di Roberto Saviano
Corriere della Sera, 26 maggio 2023
La bimba ferita al bar dove la sua famiglia stava mangiando un gelato e le sparatorie per marcare il territorio: spesso di fronte a queste tragedie si dice: “Famiglia colpita accidentalmente”. Ma non c’è nulla di accidentale quando spari. La famiglia di Sant’Anastasia non era nel posto sbagliato al momento sbagliato. La famiglia di Sant’Anastasia era nel posto giusto al momento giusto. Chi era nel posto sbagliato al momento sbagliato, a commettere atti sbagliati, erano i ragazzi che hanno sparato. Bisogna ristabilire le logiche, le affermazioni, le parole scelte per descrivere l’orrore. Perché spesso di fronte a queste tragedie si dice: “Famiglia colpita accidentalmente”. Non c’è nulla di accidentale quando spari, bisognerebbe forse più precisamente dire: “Famiglia colpita durante la sparatoria, anche se non era l’obiettivo di quella sparatoria”. Ma poi ne siamo così convinti non fosse l’obiettivo della sparatoria? Certo, la famiglia non c’entra nulla con le dinamiche di camorra. Padre, madre e i due figli si trovano davanti al bar per mangiare un gelato quando dalla mitraglietta partono i colpi. Colpiscono la madre, Anna, all’addome (è ricoverata, ma non grave); il padre, Mario, ferito alla mano. Illeso il figlio più piccolo della coppia, di soli 6 anni. Assunta, invece, viene colpita da un proiettile allo zigomo e si trova ora in prognosi riservata all’ospedale Santobono di Napoli. Ma l’obiettivo delle stese è proprio questo: colpire a caso tutto, punto. Tutto, non tutti.
varesenews.it, 26 maggio 2023
Il convegno del 29 maggio rappresenta il culmine del lavoro svolto da un gruppo dedicato a questa tematica, costituito con lo scopo di organizzare l’evento. Lunedì 29 maggio alle ore 8:45, il Centro Congressi delle Ville Ponti di Varese ospiterà un importante convegno dal titolo “Carcere e lavoro: Diritto, Rieducazione, Opportunità”. L’iniziativa è organizzata dalla Prefettura di Varese, in collaborazione con altri enti e uffici, come parte delle attività incentrate sulla tematica del lavoro dei detenuti all’interno e all’esterno dei luoghi di detenzione.
di Marina Lomunno
La Voce e Il Tempo, 26 maggio 2023
“Alt farsi riconoscere: ti condanniamo a 5 minuti di carcere”: il Salone del libro 2023 sarà ricordato anche per uno stand - quello allestito dal quotidiano il “Dubbio” e dal Consiglio nazionale forense - dove molti visitatori hanno potuto provare cosa significa vivere, sebbene per una manciata di secondi, nello spazio angusto di una cella ricostruita fedelmente.
di Marina Lomunno
La Voce e Il Tempo, 26 maggio 2023
Sono oltre 7 mila euro in sole due settimane le donazioni arrivate all’Associazione di volontariato “Aporti Aperte” che opera nell’Istituto penale minorile (Ipm) “Ferrante Aporti”. Dopo l’appello lanciato ai nostri lettori, in occasione della visita dell’Arcivescovo Repole all’Ipm, dal presidente Pasquale Ippolito si è innescata una gara di solidarietà che ha stupito l’associazione.
di Gianmario Gazzi
huffingtonpost.it, 26 maggio 2023
Errori ne sono stati fatti già tanti, negli anni passati, e a pagarne le conseguenze sono state persone e realtà che soffrono da sempre. Impariamo come non allargare il divario tra protetti ed esclusi. Ascoltateci.
