di Eleonora Camilli*
La Stampa, 5 settembre 2023
La Garante dell’Infanzia: chi non va a scuola rischia di finire nell’illegalità. Contesti di abbandono, servizi sociali assenti, storie di violenza e microcriminalità che si perdono nell’invisibilità. L’orrore su due cuginette poco più che bambine ha riacceso i riflettori sui palazzi del Parco verde, ma sono tante le Caivano d’Italia. Zone di periferia dove l’infanzia è a rischio. Da Milano a Palermo, da Roma a Catania, passando per i quartieri di Napoli. Qui solo tre giorni fa un ragazzo di sedici anni, già protagonista di un tentato omicidio, ha freddato a colpi di pistola Giovanni Cutolo, 24 anni, dopo una lite per un parcheggio. “Da Napoli il Parco Verde dista 15 chilometri, socialmente però siamo a tre metri”.
di Luciano Gualzetti*
Corriere della Sera, 5 settembre 2023
Il richiamo è rivolto a tutti, credenti e non credenti, a non fermarsi alla prestazione, ma a vedere nel povero colui che ha diritto alla piena dignità umana. Il 5 settembre è la Giornata Internazionale della Carità. Giornata istituita dall’Onu nel 2012 per riconoscere il ruolo della Carità “nell’alleviare le crisi umanitarie e le sofferenze umane all’interno e tra le Nazioni”. Nel giorno della morte (il 5 settembre 1997) di Santa Teresa di Calcutta. Indicando così in Madre Teresa un riferimento di Carità per il suo servizio gratuito per i malati, i senza tetto, i “più poveri tra i poveri”. Ma cos’è la Carità? Madre Teresa direbbe: “Dobbiamo dare servizio immediato ed effettivo ai poveri: dando da mangiare agli affamati, non solo cibo ma anche la Parola di Dio. Dando da bere agli assetati: non solo di acqua, ma anche di conoscenza, di pace, di verità, di giustizia e di amore. Vestendo gli ignudi: non solo con abiti, ma anche di dignità umana. Dando alloggio ai senza tetto: non solo un rifugio fatto di mattoni, ma un cuore che comprende, che protegge, che ama…”.
di Chiara Saraceno
La Stampa, 5 settembre 2023
Il lavoro sta (ri)emergendo come grande questione sociale. Non si tratta solo e neppure principalmente del fenomeno delle cosiddette “grandi dimissioni” e del cambiamento nelle aspettative rispetto al lavoro, in termini di equilibrio con altri aspetti della vita, oltre che di riconoscimento di sé e delle proprie capacità che queste segnalano. A preoccupare sono aspetti ancora più basilari: il lavoro che non sempre c’è, o è accessibile (ad esempio alle donne con responsabilità familiari in assenza di servizi adeguati), o per il quale non si ha adeguata formazione; il lavoro remunerato troppo poco, o troppo precario e discontinuo, spesso anche privo dei requisiti minimi di sicurezza.
di Enrico Franceschini
La Repubblica, 5 settembre 2023
Thomas White resta in cella a causa dell’Ipp, “l’imprisonment for Public Protection”, una misura ora cancellata che di fatto prevede sentenze a tempo indeterminato. Più di 2.900 altri detenuti nelle stesse condizioni. In carcere da undici anni per il furto di un telefonino. Dove? Non in qualche feroce regime totalitario o corrotta repubblica delle banane, bensì nel Regno Unito, culla della democrazia e dello stato di diritto. Thomas White, un cittadino britannico, è in carcere dal 2012 per avere rubato un telefono cellullare. La sua situazione ha attirato su Londra le critiche dell’Onu, che lo definisce “un caso emblematico dei danni” che possono essere causati dalle sentenze a tempo indeterminato.
di Luigi Ippolito
Corriere della Sera, 5 settembre 2023
La legge britannica che dovrebbe concedere clemenza per tutti i crimini commessi durante i trent’anni di guerra civile in Irlanda del Nord sta riaprendo il solco tra Londra e Dublino. Un’amnistia di stile “togliattiano” sta scavando un solco fra Londra e Dublino. Questa settimana il Parlamento di Westminster approverà una legge che concede clemenza per tutti i crimini commessi durante i trent’anni di guerra civile in Irlanda del Nord e che impedisce di avviare nuove inchieste su quel passato di sangue: un provvedimento voluto dal governo britannico per mettere una pietra sopra i Troubles, i cosiddetti “disordini” che dalla fine degli anni Sessanta fino agli accordi di pace del 1998 provocarono oltre 3 mila morti nella tormentata provincia nordirlandese, ma che per il governo della repubblica d’Irlanda lede i diritti delle vittime delle violenze commesse dai paramilitari e dalle forze di sicurezza britanniche. È per questo che, secondo quanto riferito dal Financial Times, Dublino sta pensando di trascinare Londra davanti alla Corte Europea per i Diritti Umani: e d’altra parte lo stesso Consiglio d’Europa ha già ammonito che la legge sull’amnistia viola i diritti delle vittime delle atrocità.
