La Repubblica, 26 giugno 2023
Amnesty International denuncia l’atteggiamento di ostilità del governo pakistano nei confronti dei rifugiati afghani. Il ritorno al potere dei talebani nell’agosto 2021 ha spinto molti afghani a fuggire dal proprio paese per cercare protezione nel vicino Pakistan, dove però hanno trovato un’accoglienza tutt’altro che cordiale. Tra detenzioni illegittime e minacce di espulsione, gli afghani anche a Islamabad sono in pericolo. Le procedure per la registrazione richiedono molto tempo, i migranti possono restare nel Paese solo se in possesso della cosiddetta carta “PoR” - Proof of Registration - ma la gran parte degli afghani non riesce ad avere il permesso in tempi congrui, per cui molti di essi entrano regolarmente in Pakistan ma nell’attesa il visto scade e si ritrovano nel circolo vizioso della clandestinità. “È preoccupante che la situazione dei rifugiati afghani in Pakistan non riceva la dovuta attenzione internazionale. Non potendo tornare a casa o rimanere in Pakistan, si trovano in una situazione senza scampo. Il loro status giuridico ambiguo e le difficili procedure per l’asilo o il trasferimento in paesi terzi li hanno resi ancora più vulnerabili”, spiega Dinushika Dissanayake, vicedirettore regionale di Amnesty International per l’Asia meridionale.
La Repubblica, 26 giugno 2023
È il quarto incidente mortale di massa del 2023 nelle carceri, il primo in un reclusorio femminile. Il dossier dell’ONG “Progettomondo”. La rivolta nel carcere di Támara, in Honduras, dove 46 donne sono morte durante gli scontri violentissimi fra le bande criminali “Barrio 18” e “Mara Salvatrucha”. La maggior parte delle detenute sono morte bruciate in un incendio e altre per ferite d’arma da fuoco. Il presidente Xiomara Castro ha licenziato il ministro della sicurezza, accusando le autorità carcerarie di “acquiescenza” nel corso dei disordini, attribuiti alle bande criminali, con numerosi referenti nelle prigioni del Paese centroamericano. Pamela Ruiz, esperta di una ONG transnazionale che svolge attività di ricerca in materia di conflitti violenti, Crisis Group, ha detto che è stato il quarto incidente di massa nelle carceri honduregne del 2003, ma il primo in un penitenziario femminile.
di Padre Giovanni Pross*
L’Unità, 26 giugno 2023
All’entrata del carcere di Kisangani, tra la prima e la seconda porta, alcune donne con qualche rametto di foglie di manioca, un po’ di arachidi, una stuoia, qualche pastiglia contro la malaria, un bicchiere di farina di manioca, stanno barattando con il personale di guardia il permesso di entrare.
di Angela Stella
L’Unità, 25 giugno 2023
L’ultima relazione del garante Mauro Palma. Il mandato, prorogato di due anni, è scaduto. Presto sarà nominato il nuovo Collegio. Il presidente Palma si appresta a congedarsi mentre al governo c’è un partito come la Lega, che ha spesso annunciato di voler cancellare la fi gura del Garante. E mentre Fratelli d’Italia parla di modificare il reato di tortura.
di Angela Stella
L’Unità, 25 giugno 2023
Quest’anno la consueta Relazione al Parlamento del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale è stata quella conclusiva del mandato del primo Collegio (Presidente Mauro Palma, membri Daniela De Robert, Emilia Rossi). Cosa è accaduto in questi sette anni. Ne parliamo proprio con l’avvocata Emilia Rossi.
di Davide Madeddu
Il Sole 24 Ore, 25 giugno 2023
Domenica 25 giugno in cinque città l’iniziativa della ong in collaborazione con l’associazione Plastic Free. Un lavoro per tornare alla normalità dopo il carcere. Riscatto che passa per formazione e istruzione, oltre che impegno in attività sociali. Dal mondo del volontariato e dalle istituzioni si alternano e moltiplicano le iniziative volte a dare una nuova possibilità a chi ha sbagliato cercando di attivare quel ponte che dal carcere arriva sino alle aziende e consente di avviare un percorso di reinserimento sociale. In questo contesto anche l’iniziativa che punta alla raccolta dei rifiuti abbandonati diventa un’occasione e un’opportunità irrinunciabile.
di Stefano Passigli
Corriere della Sera, 25 giugno 2023
Sarebbe stato lecito attendersi proposte volte ad affrontare il più rilevante difetto che affligge la nostra Giustizia: la perdurante lentezza dei processi. Da Carlo Nordio, magistrato prima ancora che uomo politico, era lecito attendersi una riforma che affrontasse il più rilevante difetto che affligge la nostra Giustizia: la perdurante lentezza del processo civile che tanto impatto negativo ha sulla attività economica, e del processo penale ove la prescrizione, lungi dal costituire una soluzione estrema al problema della durata dei procedimenti, è spesso adottata come strategia difensiva dagli accusati e dai loro difensori, e diviene perciò essa stessa fonte del prolungarsi del processo.
di Francesco Saverio Marini*
L’Espresso, 25 giugno 2023
Molte sono le norme contenute nel disegno di legge in materia di giustizia approvato nei giorni scorsi dal Consiglio dei ministri: dal divieto di pubblicare le intercettazioni degli indagati agli avvisi di garanzia “parlanti”; dall’abrogazione dell’abuso d’ufficio alle modifiche relative al traffico di influenze; dalle garanzie relative alla custodia cautelare alle limitazioni al potere di appellare le sentenze di assoluzione.
di Giuseppe Santalucia*
L’Espresso, 25 giugno 2023
Il governo propone modifiche al sistema penale e vuole ridurre al silenzio la categoria che meglio può contribuire a delineare problemi e soluzioni. Ma non è democrazia. Una premessa per sgombrare il campo da equivoci. L’Associazione nazionale magistrati (Anm) interviene sulle riforme in materia di giustizia per un diritto proprio e non già perché qualcuno abbia il potere di darle o negarle la parola. Non spetta al ministro della Giustizia né ad altri riconoscere o meno cittadinanza sulla scena pubblica a un soggetto collettivo come l’Anm.
di Antonio Esposito
Il Fatto Quotidiano, 25 giugno 2023
L’ex procuratore aggiunto di Venezia, Carlo Nordio, assurto al prestigioso incarico di Guardasigilli, ha tuonato: “Il magistrato non può criticare le leggi, come il politico non può criticare le sentenze”. Ci si domanda: come è possibile che un ministro di Giustizia, ex magistrato, non sappia (o faccia finta di non sapere) che la critica non è altro che l’esercizio del diritto fondamentale, costituzionalmente tutelato dall’articolo 21 della Carta, di poter liberamente manifestare il proprio pensiero e le proprie idee con il solo limite di non ledere la dignità, l’onore e la reputazione altrui? Diritto, oltretutto, spettante a ciascun cittadino, ivi compresi i magistrati, che ben possono criticare le leggi, soprattutto se in itinere, anche al fine di segnalarne le criticità e le anomalie onde migliorarne la loro formulazione.
- Sulmona (Aq). Detenuto stroncato da un malore a tre giorni dal regime di semilibertà
- Roma. Finalmente un permesso premio per lo scrivano di Rebibbia?
- Bologna. I primi dieci anni della fabbrica dentro il carcere della Dozza
- Cagliari. Inclusione sociale, concluso progetto “Liberi” per ex detenuti
- Udine. “Liberamente”, progetto Caritas accoglie e supporta i detenuti dopo la dimissione dal carcere









