unifimagazine.it, 28 novembre 2023
L’esperienza con gli studenti detenuti del Polo Universitario Penitenziario nel racconto di due laureate Unifi. “Più la società entra nel mondo del carcere e maggiore è il vantaggio per tutti, perché diventa possibile riaprire strade o possibilità che non si potevano neanche immaginare”.
ansa.it, 28 novembre 2023
Organizzato dal garante Cifaldi per il primo dicembre. “La Giustizia tra Realtà ed Utopia. Problemi attuali della vita penitenziaria” è il titolo del convegno organizzato dall’Autorità garante dei detenuti della Regione Abruzzo, in programma venerdì 1 dicembre prossimo alle ore 10, nell’Aula Consiliare del Comune di Pescara. L’appuntamento è patrocinato dal Consiglio regionale dell’Abruzzo, dall’Aiga Abruzzo, dal Comune di Pescara, dall’Ordine degli Avvocati di Pescara, dalle Università di Teramo e di Chieti-Pescara e dall’Ordine dei Giornalisti Abruzzo.
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 28 novembre 2023
Nell’Anno Europeo delle Competenze una indagine e un convegno del Forum. Donne penalizzate sul fronte leadership. Serve un sistema che certifichi le esperienze. Ci sono più donne che uomini, nel mondo del volontariato. Ma ad autodichiararsi abili al comando, o più elegantemente a dir di avere “competenze manageriali”, anche in quel mondo lì sono in prevalenza gli uomini. Finora. Le altre fotografie dell’album descrivono un pianeta - quello del volontariato appunto - fatto in prevalenza di cinquantenni, volendo fare una media. Con pochi giovanissimi, in proporzione, ma comunque con un bell’impegno anche da parte di under 40 e pensionati. Con competenze che riguardano soprattutto la sfera “sociale”, e che però sanno estendersi a tutti i settori (salvo quel che si è detto). Piuttosto col problema di vederle “riconosciute”, quelle competenze. E tuttavia, in un 2023 che è stato proclamato “Anno Europeo delle Competenze” e che purtroppo su questo punto vede l’Italia parecchio più indietro di (molti) altri Paesi dell’Unione, proprio il Terzo settore potrebbe fare da apripista per recuperare il terreno perduto.
di Raffaella Silvestri*
Il Domani, 28 novembre 2023
C’erano persone che non scendevano in piazza da vent’anni e lo hanno fatto per un principio. Ora però si deve passare alla richiesta concreta: la lotta per i soli princìpi non basta più. È stata una bella manifestazione. Hanno partecipato tutti, non abbiamo chiesto niente, niente di concreto. Abbiamo cantato che il nostro grido era altissimo e feroce, ma mentre cantavo non mi sentivo molto feroce. Mentre cantavo mi sentivo già pensare: sì, ma ora?
di Nadia Urbinati*
Il Domani, 28 novembre 2023
Se solo si riuscisse a spiegare ai giovani, con l’esempio e il discorso, che un diritto è l’altra faccia del dovere di rispetto verso sé stesse/i e quindi gli altri, forse si sarebbe già ottenuto un risultato importante. Ma non ci può essere un docente specifico che insegni l’educazione sentimentale. La mattanza di donne è una piaga che difficilmente si guarisce con una legge e un compromesso tra maggioranza e opposizione - comunque importanti. Reprimere, più duramente, si deve. Ma non è sufficiente, se è vero che resta ancora difficile per una donna che subisce violenza farsi prendere sul serio da chi si occupa, per lavoro, della sicurezza o da chi deve giudicare il reato.
di Gabriele Segre
Il Domani, 28 novembre 2023
Gli orrori della cronaca recente sembrano aver palesato agli occhi dei più come estinguere ogni delitto o violenza di genere sia un traguardo inderogabile di ogni progresso civile: un imperativo sociale urgente, non più un semplice auspicio. La medesima consapevolezza ha sferzato il dibattito non solo su quale sia il metodo più giusto per intervenire, ma anche sul modo in cui uomini e donne debbano contribuire in maniera distinta a questo percorso collettivo. Uno sprone incalzante, indifferente al lieve calo statistico di tali crimini: a prescindere dai dati, non siamo più disposti a tollerare alcuna prevaricazione originata da relazioni di potere così sedimentate nel tempo che ancora oggi infangano il nostro modo di vivere e agire. Non è un obiettivo irrealizzabile. Basti riflettere su come narrative non lontane nel tempo denigravano in modo sprezzante individui appartenenti a gruppi etnici diversi, o ai frequenti stereotipi sessuali di cui è intrisa la filmografia di pochi decenni fa: spigolature che nel presente vengono sempre più stigmatizzate senza appello. Oggi assistiamo, infatti, ad un progresso marcato che appare tanto necessario quanto, auspicabilmente, irreversibile. Ed è prevedibile che tale spinta continui, rigettando con perentoria convinzione tutti quei privilegi divenuti intollerabili allo sguardo contemporaneo.
