di Francesco Patanè
La Repubblica, 4 giugno 2023
L’ex capo del Dap stigmatizza l’assenza di comunicazioni. “Già dopo quindici giorni tutti vanno informati se un detenuto rifiuta di alimentarsi, a cominciare dal provveditore della Sicilia”. “Il diritto alla salute dei detenuti nelle carceri siciliane è molto limitato. Le patologie psichiatriche e i disturbi psicologici non vengono curati come la costituzione impone”. Ad un mese dal suo insediamento il garante siciliano per la tutela dei diritti dei detenuti Santi Consolo ha già messo in fila le priorità del suo mandato. A cominciare da Augusta.
varesenews.it, 4 giugno 2023
Il contribuente ha la residenza nel penitenziario di Bollate, per questo motivo il Comune ha dovuto applicare l’aliquota sulla seconda casa. Il sindaco: “Questa legge è blindata, non avevamo altre soluzioni”. “Dura lex sed lex” recita una massima latina medievale.
di Riccardo Celli
ledicoladelsud.it, 4 giugno 2023
Quando si immagina il carcere ed i suoi detenuti si immaginano persone dure e scontrose, il cui unico interesse è delinquere. Eppure da qualche anno a questa parte, a Brindisi, parlando di detenuti si parla anche di abili danzatori, che cercano attraverso l’arte il riscatto, prima personale e poi sociale.
di Maria Concetta Tringali
Il Sole 24 Ore, 4 giugno 2023
Si intitola “Magistrate, finalmente” l’ultimo libro di Eliana Di Caro edito da Il Mulino. Il volume della giornalista del Sole 24 Ore, autrice meno di due anni fa di “Le madri della Costituzione”, ha il pregio di risultare - ancora una volta - un luogo dove trattenere memoria.
Il Fatto Quotidiano, 4 giugno 2023
Pubblichiamo un estratto del libro “Tutte le cose che ho perso. Storie di donne dietro le sbarre”, di Katya Maugeri edito da Villaggio Maori Edizioni.
di Lucio Luca
La Repubblica, 4 giugno 2023
La vedova di Vito Schifani, l’agente di scorta morto nella strage di Capaci, racconta la sua storia e le sue speranze in un libro edito da Rizzoli. Vito Schifani e Rosaria Costa erano due “ragazzini” nel 1992. Lui, poliziotto delle scorte, appassionato di atletica leggera, aveva 27 anni. Lei, che di anni ne aveva appena 22, si divideva tra il bambino piccolo Antonino Emanuele e l’ansia di aspettare a casa un marito che faceva un lavoro pericoloso. Estremamente pericoloso da quando, soprattutto, era stato assegnato alla salvaguardia di un giudice importante come Giovanni Falcone. Si erano sposati soltanto un anno prima, “era tutto perfetto” scrive in un libro che è un viaggio nel passato ma con una speranza riposta sui giovani. Quelli a cui dice La mafia non deve fermarvi, il titolo del volume appena uscito per Rizzoli con il sottotitolo Una vita dedicata alla lotta per la legalità attraverso il racconto della vedova Schifani.
di Elena Comelli
Corriere della Sera, 4 giugno 2023
La crisi post-Covid di Generazione Z e Millennials. Si licenziano per coscienza e per il clima. Lo studio su lavoratori inglesi e americani: uno su tre ha lasciato per conflitti etici. Il lavoro nobilita, ma solo se è coerente con i nostri valori. In caso contrario, meglio licenziarsi. Così, dopo il fenomeno delle “grandi dimissioni” e delle “dimissioni silenziose”, innescate dalla pandemia, il 2023 è stato definito l’anno delle “dimissioni di coscienza” (conscious quitting) o addirittura delle dimissioni a favore del clima (climate quitting). I protagonisti di questa nuova ondata sono soprattutto i giovani nati a cavallo del nuovo secolo, dalla Generazione Z in poi, ma il fenomeno tocca anche i lavoratori più navigati. Il primo a esaminare la questione a fondo è stato Paul Polman, ex amministratore delegato di Unilever, in uno studio intitolato “From quiet quitting to conscious quitting”. “Stiamo vivendo un momento senza precedenti nella storia umana, un momento di “permacrisi”, in cui pandemie, guerre, emergenza climatica, turbolenze economiche e divisioni sociali minacciano, a vari livelli, la nostra stabilità e il nostro futuro. I lavoratori più giovani sono molto preoccupati per il mondo che erediteranno. Non dovrebbe sorprendere il fatto che molti vogliano dedicare il proprio tempo e il proprio talento alle aziende che si stanno impegnando per essere parte della soluzione. O che siano disposti a licenziarsi quando le loro aziende li deludono”, commenta Polman, che ha base a Londra ma è cresciuto in Olanda ed è di casa ai piani alti delle multinazionali europee.
di Francesco Rigatelli
La Stampa, 4 giugno 2023
Il sociologo: “Si va avanti per inerzia, c’è timore del futuro e non si fanno figli la gente non vuole l’autoritarismo, se Meloni ci provasse per lei finirebbe male”. Giuseppe De Rita è uno dei maggiori sociologi italiani. Nel 1964 è stato tra i fondatori del Censis, di cui è diventato consigliere delegato nel 1974 e del quale è presidente dal 2007. È stato inoltre presidente del Cnel dal 1989 al 2000
di Elena Stancanelli
La Stampa, 4 giugno 2023
La dipendenza dell’adolescente è diversa da quella dell’adulto. Bisogna lavorare sul disagio prima che si trasformi in disturbo. “Su mille ragazzi, 350 fumano abitualmente cannabis, ma più dell’80% lo fa per un senso di necessità, come fosse una cura, perché sono fortemente traumatizzati (spesso per separazioni violente tra i loro genitori) soffrono di disturbi di ansia, fobia sociale. Il pusher è il loro medico. Quando incontrano me, mi trattano allo stesso modo: anche io sono un pusher, sono un pusher di terapia. Mi farà stare altrettanto bene, si chiedono”.
di Luca Attanasio
Il Domani, 4 giugno 2023
La teoria del graduale depotenziamento delle tensioni, nata negli anni Sessanta, secondo alcuni ha aiutato a mettere fine alla Guerra Fredda. Oggi, soprattutto dopo l’invasione dell’Ucraina, appare superata e si assiste a un’impennata della spesa militare in occidente e a livello globale. Resta da capire però se spostare tutte queste risorse sulla Difesa sia davvero la strada che ci protegge o se, come dicono i pacifisti, porti solo al guadagno per pochi e all’aumento delle tensioni internazionali.
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