di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 10 febbraio 2023
Una delle tante misure afflittive al 41 bis è la discrezionalità dell’amministrazione penitenziaria nel vietare alcuni canali televisivi. Nel caso particolare parliamo del detenuto Carmine Amato, classe 1981, recluso al carcere duro di Viterbo. Dopo il reclamo respinto dal magistrato competente, il recluso ha fatto ricorso al tribunale di sorveglianza di Roma. Quest’ultimo ha accolto il ricorso sviluppando una serie di argomenti contrari a quanto affermato dall’Amministrazione penitenziaria e dal magistrato di Sorveglianza di Viterbo, ritenendo che il diritto all’informazione del detenuto si attuasse anche attraverso la sincronizzazione del canale invocato dal ristretto. Il ministero della Giustizia ha fatto ricorso in Cassazione e quest’ultima l’ha ritenuto fondato, annullando la decisione del tribunale.
di Federica Cravero
La Repubblica, 10 febbraio 2023
Le accuse di tortura riguardano episodi avvenuti la scorsa estate ai danni di tre reclusi. Le immagini delle telecamere a confermare il racconto delle vittime. Tutti sospesi.
di Grazia Longo
La Stampa, 10 febbraio 2023
Ieri pomeriggio non erano trascorse neppure due ore dal rifiuto del Guardasigilli Carlo Nordio di liberare Alfredo Cospito dal 41 bis, che un gruppo di anarchici aveva già organizzato un sit in accanto al ministero della Giustizia. Erano in venti, agguerriti a parole, per rivendicare il diritto del loro compagno a uscire dal regime di carcere duro.
di Roberto Gramola
vocetempo.it, 10 febbraio 2023
Sono trascorsi 10 anni dall’istituzione delle Rems (Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza) che con le leggi 9/2012 e 81/2014 hanno abolito gli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg). Un seminario, promosso da Bruno Mellano, garante delle persone private della libertà della Regione Piemonte tenutosi nelle scorse settimane a Palazzo Lascaris, ha fatto il punto a partire dalla prima ricerca interdisciplinare a livello nazionale curata dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Torino.
La Repubblica, 10 febbraio 2023
Ha raccontato di essersi sentita un uomo sin da bambino. Un desiderio che, adesso, potrà essere coronato da una detenuta nel carcere di Salerno. La prima sezione civile del Tribunale di Napoli Nord ha, infatti, accolto la sua domanda di autorizzazione alla rettifica di nome e di sesso. “Dall’età di sei, sette anni mi sono sempre sentito un bambino”, aveva spiegato ai giudici, dicendosi “convintissimo della scelta di cambiare sesso perché mi sento uomo e lo voglio essere a tutti gli effetti”. La notizia è stata anticipata dal quotidiano “Il Mattino”.
di Marina Lomunno
vocetempo.it, 10 febbraio 2023
“Quando la marchesa iniziò nel 1814 a visitare le carceri torinesi dove erano detenute le donne ai margini in condizioni di immane degrado provò un senso di colpa. ‘Perché loro sono dentro e io fuori?’”.
di Luigi Manconi
La Repubblica, 10 febbraio 2023
Il Festival è stato, nella storia nazionale del secondo Dopoguerra, una categoria dello spirito e del corpo destinata a contenere e a manifestare tutti i segni e i segnali di una società in rapido mutamento. È questo che sfugge alla destra.
di Stefano Benfenati
agi.it, 10 febbraio 2023
Intervista alla coordinatrice nazionale dell’Associazione Antigone, Susanna Marietti, dopo il monologo della giornalista Francesca Fagnani che ha portato sul palco dell’Ariston la voce dei detenuti minorenni nella struttura del Napoletano. La mappa degli istituti per minori in Italia.
di Lara Crinò
La Repubblica, 10 febbraio 2023
Il 10 febbraio 2023 si commemora il Giorno del Ricordo, la giornata istituita per “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 10 febbraio 2023
L’idea, fino a pochi mesi fa evocata solo dal gruppo di Visegrad, raccoglie ora consensi più trasversali con la saldatura del fronte dei Paesi del Mediterraneo, quelli dell’area baltica e quelli del Nord Europa concordi nella necessità di una stretta incentrata sulla protezione dei confini. Uniti sull’idea di fare dell’Europa una fortezza, chiudendo le porte ai migranti, meno su come farlo e su come e a chi dare solidarietà per il maggior onere nella gestione dei flussi migratori. Ognuno deciso comunque a far valere la priorità delle proprie richieste sulla spinta di nazionalismi che prevalgono sullo spirito comunitario. “Sosterrò le richieste degli altri Paesi e spero che loro sosterranno le mie”. Con questo auspicio era cominciata la giornata di Giorgia Meloni al Consiglio europeo, con l’Italia pronta a dare il suo assenso alla costruzione di barriere fisiche sui confini di terra e la premier convinta di “aver fatto passi avanti enormi anche sul tema della specificità del confine marittimo”.
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- Non sono dei boss ma continuano a mandarli al 41 bis
- Chi difende il 41 bis tace su divieti assurdi e incivili











