di Giuseppe Salvaggiulo
La Stampa, 13 settembre 2023
“Rifiuta il lavoro, diritti dei detenuti a rischio”. La decisione della Sezione disciplinare del Consiglio nei confronti di Ernesto Anastasio, che da dieci anni subisce contestazioni per i suoi ritardi. La Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura ha sospeso dalle funzioni e dallo stipendio il “giudice-poeta”, il magistrato del tribunale di sorveglianza di Perugia Ernesto Anastasio, che ha accumulato un arretrato di 858 fascicoli e che da dieci anni subisce contestazioni per i suoi ritardi. Si tratta di un provvedimento cautelare urgente, in attesa dello svolgimento del processo.
di Corrado Zunino
La Repubblica, 13 settembre 2023
L’oncologo che lo ha in cura: “Adesso è in carico ai colleghi delle terapie di supporto”. Il capo clan viene nutrito solo per vena. E non vuole che la giovane lo veda magro e confuso. Sta morendo solo, Matteo Messina Denaro. Fuori dalla sua stanza nell’edificio L4 dell’Ospedale San Salvatore dell’Aquila, alla metà di un corridoio lungo e buio tra il Centro vaccinazioni e la Neuropsichiatria infantile, ci sono solo cinque poliziotti, tra loro una donna. È il Reparto detenuti, al primo piano. In strada, tre uomini dell’esercito bloccano la porta d’ingresso diretta, altri cinque agenti di polizia sostano nel parcheggio e al tramonto risale un furgone con sei agenti penitenziari all’interno. “U Siccu” in carcere non tornerà più, però. Il tumore al colon è in uno stato avanzato e le cure, dolorose, lo stanno costringendo a stati contrapposti: a volte è vigile, persino ironico con chi è intorno. In altri momenti è piegato sui suoi mali.
di Nicoletta Tempera
Il Resto del Carlino, 13 settembre 2023
Sospensione dei trasferimenti alla Dozza e spostamento dei detenuti senza percorsi trattamentali avviati o esigenze famigliari legate al territorio in altri istituti. Sono le richieste avanzate al Provveditorato per l’Amministrazione penitenziaria per alleggerire la situazione di grave sovraffollamento in cui versa in questo momento la casa circondariale bolognese, dove ieri i detenuti erano arrivati a quota 810. E questo con una sezione ancora chiusa per lavori. Richieste al vaglio del Provveditorato, che adesso dovrà valutarle e studiare una risposta nel breve termine. Per il momento non è stata invece avanzata l’ipotesi di un blocco degli accessi dei nuovi giunti, scelta attuata ad agosto quando, come oggi, la Dozza ‘esplodeva’ a causa del numero eccessivo di presenze e delle conseguenti naturali tensioni tra la popolazione penitenziaria.
di Gianni Vigoroso
ottopagine.it, 13 settembre 2023
Ai raggi X le condizioni di detenzione nelle carceri in Campania. In campo l’unione camere penali e l’associazione nessuno tocchi Caino. Tappa in Irpinia nel carcere Campanello per l’ex deputata Rita Bernardini, ex-membro del consiglio generale del Partito radicale. “Le condizioni attuali sono veramente fuori della norma un pò ovunque in Italia, non solo per il sovraffollamento - ha detto Bernardini - ma proprio per la vita che si conduce all’interno del carcere. Noi facciamo una radiografia della situazione, cercando di dare una mano per risolvere i problemi più urgenti. Non ha senso che entra in carcere chi deve scontare pochi mesi.”
Ristretti Orizzonti, 13 settembre 2023
Con l’apertura del nuovo Spazio Giallo, la rete di accoglienza per i figli di genitori detenuti creata da Bambinisenzasbarre si estende alla Basilicata. A Matera il 20 luglio 2023, è stato inaugurato lo Spazio Giallo di Bambini senza sbarre Ets, il luogo creato dall’Associazione che accoglie i bambini e li sostiene per orientarsi e attenuare il loro impatto con un ambiente potenzialmente traumatico come il carcere, quando devono incontrare il genitore detenuto. Complessivamente, In Italia, sono 100mila i bambini in questa situazione e 2 milioni in Europa.
di Beppe Severgnini
Corriere della Sera, 13 settembre 2023
Per un “Ivan Marocco”, di cui oggi parlano tutti, in Italia ci sono migliaia di ragazzi e ragazze che, per un po’ di popolarità social, corrono enormi rischi. E li fanno correre a tutti noi. Una delle canzoni più belle di Bruce Springsteen ha per titolo “Racing in the street”. Vuol dire sfidarsi in macchina sulla strada: lo facevano anche i ragazzi del New Jersey, cinquant’anni fa. Qual è la differenza con la bravata criminale di Hafid Habdel El Idrissi, 29 anni, detto “Ivan Marocco”, che domenica ad Alatri è andato a schiantarsi contro l’auto di una mamma e due figlie? La diretta Facebook.
