di Giansandro Merli
Il Manifesto, 1 giugno 2023
Battaglia sul clima. Diciotto mesi di disobbedienza civile non violenta degli ecoattivisti: 120 proteste, 2mila denunce, 90 fogli di via. “Siamo pronti ad andare in carcere. È inaccettabile far finta di nulla davanti al collasso del pianeta”.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 1 giugno 2023
Parla l’avvocata e giurista, segretaria dell’Associazione Luca Coscioni: “Per essere un reato universale, la Gestazione per altri dovrebbe essere percepita come illecito a livello globale. Ma se è normata in altri Paesi, è impossibile. La logica del governo Meloni è costruire un’Italia con cittadini sani, che possono procreare in modo naturale e che siano di sesso diverso”. “Siamo alla follia”, è il commento sconsolato dell’avvocata e giurista Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione Luca Coscioni, alla notizia del primo sì parlamentare alla proposta di legge che dichiara la Gestazione per altri (Gpa) reato universale.
di Luigi Manconi
La Stampa, 1 giugno 2023
Sugli arrivi serve cambiare strategia. L’Ue ci deve aiutare, ma rispettiamo gli standard di protezione: oggi non è così. Dal primo gennaio del 2023 fino a ieri sono sbarcati sulle coste italiane quasi 50 mila tra migranti e profughi (e si tenga conto che la distinzione tra le due categorie è sempre più labile): per l’esattezza, 48.837. Il più alto numero mai registrato negli ultimi dieci anni, con la sola eccezione del 2017. Se proiettiamo i dati relativi ai primi cinque mesi del 2023 sull’intero arco di un anno è possibile che si superi il numero massimo di arrivi dell’ultimo decennio: quei 181.436 del 2016.
Odissea “asilo politico” per i migranti: fino a sei mesi nel limbo tra ritardi, cavilli e burocrazia
di Goffredo Buccini
Corriere della Sera, 1 giugno 2023
Migliaia di pratiche bloccate, il Viminale: “Nessuna strategia dilatoria”. Aumentano i ricorsi dei richiedenti. E le emergenze si sommano a quella ucraina. Anees e Lafuz bussano per la prima volta alla questura di Parma il 26 maggio 2022: uno in fuga dal Pakistan, l’altro dal Bangladesh, lungo la rotta balcanica, 6.500 chilometri di paura e sevizie. Chiedono asilo. Non riescono neppure ad arrivare allo sportello: “Tornate tra una settimana”. Ma ogni settimana vengono rimandati alla successiva, finché viene detto loro che “senza un domicilio non possono nemmeno registrare la domanda”, primo passo dell’iter burocratico. Se registrassero la domanda, avrebbero almeno accesso a un centro d’accoglienza gestito dalla prefettura che servirebbe da domicilio... per registrare la domanda: è un limbo in cui finiscono incastrati, secondo stime delle associazioni di volontari, forse ventimila profughi l’anno, ai quali non resta che la strada.
di Luigi Ippolito
Corriere della Sera, 1 giugno 2023
Robert Jenrick è il responsabile dell’Immigrazione del governo britannico. Oggi sarà a Roma: “Abbiamo un interesse comune. La criminalità legata al fenomeno va fermata”. Un ministro britannico sulla rotta dei migranti: oggi Robert Jenrick, titolare dell’Immigrazione al dicastero degli Interni di Londra, arriva in Italia reduce da una visita in Tunisia e Algeria, per poi proseguire verso la Francia, sulle spiagge da cui i clandestini si imbarcano alla volta dell’Inghilterra. Dall’inizio dell’anno sono più di 7.500 gli immigrati illegali che hanno attraversato la Manica, che si vanno a sommare agli oltre 45 mila dell’anno scorso: un’emergenza che il governo guidato da Rishi Sunak ha deciso di contrastare con una politica durissima, che prevede la deportazione in Ruanda di chi arriva illegalmente.
