di Federico Rampini
Corriere della Sera, 16 agosto 2023
Un reportage del “Wall Street Journal” ha riacceso il dibattito sul degrado della città - che, in un certo senso, può spiegare perché le chance di Donald Trump di rivincere un’elezione non sono del tutto inesistenti. Questa è la storia di una città dove un’insegna luminosa di Elon Musk che infastidisce gli abitanti viene immediatamente rimossa dalle autorità. Ma gli spacciatori di fentanyl, i rapinatori, o gli homeless che aggrediscono i passanti e defecano davanti ai negozi godono dell’impunità più totale. La città, naturalmente, è San Francisco: una ex-perla che si avvolge in una spirale di degrado di cui non s’intravvede la fine. Qualche studioso di storia urbana evoca un’espressione inquietante: “Doom Loop” o spirale della rovina. È un ingranaggio che ha colpito altre città in passato, risucchiate in un degrado che si autoalimenta, condannate a precipitare sempre più in basso, incapaci per molto tempo di reagire. Detroit fu un caso da manuale.
di Giuliano Battiston
Il Manifesto, 16 agosto 2023
Il 15 agosto di due anni fa i Talebani prendevano Kabul: tornava l’incubo della discriminazione di genere e dell’assenza di libertà. Le donne, escluse dall’istruzione, si sono organizzate in reti sotterranee e clandestine. I Talebani celebrano il secondo anniversario dalla conquista di Kabul. Rivendicano la piena sovranità, invocano il riconoscimento ufficiale dell’Emirato islamico d’Afghanistan e un seggio all’Onu.
di Emanuele Giordana
Il Manifesto, 16 agosto 2023
Sanzioni occidentali e blocco dei conti. Secondo l’Onu, la metà della popolazione ha fame e rischia la morte per inedia. Criticare i Talebani è un esercizio facile vista la natura del regime: negazione dei diritti di genere e della libertà di stampa, esclusione dal governo delle minoranze, esecuzioni capitali. L’ultimo in ordine di tempo è stato l’ex primo ministro britannico Gordon Brown, che chiede alla Corte penale internazionale di intervenire sul trattamento riservato dai Talebani alle donne e alle ragazze, trattamento che considera un crimine contro l’umanità. Un esercizio più complesso però è quello di capire se anche i Paesi che hanno perso la guerra afghana non abbiano qualche responsabilità nella catastrofica situazione di un Paese sprofondato nella miseria e nella fame. Una piaga che va ben oltre le giuste accuse sui diritti ma che non sembra tener conto del primo dei diritti in assoluto: quello di potersi nutrire per sopravvivere.
Il Dubbio, 15 agosto 2023
Almeno 45 morti in meno di 8 mesi. Il Dubbio rilancia l’appello: 5 interventi immediati per fermare il massacro. Dopo il record di 84 suicidi in cella registrati nel 2022, la strage continua. Soltanto venerdì scorso due donne si sono tolte la vita nel carcere delle Vallette di Torino: Azzurra Campari, 28 anni, e Susan John, 42. Due tragici fatti che scuotono le coscienze e riportano all’attenzione dell’opinione pubblica un’emergenza senza fine, dai numeri al momento ancora incerti.
di Andrea Marini
Il Sole 24 Ore, 15 agosto 2023
Altre proposte puntano sulle tutele agli agenti penitenziari e quelle mediche per i detenuti. La questione carceraria è tornata al centro della cronaca. “Il mio primo pensiero va alla memoria di chi ha compiuto la drammatica scelta di togliersi la vita. È una consuetudine non solo nazionale ma mondiale. È una tragedia che dobbiamo fare di tutto per ridurre se non eliminarla. Ogni suicido è una sconfitta per lo Stato, per la giustizia e mia personale” ha detto il 14 agosto il ministro della Giustizia Carlo Nordio parla in un videomessaggio sui suicidi in carcere. E ha aggiunto che intende proporre “l’ampliamento dei colloqui telefonici per i detenuti nei contatti con i familiari”.
