di Carlo Cellamare*
Il Manifesto, 12 settembre 2023
Controproducenti gli spot di Meloni. È fondamentale riconoscere la presenza di realtà attive sui territori, che da anni combattono per la riqualificazione, da Scampia a Tor Bella Monaca. In questi giorni abbiamo assistito all’ennesima farsa, che ha pure risvolti drammatici, con le grandi manovre delle forze dell’ordine in alcuni quartieri delle periferie italiane, soprattutto romane e napoletane, tra cui Tor Bella Monaca, dove lavoriamo da molti anni come laboratorio universitario in percorsi di ricerca-azione con le realtà locali. Sappiamo tutti che questo è un modo distorto e strumentale di intervenire, che non porta niente di buono e utile, anzi alimenta effetti negativi, ma bisogna pur dire qualcosa ancora una volta -nonostante ormai lo ripetiamo da anni e lo ripetono tutti quelli che lavorano seriamente in questo campo - non fosse altro che per esternare la propria frustrazione (e di tanti come noi impegnati nelle varie periferie romane e italiane), ma soprattutto per esprimere con forza la nostra solidarietà ed il nostro supporto a quelle realtà (associazioni di vario tipo, gruppi informali di abitanti, reti di mutualismo, cooperative sociali, terzo settore, fondazioni e privato sociale, singoli abitanti, insegnanti ed educatori, movimenti, ecc.) che da anni lavorano in questi contesti con serietà, impegno e grandi fatiche seguendo ben altre strade e ben altri approcci.
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 12 settembre 2023
Nel carcere milanese i marocchini sono 200 su un totale di 886 detenuti, contando gli italiani e tutti gli altri. Tutti hanno parente in Marocco e il senso di impotenza è ancora più grande.
di Marina Catucci
Il Manifesto, 12 settembre 2023
Patteggiamento in vista per Khalid Sheikh Mohammed, detenuto a Guantanamo da 11 anni. Due decenni dopo la loro cattura, la commissione militare statunitense Trial of the Century, il “processo del secolo” contro i cinque accusati degli attacchi dell’11 settembre, è tornata ad occuparsi degli imputati.
di Michele Giorgio
Il Manifesto, 12 settembre 2023
La giovane attivista rischia l’arresto ma il suo rientro in patria riporta l’attenzione sulla situazione del padre Abdulhadi al-Khawaja ammalato che fa lo sciopero della fame in carcere con altri 800 prigionieri politici. Maryam al Khawaja non nasconde i suoi timori, li spiega bene in un video che ha postato in rete. Sa che tornando in Bahrain rischia l’arresto e di essere sbattuta e dimenticata in una cella come suo padre Abdelhadi Al Khawaja, attivista dei diritti umani in carcere dal 2011, il più noto dei detenuti politici del minuscolo arcipelago del Golfo dove regna da sovrano assoluto Hamad bin Isa Al Khalifa. Anche lei è sulla lista nera, per le sue attività a difesa dei diritti umani. Per questo da anni vive in Danimarca, il paese di sua madre. “Conosco i rischi ai quali vado incontro, ma non rinuncio”. Maryam, 33 anni, si è convinta che solo concentrando l’attenzione sui motivi del viaggio potrà salvare il padre, condannato nel 2011 all’ergastolo per “terrorismo” - aveva attaccato verbalmente e in internet la monarchia - e che, sebbene sia ammalato, da oltre un mese fa lo sciopero della fame assieme ad altri 800 prigionieri bahrainiti contro la “morte lenta” che affrontano coloro che finiscono nelle carceri di massima sicurezza. Le Nazioni unite definiscono “arbitraria” la detenzione di Abdulhadi Al Khawaja. “Non ho altre opzioni - insiste Maryam - mio padre è malato di cuore e non intendo restare ad aspettare la telefonata che mi dirà che è morto per un infarto”. Inoltre, aggiunge l’attivista, “se il mio viaggio si rivelasse utile a tutti i prigionieri politici in Bahrain, attirando l’attenzione sulla loro situazione, allora sono disposta a correre ogni rischio”.
di Diego Mazzola
L’Unità, 11 settembre 2023
Davvero si pensa che la “rieducazione” possa avvenire attraverso la tortura del carcere? Che l’uomo moderno possa definirsi “libero”, in qualche modo e in qualche occasione, è una vera sciocchezza. L’uomo può al limite “sperare” di diventare libero, ma oltre le proprie speranze non gli è dato di andare. Eppure la libertà è un diritto fondamentale dell’umanità e dell’individuo, sancito il 10 dicembre 1948 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo che in uno dei primissimi articoli afferma: Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona. Un articolo che vediamo ogni giorno disatteso dai governi di tutto il mondo, dal nostro incluso.