di Michele Serra
La Repubblica, 26 maggio 2023
Su poliziotti e carabinieri la penso come Pasolini: sono figli del popolo e fanno un lavoro che molte persone più protette e privilegiate preferirebbero non fare. Proprio perché sono dalla loro parte mi preoccupa la cadenza quotidiana di video (gli ultimi due a Milano e Livorno) dai quali traspare, diciamo così, un’esuberanza repressiva che spaventa, anche perché è ai danni di persone che, nella scala sociale, non sono certo classificabili tra i più forti.
di Paolo Di Paolo
La Repubblica, 26 maggio 2023
I video di Milano e Livorno con le botte di vigili urbani e carabinieri mettono a rischio la fiducia nelle forze dell’ordine e lasciano un sospetto. “Nessuno potrà più riaprirmi il cuore. Ecco che cosa fa la violenza. Ecco che cos’è”. Nella sua vastissima esplorazione della violenza nella società, lo scrittore americano William Vollmann indaga cause e contesti, cerca di cogliere ragioni e sfumature, entra nel campo dell’odio e della rabbia che lo alimenta, la furia cieca che trova talvolta il combustibile in un piacere perverso e osceno, i dilemmi morali, le giustificazioni dell’individuo e della collettività che spesso finiscono per coincidere (la difesa), ma insiste soprattutto sui segni che lascia. Sui corpi - lividi, ferite, mutilazioni, cicatrici - e su qualcosa di più impalpabile: una psiche, un’interiorità. Ha chiaro un fatto: la violenza “monta e sacrifica quel che trova”; riconosce che resta opaca la sequenza di variabili che determina il suo esplodere. Perché in quel momento? Perché in quella specifica circostanza? Perché mercoledì e non domani? È accaduto. Avrebbe potuto non accadere? E ancora: che cosa è “davvero” accaduto? Il corpo della vittima non dice tutto: mostra i segni. Chi studia la violenza - ammette lo stesso Vollmann - rischia di fermarsi su cause e mezzi e di perdere di vista la vittima, il soggetto-vittima.
di Luigi Manconi
L’Unità, 26 maggio 2023
Caro Direttore, è evidente che, tra le centinaia di migliaia di appartenenti alle forze di polizia (comprese quelle municipali), coloro che abusano del proprio potere, violano leggi e regolamenti ed esercitano violenza, costituiscono appena una esigua minoranza.
di Piero Sansonetti
L’Unità, 26 maggio 2023
Sono cifre impressionanti quelle fornite da Oxfam. Sono vere, verificate. Raccontano di un mondo occidentale che dietro alla sua robusta democrazia e alla sua secolare civiltà nasconde un volto cinico e feroce. Anche un po’ assassino. E fa delle armi, della guerra, della compravendita di morte e fame, una delle sue attività non secondarie. 2.200 miliardi ogni anno non sono una cifra modesta. Sono la prova che una parte del mercato capitalistico funziona e si alimenta con questa attività sanguinosa. E gli assetti dell’Occidente - soprattutto dell’Occidente - soffrirebbero e subirebbero crisi economiche e terremoti ai vertici delle loro borghesie, se all’improvviso questa attività fosse soppressa.
di Goffredo Buccini
Corriere della Sera, 26 maggio 2023
In passato lo spirito di fazione ha velato a lungo molti occhi, ma i ragazzi di oggi possono evitarsi l’errore. Chi è Vladimir Kara-Murza? Per verificare il nostro reale livello di attenzione sulla tragedia collettiva causata da Putin basterebbe un semplice test in famiglia o in ufficio. Ammettiamolo: anche tra chi ne ha letto o sentito qualcosa nei notiziari, pochi ricorderanno il nome di questo dissidente russo. Scorrendo Google troveremo quasi soltanto articoli dello scorso 17 aprile. Quello è il giorno della sua condanna smisurata, venticinque anni di colonia penale solo per avere detto al mondo la verità: che l’esercito di Mosca massacra sistematicamente i civili ucraini. Poi, il nulla: vuoto e silenzio. Di Kara-Murza, dalle nostre parti, non parla quasi nessuno, non uno striscione, uno slogan, una petizione.
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