agi.it, 15 agosto 2023
Videomessaggio del Guardasigilli ai 189 istituti penitenziari: “Carceri troppo spesso dimenticate, ogni suicidio una mia sconfitta personale”. “Ho voluto fortemente farvi giungere il mio messaggio, perché all’interno delle carceri vive e lavora anche a Ferragosto, un pezzo della nostra Repubblica, ci sono servitori dello Stato, a cui dobbiamo essere grati, e ci sono persone private della libertà, che stanno in quelle carceri espiando la propria pena e riavviando quel percorso di reinserimento nella società, come vuole la Costituzione”. Così il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, saluta con un videomessaggio i 189 istituti penitenziari.
di Donatella Stasio
La Stampa, 15 agosto 2023
Troppo facile, ma anche inutile, indignarsi per l’ennesima sortita dal sen fuggita del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che stavolta ha sciaguratamente equiparato il suicidio di due detenute nel carcere torinese delle Vallette a quello dei due gerarchi nazisti, suicidi a Norimberga, Hermann Göring e Robert Ley. Uguali perché inevitabili, dice Nordio: non c’è sorveglianza che tenga quando qualcuno, per motivi “imperscrutabili”, decide di mettere fine alla propria vita. I due gerarchi erano sotto strettissima sorveglianza eppure sono riusciti a sottrarsi all’esecuzione della pena ingoiando cianuro. Morti inevitabili, quindi, proprio come quelle di Susan John e di Azzurra Campari - non certo condannate per crimini contro l’umanità, e già solo per questo ingiustamente equiparate ai due sgherri nazisti - che con il loro gesto “imperscrutabile” hanno portato a 43 i suicidi in carcere di questo 2023, non imputabili, però, alla responsabilità del carcere medesimo. Parola di Nordio. Che non vede alcuna responsabilità degli agenti, dei dirigenti, dei medici, dei vertici dell’amministrazione penitenziaria e meno che mai di sé medesimo, capo supremo di quell’amministrazione che, come dice espressamente la Costituzione, ha il compito di curare “l’organizzazione e il buon funzionamento dei servizi relativi alla giustizia”. Già, perché il ministro della Giustizia è l’unico ministro a essere citato dalla Costituzione proprio per questo suo dovere specifico, che ha una rilevanza costituzionale: far funzionare i servizi della giustizia. E tra questi servizi c’è il carcere. Di cui porta tutta la responsabilità.
di Linda Laura Sabbadini
La Repubblica, 15 agosto 2023
Sovraffollamento e mancanza di servizi essenziali soprattutto per le donne. Siamo ancora qui a parlare di morti ingiuste nelle carceri. Di morti evitabili. Di morti prevenibili. I suicidi sono un fenomeno multidimensionale, non è mai corretto imputarli ad una unica causa. Ne ha parlato magistralmente Marzio Barbagli nel suo libro Congedarsi dal mondo (ed. Il Mulino), evidenziandone le diverse tipologie in differenti contesti culturali.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 15 agosto 2023
Il Guardasigilli paragona i suicidi di Torino a quelli dei nazisti durante il processo di Norimberga. Poi la proposta: usare le caserme dismesse per combattere il sovraffollamento carcerario. “Idea impraticabile”, ci spiega Gonnella (Antigone).
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 15 agosto 2023
Due donne, Susan e Azzurra, sono morte a distanza di un giorno l’una dall’altra nel carcere di Torino. La prima si è lasciata morire, la seconda si è tolta la vita deliberatamente. Qualche settimana fa, il 28 di giugno, era stata Graziana a mettersi un cappio attorno al collo. Storie molto diverse tra loro, accomunate dalla distrazione che il carcere ha sempre più per le persone che rinchiude e, in misura ancora maggiore, per le donne.
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