unifi.it, 29 novembre 2023
Tre giorni dedicati alla formazione universitaria in carcere. Si riunisce all’Università di Firenze, a partire da giovedì 30 novembre, l’Assemblea della Conferenza Nazionale dei Delegati dei Rettori per i Poli Universitari Penitenziari (Cnupp). La Cnupp è stata istituita nel 2018 come organo della Crui, la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane.
di Francesca Polizzi
Il Domani, 29 novembre 2023
Dietro alle linee guida della rete “Educare alle differenze” ci sono anni di formazione e condivisione. Fiducia, autodeterminazione, ascolto, cura: un modello lontano da quello proposto dal ministro Valditara. Relazione di fiducia, autodeterminazione, ascolto, creazione di spazi, formazione e prevenzione. Sono solo alcune delle parole chiave delle linee guida “Che fare? Tutto quello che avreste voluto sapere per contrastare le violenze di/del genere a scuola”. Questo lavoro nasce dall’impegno della rete Educare alle differenze e dalla consapevolezza del ruolo cruciale che la scuola può giocare sia nella prevenzione che nel contrasto di queste forme di violenza.
La Repubblica, 29 novembre 2023
Non ci sono stime ufficiali su quanti siano gli orfani delle vittime di femminicidio in Italia. Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile ha avviato “A braccia aperte”, la prima iniziativa di sistema in loro favore e a supporto delle famiglie affidatarie. In gergo vengono definiti “orfani speciali” perché la perdita di uno dei genitori è avvenuta per mano di un coniuge. Ma sono doppiamente orfani, perché la perdita della madre per mano del padre significa anche che l’altro genitore non ha più contatti con i bambini e questi, divenuti maggiorenni e consapevoli dell’accaduto, quasi sempre non vogliono più vederli.
di Niccolò Carratelli
La Stampa, 29 novembre 2023
Previsti anche l’aumento della capienza dei Centri, una stretta sui richiedenti asilo e su chi ha compiuto 16 anni. Critiche da Cuperlo, Magi, Boschi: “Non aumenterà la sicurezza degli italiani ma aumenterà la marginalità sociale”. Il divieto di ingresso per i migranti condannati per una serie di reati e l’espulsione di quelli irregolari ritenuti “pericolosi”.
La Stampa, 29 novembre 2023
Il nuovo decreto, che deve passare al Senato, prevede tra l’altro di poter accogliere chi ha compiuto 16 anni nei centri per adulti. “Forte allarme” di fronte alla riduzione delle tutele per i minori stranieri non accompagnati viene espresso da Save the Children alla luce del testo del nuovo decreto Immigrazione, approvato oggi dalla Camera, che passa ora al Senato per completare l’iter di conversione in Legge. Save the Children lancia l’allarme per i migranti che hanno compiuto 16 anni, che potranno essere indirizzati ai centri per gli adulti e per i quali saranno consentiti metodi come le radiografie, dunque invasivi, per accertare l’età, di fatto con quello che l’associazione giudica un “limitato consenso”.
di Mario Giro*
Il Domani, 29 novembre 2023
Nella cultura del diritto delle democrazie non ci può essere differenza tra vittime, non si può fare una gerarchia della sofferenza o classifiche del dolore. La logica dello schieramento è bellicista, maschilista, e produce ingiustizia. Stilare una graduatoria del male fabbricando una macabra contabilità dei morti è immorale e disonesto, perché rafforza la dialettica della vendetta e moltiplica il ciclo della violenza.
di Raffaele Simone
Il Domani, 29 novembre 2023
Dominique Schnapper è una delle più illustri e rispettate figure della sociologia e della cultura francese. In questa intervista interviene sui temi del nostro tempo. “Anche nelle democrazie più antiche come la Francia o l’Italia - dice - esiste una tendenza all’indebolimento e alla progressiva ignoranza delle regole della pratica democratica”.
di Francesco Semprini
La Stampa, 29 novembre 2023
Della parte Nord della Striscia non rimangono che macerie e gli aiuti umanitari non riescono a raggiungere i civili rimasti. La Croce Rossa: “Distruzione totale. Manca ormai tutto, i palestinesi dormono nelle case diroccate”. Quando chiediamo a Suor Nabila Saleh di descriverci la situazione a Gaza lei risponde inviando una decina di foto, ritratti di macerie, distruzione, desolazione. Suggeriscono che si sia oltrepassato il punto di non ritorno. Suor Nabila è di origine egiziana e vive le sue giornate nella parrocchia della Santa Famiglia, Gaza City, a Nord di Zeitun, con tutta la comunità cristiana rimasta. La comunicazione è complicata, su WhatsApp parlare è impossibile, arrivano solo mezze frasi scritte, che da sole descrivono impietose quel girone infernale. “La situazione è molto difficile, è tutto distrutto, non è rimasto nulla, vivere è un’impresa, per ora gli aiuti non arrivano da noi, c’è un solo supermercato con un po’ di generi di sussistenza”, ci dice. Poi più nulla, il calar del sole spazza via anche l’ultimo filo di connessione.
di Greta Privitera
Corriere della Sera, 29 novembre 2023
La ong “Physicians for Human Rights Israel” chiede alla Corte penale internazionale di indagare sugli abusi sessuali commessi dai terroristi. E anche noi dovremmo chiedere verità e giustizia. Se tutte e tutti, per la prima volta insieme, “facciamo rumore” contro i femminicidi e la violenza di genere - come ci ha insegnato Elena, la sorella-resistente di Giulia Cecchettin - se uniti condanniamo l’orrore delle bombe e ci stringiamo alle madri di Gaza diventate orfane di quasi seimila figli, che cosa ci frena dal “bruciare tutto” anche per le donne d’Israele violentate e massacrate da Hamas? Il silenzio o la minimizzazione sulla sorte delle ragazze calpestate, stuprate e uccise nella mattanza del 7 ottobre è un’ingiustizia collettiva. Che cosa ci manca per identificarci con le loro famiglie e dire insieme “say her name”, come facciamo per le sorelle palestinesi, iraniane e di tutti gli altri Paesi? Le prove? I racconti? Molte non potranno mai spiegare che cosa è successo ai loro corpi quel sabato mattina. I segni degli stupri e delle sevizie sono raccolti nei referti dei medici forensi che hanno studiato le ferite lasciate dal male. Sono stati analizzati nei video di Hamas pubblicati e poi rimossi, trovati nei racconti di un testimone che, nascosto, vedeva tutto.
di Chiara Cruciati
Il Manifesto, 29 novembre 2023
“Dopo il 7 ottobre maltrattamenti indescrivibili”. Cibo da dividere, coperte confiscate, visite sospese e decessi. In quattro giorni 150 liberazioni e 133 nuovi arresti: le carceri non si svuotano mai. Festeggiare era vietato, hanno festeggiato lo stesso. In Cisgiordania nelle strade, a Gerusalemme est nelle case: le 33 donne e i 150 minori palestinesi, prigionieri politici scarcerati finora hanno gioito. Piangendo tra le braccia dei genitori, sventolando la bandiera palestinese per le strade delle loro città. Un modo per dare sfogo alla rabbia individuale di incarcerazioni che in moltissimi casi non si reggevano né su accuse né a processi, e a una collettiva, quella di vedere Gaza massacrata mentre loro tornavano sull’asfalto.
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