di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 5 settembre 2023
Le autorità israeliane ricorrono abitualmente alle demolizioni, a scopo punitivo, delle abitazioni di familiari di palestinesi che hanno condotto attacchi contro le forze o i civili israeliani. Hanno ripreso a farlo nel 2014, dopo una pausa di nove anni seguita alla valutazione di una commissione militare, che era giunta alla conclusione che le demolizioni delle case non avessero alcun effetto deterrente. Da allora, centinaia di palestinesi hanno perso le loro abitazioni, spesso a seguito di raid dell’esercito che hanno terrorizzato la popolazione locale e causato danni ad altre strutture. Poi ci sono le demolizioni per “abusivismo” o perché i terreni servono a scopo militare o all’espansione degli insediamenti o, semplicemente, a espellere i palestinesi da Israele.
di Riccardo Noury*
Il Domani, 5 settembre 2023
Kokob Tsibah, nel Tigrè orientale, entra nella carta geografica degli orrori del Ventunesimo secolo per le violenze sistematiche commesse dalle forze di difesa dell’Eritrea. Alla carta geografica degli orrori del XXI secolo da oggi va aggiunto il nome di una località dell’Etiopia sconosciuta ai più: Kokob Tsibah, nel Tigrè orientale, vicino al confine con l’Eritrea.
di Antonio Nastasio*
bergamonews.it, 4 settembre 2023
Dal 2013 i vari Guardasigilli si sono scontrati con l’idea di trasformare le ex caserme in centri di detenzione, carceri, sollevando questioni sull’etica e l’efficacia di tale pratica, non sottovalutando il costo per l’adeguamento; tuttavia, ciò solleva interrogativi sul ruolo che queste potrebbero svolgere all’interno della società, per un cambio di finalità molto diverso da quelle per cui furono costruite. Il recente diniego formulato all’attuale Guardasigilli, ha suscitato particolare scalpore in quanto è apparsa come un’azione diversiva e propagandistica che non troverebbe realizzazione, ma non è così.
di Davide Varì
Il Dubbio, 4 settembre 2023
Il ministro della Giustizia al Forum Ambrosetti a Cernobbio chiarisce che il Cdm ha già approvato un cronoprogramma con “le riforme del codice di procedura penale e del diritto penale, compresa l’abolizione, che auspichiamo, del reato d’abuso d’ufficio. La separazione delle carriere dei magistrati ha tempi più dilatati”.
di Felice Manti
Il Giornale, 4 settembre 2023
Il Guardasigilli precisa: “Su carriere separate serve tempo, urgente smaltire arretrati civili”. “Nessuno slittamento per la riforma ma la nostra priorità è la giustizia civile: la lentezza dei processi costa all’Italia più di due punti di Pil”. È un Carlo Nordio risoluto, quello che a Forum Ambrosetti annuncia l’arrivo della riforma della giustizia, in parte già incardinata. Il Guardasigilli sa che il tempo dei proclami è finito, e a suo modo risponde a chi - frettolosamente - ha considerato già archiviata su un binario morto la riforma che dovrà separare le carriere di magistrati giudicanti e inquirenti. Nella tempistica della riforma della Giustizia “non c’è nessuno slittamento, il cronoprogramma è già stato approvato dal Consiglio dei ministri in una prima parte; ha comportato delle proposte sulle riforme del codice e diritto penale, come l’abolizione dell’abuso d’ufficio. Una seconda parte sarà presentata a breve forse in via urgenza. Ci sono poi - sottolinea sempre Nordio - altre riforme di carattere costituzionale come le carriere dei magistrati che esigono tempi più dilatati”. Su uno dei cavalli di battaglia di Forza Italia manca ancora un testo, e nei giorni scorsi alcuni parlamentari azzurri non hanno mancato di segnalare la loro insoddisfazione al ministro. Che ieri ha risposto indirettamente anche a loro e all’Anm, contrarissima da sempre al provvedimento.
- Nordio: “Ora processi più veloci”. Ma con tre leggi li allunga ancora
- La solitudine di Nordio: Forza Italia e Terzo Polo non si fidano più del ministro
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- Senza pm e guide forti. Le procure in difficoltà ma Nordio pensa ad altro
- Sessione speciale in Parlamento contro la violenza anziché dividere pm e giudici









