il ministro - l’espiazione di pene residue non dovrebbe per forza essere affidata alle sbarre ma dovrebbero essere trovate soluzioni alternative”.
di Marco Belli
gnewsonline.it, 15 novembre 2023
“Avete un compito straordinariamente difficile: coniugare la sicurezza e la rieducazione. Noi ci stiamo battendo affinché le carceri siano sempre più idonee ad assolvere a queste due funzioni”. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha voluto incontrare - sia pur da remoto - e salutare di persona i 56 nuovi dirigenti penitenziari, che entro il 20 novembre prenderanno servizio negli istituti a cui sono stati assegnati. Sono i vincitori dell’ultimo concorso per dirigenti penitenziari bandito da Via Arenula dopo 25 anni di attesa: dopo un anno di formazione specifica e sul campo, ora sono pronti ad iniziare il loro lavoro.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 15 novembre 2023
I magistrati impegnati nella lotta alla mafia criticano le riforme ipotizzate dal governo: abolizione dell’abuso d’ufficio, intercettazioni, separazione delle carriere. La premier: “No a scontri tra poteri”. Non è stato un plotone di esecuzione, anzi, tutto si è svolto in un “clima di grande dialogo e collaborazione”. Di certo, però, il capo della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo (Dnaa), Giovanni Melillo, e i vertici delle ventisei procure distrettuali antimafia non hanno risparmiato critiche nei confronti del governo in occasione dell’incontro che si è tenuto lunedì pomeriggio a via Giulia con la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, accompagnata dal sottosegretario Alfredo Mantovano e il Guardasigilli Carlo Nordio.
di Errico Novi
Il Dubbio, 15 novembre 2023
Oggi gli azzurri chiederanno di dare priorità alla legge che vieta di sequestrare beni agli assolti (e rovina l’intesa fra premier e Dna...). Può un governo essere all’opposizione della propria maggioranza? Difficile. Ma non impossibile. Almeno secondo il Pd, che ieri ha “denunciato” il seguente paradosso: a Palazzo Madama, l’Esecutivo ha chiesto di rinviare l’esame della legge che regola il sequestro delle chat dai telefonini degli indagati. A firmare quella proposta era stato, manco a dirlo, un senatore di Forza Italia, il capogruppo azzurro in commissione Giustizia Pierantonio Zanettin.
di Francesco Petrelli*
Il Dubbio, 15 novembre 2023
Le motivazioni con le quali la Corte Suprema ha chiuso l’annosa questione del processo della cd. “trattativa” fra Stato e mafia contengono qualche radicale cadenza censoria che riguarda non solo la qualità della prova ma il percorso metodologico seguito nei precedenti giudizi. Leggere della “inidoneità delle condotte poste in essere dai tre ufficiali del R. O. S. ad integrare una forma di concorso punibile nel reato di minaccia ad un corpo politico”, lascia comprendere su quali incerte ed evanescenti basi sia stata costruita quella prima sentenza che aveva avuto bisogno di ben 5237 pagine per spiegare il perché della condanna. Secondo i giudici di legittimità, infatti, l’assunto accusatorio, che nel suo clamoroso sviluppo ha segnato la storia repubblicana, lacerando vite umane ed istituzioni delle Stato, non era “fondato su alcuno specifico dato probatorio, né argomentato sulla base di consolidate massime di esperienza”, il che significa che l’ipotesi secondo la quale i vertici stragisti avrebbero trasmesso attraverso i Ros le minacce nei confronti del governo non era supportata da alcuna prova. Insomma, non solo il reato di “trattativa”, come già sapevamo, non esiste, ma neppure esistevano le prove di quei fatti che da “trattativa” erano stati travestiti. Ma ancor più interessante risulta il passaggio nel quale i giudici della Cassazione censurano il fatto che i giudici di merito avrebbero “optato per un modello di ricostruzione del fatto penalmente rilevante condotto secondo un approccio metodologico di stampo storiografico”.
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