di Enrico Borghi*
Il Foglio, 11 settembre 2023
Se i conservatori sono vittime di una trappola, anche tra i progressisti sulla giustizia c’è molta confusione. Con il rischio di non riuscire a liberare questo paese dal giustizialismo diffusosi con Mani pulite. In fondo, a pensarci bene, siamo ancora al 30 aprile 1993. Chi ha un po’ di memoria, in questo paese, sa bene a cosa corrisponda quella data. La prima pagina pubblica di gogna mediatica, di volontà all’autodafè collettivo, di sintesi “rossobruna” sotto l’egida di un manto giacobino di pretesa purificazione populista. Le monetine a Craxi, trent’anni fa, con relativa criminalizzazione della classe politica e evocazione del tintinnar di manette, trovò sul campo una sintesi tra coloro che avevano da poco partecipato alla manifestazione del Pds in piazza Navona e i giovani del Movimento sociale italiano forniti di monete da Teodoro Bontempo.
di Alessandro Campi
Il Messaggero, 11 settembre 2023
I sempre più frequenti episodi di giustizia “fai da te” registrati dalla cronaca (l’ultimo nel quartiere romano del Quarticciolo) meritano qualche riflessione oltre la contingenza. L’impressione, infatti, è che non si tratti di fatti occasionali, ma di comportamenti e forme di reazione indicativi di uno stato d’animo collettivo sempre più segnato da un mix irrazionale di rabbia e paura, dal venire meno della fiducia nei confronti delle istituzioni, da un crescente sfilacciarsi dei legami sociali basati sul rispetto delle regole e dalla tendenza a giustificare come legittima la violenza privata che persegue la giustizia pubblica.
di Conchita Sannino
La Repubblica, 11 settembre 2023
Intervista al sottosegretario alla Giustizia dopo i casi di Caivano e Napoli. La Campania come “laboratorio” di una stretta repressiva sui minori? “No, è un’ottica sbagliata. Noi guardiamo invece a un’emergenza molto diffusa e puntiamo a due grandi obiettivi: la prevenzione, responsabilizzando i genitori e cercando di rieducare i minori, che vanno intercettati per tempo; e il rispetto delle regole. Proprio come tanti giudici e operatori del settore pure ci chiedono”. Andrea Ostellari, il sottosegretario con delega alla Giustizia minorile, rivendica “il lavoro della Lega” nel Dl baby gang, risponde sui dubbi degli alleati, annuncia la “costituzione di comunità per i minori gestite direttamente dallo Stato”.
di Leandro Del Gaudio
Il Mattino, 11 settembre 2023
“Serviva la svolta è giusto colpire anche i genitori irresponsabili”. Giovedì 31 agosto, ha usato tutta la competenza e la capacità di sintesi che le vengono riconosciute per illustrare alla premier Meloni i problemi legati all’emergenza minorile nel distretto napoletano (e non solo). Da poco si era diffusa la notizia dell’omicidio di un musicista napoletano per mano di un 16 enne, mentre mezzo governo era a Caivano per l’orrore degli stupri di due bambine.
di Edmondo Bruti Liberati*
Il Dubbio, 11 settembre 2023
Se al di sopra di ogni sospetto deve essere la moglie di Cesare, a maggior ragione lo deve essere Cesare... la classe politica faccia un passo avanti e si riappropri davvero del primato che pure chiede di riconoscerle. In un corso della Scuola Superiore della Magistratura Anna Maria Testa, grande esperta di comunicazione, in un breve efficacissimo intervento videoregistrato ci ammoniva: “In comunicazione non esiste “Tu non mi hai capito”, c’è solo: “Io non mi sono spiegato, mentre avrei avuto la responsabilità, da comunicante, di farmi capire”.
- La magistratura si considera padrona della giurisdizione, nel silenzio della politica
- Chi assegna ai media il potere di stroncare carriere consideri che il giornalismo d’inchiesta, in Italia, non esiste più
- È proprio lo strapotere dei magistrati che deresponsabilizza la politica fino a svuotarne il primato
- “Collaborare con la giustizia è sacrosanto, ma ha un costo molto alto”
- Lazio. Caos carceri: due detenuti morti in 24 ore, a Viterbo seconda rivolta in 4 giorni









