di Giorgio Spangher
Il Dubbio, 11 settembre 2023
I riferimenti di Bruti Liberati a vicende mediatico-giudiziarie di altri paesi non sono trasferibili alla stampa italiana, che risente di impostazioni ideologiche se non addirittura partitiche. Anche in questi primi giorni di agosto non sono mancate le occasioni di riflessione e confronto in materia di giustizia penale. Tra queste, tre sembrano suscettibili di qualche riflessione di ampio respiro.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 11 settembre 2023
La gran parte dei cronisti si è adagiata nell’idea che sia più comodo e redditizio pubblicare “scoop” semplicemente con le “veline” distillate dalle Procure. Rinfacciare al Parlamento e al mondo della politica la propria incapacità a lavarsi e vestirsi ogni mattina senza l’aiuto di un magistrato, come ha fatto il dottor Edmondo Bruti Liberati, già capo della procura di Milano e anche del sindacato delle toghe, è una grande verità e anche una cocente umiliazione.
È proprio lo strapotere dei magistrati che deresponsabilizza la politica fino a svuotarne il primato
di Paolo Ferrua
Il Dubbio, 11 settembre 2023
La progressiva eclissi della rappresentanza deriva, almeno in parte, dal peso dell’ordine giudiziario e dei pm in particolare. In uno scritto su Il Dubbio, l’amico Edmondo Bruti Liberati lamenta la mancata distinzione tra responsabilità politica per fatti eticamente riprovevoli e responsabilità penale. Si assisterebbe, di fatto, ad una scomparsa della responsabilità politica, con la conseguenza, ad esempio, che le dimissioni di un ministro verrebbero sistematicamente subordinate ad un accertamento della responsabilità penale da parte della magistratura, anche quando ben potrebbero trovare autonomo fondamento in un comportamento penalmente irrilevante ma riprovevole in termini di etica pubblica e, quindi, di responsabilità politica.
di Lorenzo Giroffi
Il Foglio, 11 settembre 2023
Storia del pentito Niro e della sua famiglia. Ha tradito la mafia del Gargano rifiutando di uccidere un procuratore e ha chiesto aiuto allo stato, raccontando i segreti di un’organizzazione all’epoca ancora poco conosciuta. Ma rifarsi una vita è stata un’impresa e ora che Antonio non c’è più ne pagano ancora il conto la moglie e i figli. Ecco le falle nel programma di protezione per testimoni.
di Rinaldo Frignani
Corriere della Sera, 11 settembre 2023
A Regina Coeli un recluso di 21 anni si è tolto la vita. Era affetto da scabbia. Al Mammagialla invece malore fatale per un detenuto durante la protesta, con aggressioni e incendio, da parte di sei marocchini, sedata con la forza. Un detenuto morto d’infarto, un altro salvato in extremis dopo aver tentato di suicidarsi. Sei reclusi marocchini che con altri scatenano il panico nel loro reparto, bruciando materassi nelle celle. Il carcere “Mammagialla” di Viterbo nel caos, dopo che giovedì scorso in cinquanta si erano già rifiutati di rientrare rimanendo nel cortile interno per tutta la notte. “A controllarli c’erano solo otto agenti della Penitenziaria, rimasti in attesa di ordini”, rivelano i sindacati di categoria, come il Sappe, con il segretario generale Donato Capece.
Il Dubbio, 11 settembre 2023
“La situazione nel Lazio, in cui sono detenute oggi oltre seimila persone è sempre più critica” dice il responsabile regionale penitenziario del Lazio, Maurizio Veneziano. Un detenuto di 21 anni si è tolto la vita ieri, domenica 10 settembre, nel carcere romano di Regina Coeli. “Il ragazzo era solo in cella con il sospetto di avere la scabbia” ne dà notizia il Sindacato autonomo di polizia, spiegando che “è stato vano il pur tempestivo intervento degli agenti” e chiedendo alle autorità l’attivazione di “un tavolo permanente regionale sulle criticità delle carceri”.
di Zita Dazzi
La Repubblica, 11 settembre 2023
Don Rigoldi: “Per recuperare i ragazzi serve la formazione”. L’assessore Bertolé: “Tante le strutture del privato sociale che chiudono. Abbiamo 1.300 minori stranieri non accompagnati in carico, altri 300 per strada”. I ragazzi devianti escono ed entrano dal carcere Beccaria, scappano dalle comunità per minori, ma ora scappano anche gli educatori di questi centri specializzati nell’accoglienza degli adolescenti “difficili”.
di Barbara Marengo
ytali.com, 11 settembre 2023
Paolo Aleotti è entrato nel carcere di Bollate. I detenuti gli hanno raccontato le loro storie, le loro riflessioni, le loro aspirazioni. Il risultato è un libro molto bello e istruttivo: “Che sapore hanno i muri”. Un sapore amaro, fatto di solitudine e smarrimento, ma anche di speranza ed opportunità, racchiuso assieme a mille sfaccettature nelle “lettere dal carcere” raccolte da Paolo Aleotti, giornalista di lungo corso, nel volume Che sapore hanno i muri (CasaSirio editore): decine di testimonianze raccontate da chi vive in regime di detenzione e eseguite dagli stessi detenuti e detenute. Uomini e donne carcerati che sono stati coinvolti dall’autore in una serie di iniziative, laboratori e interviste nel carcere di Bollate, che rappresentano uno spaccato umanamente potente sulla vita all’interno delle prigioni.
di Ottavio Ragone
La Repubblica, 11 settembre 2023
Quante sono le Caivano di Napoli? E quante le Caivano d’Italia? Quante fabbriche di criminalità giovanile troviamo nell’area metropolitana e nel cuore stesso della nostra città, da Scampia a San Pietro a Patierno, dalla Sanità ai Quartieri Spagnoli? Sono tanti i rioni ghetto della cintura urbana in cui la camorra ara facilmente il terreno e cerca di sostituirsi allo Stato, offrendo protezione, denaro, lavoro sporco ma lavoro.
di Elena Stancanelli
La Stampa, 11 settembre 2023
Non sarebbe dovuto accadere. Molto semplicemente uno di quei sei ragazzi avrebbe dovuto dire non è possibile. Siamo troppi, è pericoloso. Ma questo non è successo, o almeno, se qualcuno di loro l’ha detto non è stato abbastanza incisivo e alla fine si è arreso. Salterei la questione dell’alternativa alla macchina, di come si potrebbe fare in modo che nessuno debba guidare dopo una serata dopo la quale, come minimo, si è stanchi.
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