di Matteo Macor
La Repubblica, 28 novembre 2023
Il religioso simbolo del pacifismo italiano è a Genova per celebrare, l’8 dicembre, i 53 anni della Comunità di San Benedetto creata da don Andrea Gallo. A 85 anni compiuti Padre Alex Zanotelli non possiede un telefono cellulare, né un’auto, né una casa, fa esercizio di povertà come missione e per incontrarlo non rimane altro che cercarlo dove vive, o - dice lui - “dove serve militare, nonostante l’età”. Tra i ragazzi del rione Sanità a Napoli, dove ha scelto di andare a stare dopo una vita in giro per l’Africa e il mondo, o tra i suoi tanti incontri per il Paese, ospite di comunità, movimenti, collettivi. In questi giorni è passato dalla Liguria anche per lanciare l’anniversario della nascita della Comunità di San Benedetto al porto di don Andrea Gallo, che si ricorderà l’8 dicembre alla Sala Chiamata di Genova con un incontro con ospiti da tutta Italia. Ed è da qui che mette a fuoco “il tema di questi tempi”: “La violenza sulle donne è come la guerra, sono volti diversi della stessa cultura, uniti dalla ricerca del potere: ecco perché - è il messaggio del comboniano - più che nuove leggi abbiam bisogno di una rivoluzione culturale”.
di Gaetano De Monte
Il Manifesto, 28 novembre 2023
I giudici: trattamenti inumani e degradanti. Per la Corte violati tre articoli della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) ha condannato nuovamente l’Italia per la gestione dei suoi hotspot: questa volta la vicenda riguarda tredici minori stranieri non accompagnati trattenuti per quasi due mesi, dal maggio al luglio del 2017, nell’hotspot di Taranto. Cioè tra le tende e i capannoni che si trovano al varco nord del porto, la zona industriale della “città dei due mari” dove i migranti sbarcati vengono ancora oggi alloggiati per l’identificazione, tra le polveri rilasciate dalla vicina fabbrica siderurgica ex Ilva e i miasmi provenienti dalla raffineria Eni.
di Don Mattia Ferrari
La Stampa, 28 novembre 2023
Il movimento Refugees in Libya posta immagini choc per svegliare le nostre coscienze. Ma qui tutto tace e la speranza di umanità è affidata a un’Europa che rinasce dal basso. “Lasciatemi morire!”: è questo il grido disperato dell’ennesimo ragazzo torturato dalla mafia libica, nel video diffuso ieri pomeriggio. La vittima è un migrante subsahariano: come molti altri ha lasciato la sua terra di origine a causa dell’ingiustizia globale e, come molti altri, è finito nelle mani della mafia libica, che lo ha chiuso nel lager. Lì la mafia libica lo tortura per mandare il video alla famiglia al fine di estorcere loro un riscatto. Il lager in cui si trova questo ragazzo è a Bani Walid, la stessa città dove sono stati girati altri video dell’orrore, diffusi nelle scorse settimane. Il movimento sociale di cui sono protagonisti i migranti stessi, Refugees in Libya, continua a rilanciare questi video per svegliare le coscienze dell’Europa, ma da questa sponda del mare tutto tace.
di Nicoletta Cottone
Il Sole 24 Ore, 27 novembre 2023
La Garante dei detenuti Irene Testa: “Ora si attende l’assoluzione”. Sabato ha ottenuto la sospensione della pena. Accusato di un triplice omicidio sulle montagne di Sinnai, le intercettazioni hanno dimostrato che il testimone chiave aveva mentito. Appena lo hanno fatto uscire dal carcere Beniamino Zuncheddu si era avviato a piedi per tornare a casa. Una casa che aveva lasciato all’età di 26 anni per entrare in prigione, accusato di aver compiuto l’8 gennaio 1991 un triplice omicidio sulle montagne di Sinnai.
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