La Repubblica, 15 agosto 2023
Human Rights Watch: dopo quell’eccidio è nata una campagna di arresti e torture che ha cancellato ogni spazio di critica nel Paese africano. Era il 14 agosto 2013 quando la polizia, al Cairo, usò la forza per disperdere centinaia di manifestanti che chiedevano la reintegrazione dell’ex presidente Mohamed Morsy. L’Egitto precipitò in una morsa di violenza e di abusi dei diritti che continua ancora oggi e quella giornata viene ricordata come il massacro di Rab’a. I fatti avvenuti quel 14 agosto di dieci anni fa sono considerati da molte organizzazioni per i diritti umani come crimini contro l’umanità, ma le autorità non hanno voluto, fino a oggi, fare chiarezza su quanto accaduto.
di Lamberto Franchi
Il Manifesto, 15 agosto 2023
Il conto della guerra scatenata contro le gang lo pagano sempre i poveri. Un anno e mezzo di stato d’eccezione, 73mila arresti, zero processi. E in carcere si muore. Nelle ultime tre decadi El Salvador ha avuto a che fare con un fenomeno pestilenziale: le pandillas, gang criminali come la Mara Salvatrucha e Barrio 18, che nei barrios dimenticati da Dio imponevano la loro legge, il pizzo e la violenza erano la norma. Uscire incolumi da quelle zone era una sorta di lotteria.
di Cristina Benenati
La Stampa, 15 agosto 2023
Report di Amnesty International. Lo studio fotografa la situazione dall’avvento dei “nuovi” talebani. L’appello: “Minoranze schiacciate e voci libere oppresse, gravissima e profonda crisi dei diritti”. “In due anni l’Afghanistan è diventato il paese più repressivo al mondo nei confronti delle donne. Anche le voci libere, le minoranze etniche e religiose, la comunità Lgbtqia+ vivono una realtà sempre più difficile”. Lo scrive su Twitter Amnesty International Italia, pubblicando un approfondimento sulla situazione nel Paese asiatico a due anni dal ritorno al potere dei talebani.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 14 agosto 2023
Puntuale, d’estate torna l’emergenza carceri. L’anno scorso si registrò il record dei suicidi, 16 solo nel mese di agosto; quest’anno no, ma tre morti in due giorni (e due nello stesso istituto) riportano in primo piano una situazione di disagio straordinario che straordinario non è, poiché è strutturale. Le condizioni di vita dei detenuti (e degli agenti penitenziari) sono critiche sempre, anche quando non si verificano fatti eclatanti che le riportano d’attualità. Ma si tratta di un mondo sommerso, un po’ come quello dei migranti, che solitamente si preferisce ignorare. Nonostante la situazione sia sotto gli occhi di tutti.
di Rita Bernardini
La Stampa, 14 agosto 2023
È stato un suicidio al rallentatore quello di Susan John. Diciotto giorni senza toccare cibo e acqua. Un modo dignitoso di chiedere ascolto da parte di una donna che si professava innocente e che aveva dovuto lasciare a casa un bambino piccolo, suo figlio. Mentre la sua vita si spegneva minuto dopo minuto, nessuno - fuori - ha saputo niente, né i garanti, né il mondo dell’informazione. Se lo avessero saputo, i garanti locali e nazionale, sarebbero potuti intervenire tempestivamente per comprendere le ragioni profonde del gesto estremo della donna instaurando con lei un dialogo. Niente, solo silenzio.
di Davide Madeddu
Il Sole 24 Ore, 14 agosto 2023
In Italia i penitenziari registrano un sovraffollamento che viaggia verso il 121%: dietro le sbarre ci sono 10mila detenuti in più rispetto ai posti letto. Scontare la pena in carcere a due velocità: dietro le sbarre o per chi non si è macchiato di gravi reati nelle caserme dismesse che hanno una struttura compatibile con la reclusione, con muri, garitte, locali chiusi, ma anche ampi spazi aperti per lavoro e sport. Solo per condannati che devono scontare pene brevi per reati bagatellari che non destano allarme sociale. É il piano del ministro della Giustizia Carlo Nordio per combattere il sovraffollamento delle carceri.
di Adriana Logroscino
Corriere della Sera, 14 agosto 2023
Le prime mosse del piano anti-sovraffollamento, si cercano spazi tra 1.500 ex strutture dell’esercito. Potranno ospitare chi sconta pene sotto i tre anni. Troppi detenuti. Il dramma dei suicidi in carcere si potrebbe alleviare curando il primo dei mali: quello del sovraffollamento. Il ministro Nordio ha parlato di caserme dismesse da riconvertire. Un patrimonio che è di 1.500 strutture, secondo la quantificazione del Demanio che ne ha la custodia. Non tutte però sono utilizzabili allo scopo. E neppure tutte servirebbero: sono infatti circa novemila i detenuti condannati a pene brevissime, inferiori ai 3 anni, che potrebbero usufruire del trasferimento previsto dal piano del Guardasigilli, sostiene il garante dei detenuti Mauro Palma.
di Lodovica Bulian
Il Giornale, 14 agosto 2023
I condannati con pene sino a tre anni potrebbero essere dirottati in caserme dismesse. Resta alta la tensione nelle strutture penitenziarie e anche l’attenzione del governo dopo la visita del ministro della Giustizia Carlo Nordio alle Vallette di Torino, dove nei giorni scorsi sono morte suicide due detenute. Il Guardasigilli ha annunciato un piano per alleggerire la pressione sulle case circondariali sovraffollate attraverso un “trattamento detentivo differenziato” per i condannati in via definitiva a pene brevi, con il riutilizzo delle caserme dismesse e nuovi spazi.
di Valeria D’Autilia
La Stampa, 14 agosto 2023
“Non si può risolvere tutto dicendo avevo le camerate, anziché le porte ci metto due cancelli. Oppure: visto che sono stanze grandi le divido con il cartongesso. La situazione è molto più complessa”. Il piano Nordio e l’ipotesi di utilizzare le caserme dismesse per svuotare le carceri non convince chi conosce bene gli istituti di pena. Attualmente, rispetto alla capienza sul territorio italiano sono detenute 10mila persone in più, ma per molti la soluzione non può essere questa. La Cgil è netta. Se per il Governo recuperare strutture inutilizzate del demanio per trasferirvi detenuti responsabili di reati minori è la strada più sostenibile, anche in termini economici, non lo è per molti altri. Prendiamo il caso Puglia. Taranto è uno dei penitenziari più affollati d’Italia con oltre 800 detenuti rispetto ai 500 previsti, mentre a Bari si conta il 30% in più di presenze rispetto alla capienza e il 30% in meno rispetto al numero di poliziotti. Il piano prevede anche un potenziamento dell’organico nella polizia penitenziaria. Ma ad essere in pochi sono anche educatori e assistenti sociali il cui sostegno psicologico prosegue anche all’esterno per chi è ai domiciliari. Per tutti una mole di lavoro ormai insostenibile, un’emergenza pressoché quotidiana.
di Liana Milella
La Repubblica, 14 agosto 2023
La ricognizione al via dopo l’estate. Ma molti immobili dismessi sono già stati assegnati. Ma le caserme dismesse, come promette Carlo Nordio, potrebbero essere davvero la panacea per risolvere i problemi delle carceri italiane sovraffollate al punto da poter essere anche la causa di 47 suicidi quest’anno e 85 l’anno scorso? Repubblica ha fatto un rapido sondaggio, grazie alle sue redazioni nelle principali città italiane, e ha scoperto che in realtà di caserme disponibili purtroppo pare proprio che non ce ne siano affatto, o ce ne siano pochissime. Forse lo scoprirà anche il ministro della Giustizia quando, come annunciano i suoi uffici, in autunno procederà a una “prima ricognizione” attraverso i contatti dei provveditori regionali delle patrie galere con i referenti locali del demanio e del ministero della Difesa. Ma il progetto sembra già partire su un piano inclinato. Vediamo perché.
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