di Tania Groppi
La Stampa, 10 febbraio 2023
In molti Paesi siamo di fronte a una regressione senza precedenti con l’avanzata dei populismi. Gli studiosi hanno un ruolo centrale ma non bastano: servono radici profonde nella società.
di Mao Valpiana
Il Manifesto, 10 febbraio 2023
Il Nyt: “Tanti, in età militare, in fuga dall’Ucraina per non partecipare alla guerra”. Un decreto presidenziale ha prolungato la Legge marziale e la conseguente mobilitazione generale in Ucraina per altri 90 giorni, fino al 20 maggio 2023. A questo si aggiunge l’entrata in vigore e l’applicazione della Legge n. 8271 approvata il 13 dicembre 2022 dal Parlamento monocamerale, la Verkhovna Rada, che rafforza le pene per i soldati che disobbediscono o disertano la guerra, inasprendo gli articoli del codice penale militare.
di Luigi Ippolito
Corriere della Sera, 10 febbraio 2023
Lui è già entrato nella storia perché è il primo nero diventato ministro degli Esteri della Gran Bretagna: James Cleverly ha trascorso gli ultimi due giorni a Roma, assieme al collega della Difesa Ben Wallace, per incontrare in occasione del Forum Pontignano gli omologhi italiani Tajani e Crosetto e coordinare la linea di Londra e Roma sull’Ucraina e altri quadranti internazionali. Un vertice a quattro senza precedenti che testimonia l’attenzione britannica verso il nostro Paese.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 9 febbraio 2023
Attualmente ci sono oltre settecento reclusi al 41 bis, dove la maggior parte di essi non sono capi mafia, ma pura manovalanza. Senza dimenticare il caso di Alfredo Cospito, un anarchico individualista che - come si evince dalle motivazioni della sentenza di assoluzione del processo Bialystok - non è capo di nessuna organizzazione. Sì, perché la federazione anarchica informale non è una associazione dove ci sarebbero dei sottoposti, ma un “metodo”.
di Iuri Maria Prado
Il Riformista, 9 febbraio 2023
L’ingiustizia del regime carcerario subordinato all’imperio del 41bis va persino oltre l’inciviltà intrinseca della norma e riguarda il fatto che essa, oltretutto, non funziona in modo da garantire il minuscolo residuo di diritti che pur dovrebbe sopravvivere in quello stillicidio di restrizioni. Siccome attribuisce all’amministrazione deputata ad applicarlo un potere discrezionale pressoché smisurato, infatti, quell’articoletto dell’ordinamento penitenziario si concede a forzature e a misure di concreta attuazione del tutto arbitrarie, ed è tenuto insieme da una giurisprudenza costretta a rimaneggiarlo, ritagliarlo, interpretarlo ogni volta per risolverne i palesi difetti e giustificarne gli indifendibili eccessi.
di Tonucci & Partners*
huffingtonpost.it, 9 febbraio 2023
Nonostante la vasta applicazione, non vi è prova alcuna che la norma abbia sortito alcun concreto effetto. Recenti vicende di cronaca hanno acceso i riflettori sul cosiddetto “carcere duro” regolato dall’articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario (o.p.). Si discute, in particolare, sull’efficacia dello stesso e sull’ipotesi di una sua abolizione. Prima di giungere a qualunque considerazione sull’argomento, è opportuno ripercorrerne in sintesi la genesi e comprendere di cosa si tratti in concreto.
di Enrico Sbriglia*
L’Opinione, 9 febbraio 2023
È di ieri il messaggio giuntomi da una persona a me cara, un Rabbino che conosco da tantissimi anni e che ho sempre apprezzato per il modo lucido e razionale con il quale affronta le problematiche sociali che attanagliano i nostri tempi. Il saggio uomo mi ha invitato ad esprimere la mia opinione sulle discussioni, che indicava come un po’ surreali, che in questi giorni si sono moltiplicate sul caso del detenuto Alfredo Cospito, sul 41 bis e sui temi securitari afferenti il mondo penitenziario, trovando vasta eco anche all’estero.
di Umberto Baccolo
L’Identità, 9 febbraio 2023
In concreto l’applicazione del 41bis si è trasformata in qualcosa di diverso. Feltri ha brillantemente definito “raffinata forma di tortura”. Il vero problema, però, è la sua incostituzionalità: non si può convincere le persone a confessare torturandole.
di Maria Concetta Tringali
micromega.net, 9 febbraio 2023
A partire dai casi Messina Denaro e Cospito le considerazioni del magistrato Sebastiano Ardita. La cattura di Matteo Messina Denaro, arrivata dopo una latitanza durata trent’anni, e lo sciopero della fame di Alfredo Cospito contro il 41-bis animano il dibattito nel paese, da settimane. Messa a tacere la questione dell’ergastolo ostativo a dicembre con la legge sulle misure in materia di divieto di concessione dei benefici penitenziari nei confronti dei detenuti che non collaborano con la giustizia, al centro rimane il tema caldissimo del regime penitenziario speciale.
di Francesco Bercic
Il Foglio, 9 febbraio 2023
La relazione del procuratore Melillo raccomanda al governo di rivalutare il caso dell’anarchico detenuto in regime di carcere duro. Il ministero della Giustizia può ancora intervenire prima che si esprima la Cassazione il prossimo 24 febbraio.