Turchia. La lettera dal carcere di Demirtas, l’“Obama curdo” che sfidò Erdogan: “Lascio la politica”
di Gabriella Colarusso
La Repubblica, 1 giugno 2023
“Non ho saputo dare una linea politica degna della mia gente”, scrive dalla prigione dov’è detenuto da sette anni per “propaganda terroristica” in un processo che la Corte europea dei diritti umani ha definito ingiusto. La scelta dopo la sconfitta dell’opposizione alle elezioni. Aveva scommesso sull’alleanza non ufficiale con i Repubblicani per portare la Turchia fuori dall’era Erdogan, e dare ai curdi una prospettiva di pace, anche subendo la retorica nazionalista che il leader del Chp, Kemal Kilicdaroglu, ha usato nelle ultime settimane di campagna. Ora la sconfitta alle elezioni spinge il leader curdo più importante della Turchia, Selahattin Demirtas, a fare un passo indietro.
di Valentina Petrini
La Stampa, 1 giugno 2023
Tony, Evelyne, Tall: dalle violenze dei trafficanti al riscatto grazie a progetti imprenditoriali. “Siamo partiti di notte da Tangeri. Sulla barca eravamo 45 persone, donne e uomini. Non c’erano bambini. Dopo venti ore di navigazione il mare ha cominciato ad agitarsi, le onde erano sempre più grosse. Il telefono satellitare per chiedere aiuto è caduto in mare. Ci ha salvato la Marina Marocchina”. Tony Lueté ha 41 anni, è originario del Congo Kinshasa, oggi vive e lavora in Marocco, è un venditore ambulante. Siamo a Tangeri, città affacciata sullo stretto di Gibilterra, strategico punto di passaggio tra Africa ed Europa fin dai tempi dei fenici.
di Danilo Taino
Corriere della Sera, 1 giugno 2023
La guerra in Ucraina non è la sola; ma uniche sono le conseguenze che avrà il suo esito. Si tratta di un moltiplicatore dei conflitti nell’intero mondo. Eh sì, non c’è guerra solo in Ucraina. I Paesi che non si sono allineati a Stati Uniti ed Europa nella condanna dell’invasione russa - dall’India a parte del Sudest asiatico, dell’Africa e del Sudamerica - sottovalutano la portata globale dell’aggressione di Putin. Ma hanno ragioni nel dire che la comunità internazionale non parla che del conflitto in Europa e trascura quelli nel resto del mondo. Denunciano una tendenza reale ma ne sottovalutano un’altra. L’Istituto internazionale per la ricerca sulla pace, Sipri, ha pubblicato uno studio sulle operazioni multilaterali di pace nel 2022: indicativo dei punti di crisi e di guerra. Ce ne sono state 64, che è il numero più alto da ameno un decennio, in 38 Paesi e territori.
di Maziar Motamedi
Internazionale, 1 giugno 2023
Il governo siriano è coinvolto nella produzione di captagon, una droga diffusa in tutta la regione. E per farsi riammettere nella Lega araba ha promesso di fermare il contrabbando. Dalle nuove dinamiche regionali al desiderio di mettere fine alla crisi dei rifugiati, sono molti i fattori che hanno contribuito al ritorno della Siria e del presidente Bashar al Assad all’ovile arabo. Ma al centro della questione c’è anche una sostanza stupefacente. La Siria è il maggior produttore al mondo di captagon, un’anfetamina venduta illegalmente in tutta la regione.
di Pegah Moshir Pour
La Repubblica, 1 giugno 2023
Fervente musulmana, chiede da anni la fine della teocrazia. Nonostante il carcere e le vessazioni. “Sono 44 anni che ci scambiamo le condoglianze, ma le famiglie sono stanche di piangere. Spero con tutta me stessa che Ali Khamenei e tutti quelli legati a lui se ne vadano dal nostro bellissimo Paese. Questi sono assassini, stanno distruggendo il popolo con ogni mezzo. Oggi Mahsa Amini, domani un’altra, sono anni che va avanti così: per ogni passo che facciamo, c’è un morto da piangere. Popolo iraniano, svegliati. Teniamoci per mano e scacciamo una volta per tutte questo incubo. Cosa stiamo aspettando? Cosa deve accadere ancora? Non dobbiamo avere speranza in un cambiamento di questo regime ma solo in noi stessi, e aiutarci a sradicare questa gentaglia. Quanti altri morti dobbiamo piangere? Cosa è rimasto ancora? Stiamo soffocando con tutte queste uccisioni! Devono andarsene tutti. Ali Khamenei deve andarsene. