di Claudio Cerasa
Il Foglio, 8 febbraio 2023
Il “carcere duro” dovrebbe impedire le comunicazioni tra detenuto e mondo esterno. I casi dell’anarchico e del capomafia però svelano un altro scenario. Quello per cui si finisce per veicolare messaggi dei reclusi al mondo esterno.
di Paolo Delgado
Il Dubbio, 8 febbraio 2023
Nel 1992 il Pds si scagliò contro il dl Martelli-Scotti definendolo incostituzionale. Stando alle dichiarazioni e agli scroscianti applausi di questi giorni si direbbe che il famigerato art. 41 bis sia nato con il sostegno e la piena approvazione della sinistra di ogni sfumatura. La realtà è opposta.
di Alessandra Ricciardi
Italia Oggi, 8 febbraio 2023
Così Claudio Martelli, ex ministro della Giustizia. “Se non ci fosse stata l’uccisione di Paolo Borsellino e della sua scorta non so se il Parlamento avrebbe mai approvato la conversione in legge del 41 bis. La strage di Capaci non era bastata”. Claudio Martelli, storico esponente del Psi, era Guardasigilli quando, all’indomani delle stragi del 1992, fu istituito il 41 bis per i mafiosi.
di Cecco Bellosi*
altreconomia.it, 8 febbraio 2023
Che cosa c’entra Alfredo Cospito con il 41 bis? E che cosa c’entra il 41 bis con la Costituzione? Partiamo dalla seconda domanda. Perché è da questa che deriva la prima.
di Morena Di Giulio
ilquotidianodellazio.it, 8 febbraio 2023
Mentre il dibattito sul 41 bis infiamma l’opinione pubblica e rischia di diventare uno scontro tra chi lo vuole abolire e chi non lo vuole toccare, abbiamo intervistato Stefano Anastasìa, 56 anni, Garante delle persone private della libertà per la Regione Lazio.
di Grazia Longo
La Stampa, 8 febbraio 2023
L’avvocato del 55enne manda il suo medico dio fiducia: “È in condizioni allarmanti”. Due cose sono assodate. Il governo monitora le condizioni di salute del terrorista anarchico Alfredo Cospito, da oltre 100 giorni in sciopero della fame, ma non cederà al suo ricatto e quindi non gli revocherà il 41 bis. Lo ribadisce a chiare lettere il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, con delega al Dap, a margine di una visita al carcere di Perugia.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 8 febbraio 2023
I pm: si consideri l’evoluzione del fenomeno anarchico. Rispetto al maggio 2022, quando l’anarchico Alfredo Cospito fu sottoposto al “regime differenziato” previsto dall’articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario, alcune cose sono cambiate. E dunque ciò che fu stabilito allora dalla ex ministra della Giustizia Marta Cartabia, su richiesta della Procura distrettuale di Torino e della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo all’epoca guidata da Federico Cafiero De Raho (oggi deputato dei Cinque Stelle) può essere rivisto dal nuovo Guardasigilli alla luce di quei mutamenti. Senza trattative né cedimenti da parte dello Stato, bensì all’esito di un “ponderato apprezzamento” sulla reale necessità di quella misura speciale. Così ha scritto il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo nell’articolato parere inviato al ministro Carlo Nordio. Rimettendo ogni valutazione alla “Autorità politica”, la Dna raccomanda, per l’appunto, “un ponderato apprezzamento dell’effettivo rilievo preventivo di misure derogatorie dell’ordinario trattamento penitenziario riferite al singolo detenuto”. Linguaggio involuto e parole soppesate una a una, ma dal significato abbastanza chiaro.
di Francesco Di Paola*
Il Dubbio, 8 febbraio 2023
L’intenzione di Alfredo Cospito, l’anarchico attualmente detenuto presso il carcere di Opera a Milano e sottoposto al regime previsto dall’articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario, espressa ai magistrati del Tribunale di Sorveglianza di voler continuare lo sciopero della fame che si protrae da diversi mesi e soprattutto il manifestato rifiuto dell’eventuale alimentazione forzata altro non sono che l’esercizio del diritto che gli attribuisce la legge 219 del 2017, che prevede la disciplina su “Consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento”.
di Massimo Lensi*
Il Domani, 8 febbraio 2023
Il caso Cospito non è soltanto il caso di Alfredo Cospito. Ormai è qualcosa di più esteso. Ha sollevato, ad esempio, per la prima volta in Italia la questione dell’eutanasia in carcere. Se cioè un detenuto può decidere sugli aspetti conclusivi della propria vita biologica in conformità a eventi esterni, come una malattia terminale o la sofferenza psicologica irreversibile.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 8 febbraio 2023
Protocollo d’intesa per una serie di iniziative. Organizzare conferenze, seminari e tavole rotonde, promuovere corsi di formazione rivolti agli operatori delle forze di Polizia e degli Uffici di esecuzione penale esterna nonché studi e ricerche su tematiche di interesse comune. In sostanza parliamo dello sviluppo congiunto di iniziative di formazione e ricerca: è questo l’obiettivo principale del protocollo d’intesa siglato il mese scorso dal Garante nazionale delle persone private della libertà e dal Dipartimento di Economia e Diritto dell’Università La Sapienza. Il Comitato di indirizzo e coordinamento delle attività sarà composto, per il Garante nazionale, dal dottor Giovanni Suriano, e per il Dipartimento di Economia e Diritto, dalla professoressa Silvia Fedeli.
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