di Vladimiro Zagrebelsky
La Stampa, 13 settembre 2023
La richiesta del pubblico ministero di assoluzione di un immigrato proveniente dal Bangladesh e imputato di maltrattamenti nei confronti della moglie della stessa origine etnica, ha dato origine a numerosi commenti critici, espressione di indignazione per la concezione del rapporto uomo-donna propria di quella vicenda. L’indignazione che percorre i vari commenti ha certo ragion d’essere, ma non esaurisce gli aspetti rilevanti del tema, quando lo si discuta con riferimento ad un singolo episodio oggetto di processo penale: quando cioè, condannato il fenomeno generale concernente nel tempo e nello spazio la soggezione della donna, ci si chieda se debba essere condannata anche la persona di quell’imputato per quella condotta specifica. Nel diritto penale ha essenziale rilevanza il profilo soggettivo della condotta considerata: la conoscenza o conoscibilità della norma che la punisce, il dolo o la colpa nel compierla. Si tratta di questioni legate al caso concreto, cosicché, che l’imputato venga condannato oppure no, sarebbe azzardato trarne in generale che si possa in Italia o non si possa “picchiare la moglie”. La risposta è nella legge: si tratta di un delitto, qualunque sia la sentenza che riguarderà quell’imputato. In ogni caso la tesi del pubblico ministero si riferisce ad un dibattito che da lungo tempo di svolge, non solo in Italia: meno nella giurisprudenza e più nella dottrina penalistica. Essa riguarda i reati culturalmente motivati. Il terreno dei rapporti familiari e della posizione della donna è certo frequentemente messo in causa, ma non è il solo. È di una trentina di anni fa la sentenza del pretore di Torino che respinse la tesi della difesa di imputati Rom, che avevano mandato alcuni loro bambini ad accattonare a piedi scalzi nel traffico: si sosteneva si trattasse di una condotta tradizionale e identitaria di una popolazione nomade. Condannarla avrebbe significato commettere un “genocidio culturale”. Il giudice - il colto e sensibile pretore Amos Pignatelli - fu tra i primi in Italia a dover affrontare il problema e lo risolse con approfondita motivazione sulla base dei fondamenti della Costituzione. Lo ricordo ora per avvertire che il tema si può presentare variamente e non riguarda solo imputati immigrati. In fondo il cosiddetto delitto d’onore, trattato debolmente in Italia fino al 1981, rifletteva aspetti comuni a quelli propri del reato culturalmente motivato. E la sempre maggior presenza di “culture” diverse conviventi sul territorio rende talora difficile identificare la “cultura dominante”. La questione poi riguarda anche la cultura propria del Paese di origine del migrante, oltre al problema della cultura propria dell’imputato e della vittima.
di Paolo Valentino
Corriere della Sera, 13 settembre 2023
Die Welt: “Berlino ha sospeso il meccanismo di solidarietà con una lettera a Roma”. Il ministro Darmanin: “Azione necessaria di fronte all’aumento dei flussi”. Dalla fine di agosto, la Germania ha temporaneamente interrotto l’accoglienza sul suo territorio di immigrati dall’Italia. Il governo di Berlino ha comunicato in una lettera a quello italiano che il cosiddetto “meccanismo volontario di solidarietà” è per il momento sospeso, a causa “della forte pressione migratoria verso la Repubblica federale”. Lo rivela il quotidiano Die Welt, citando fonti del ministero degli Interni tedesco, precisando che il provvedimento riguarda il processo di selezione successivo al 31 agosto, mentre i migranti identificati fino a quella data continuano ed essere accolti.
di Raffaele K. Salinari
Il Manifesto, 13 settembre 2023
Motivazioni di un pm. Sulla motivazione “culturale” con la quale il pubblico ministero di Brescia chiede l’assoluzione per il marito di una donna di origini bengalesi. La Procura di Brescia si dissocia e “ripudia qualunque forma di relativismo giuridico, non ammette scriminanti estranee alla nostra legge ed è sempre stata fermissima nel perseguire la violenza, morale e materiale, di chiunque, a prescindere da qualsiasi riferimento ‘culturalè, nei confronti delle donne”. Lo scrive in una nota il procuratore Francesco Prete riguardo la motivazione “culturale” con la quale il pubblico ministero di Brescia chiede l’assoluzione per il marito di una donna di origini bengalesi, ora cittadina italiana, che lo aveva denunciato per trattamenti che la facevano sentire di fatto una schiava.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 13 settembre 2023
Il dl sicurezza pronto da agosto e mai approvato agita la maggioranza. È di nuovo il periodo del mese in cui il governo torna a parlare di un nuovo decreto sicurezza sui migranti. L’ultima volta era agosto, all’indomani di un’aggressione avvenuta a Rovereto da parte di un nigeriano nei confronti di una donna di 61 anni.









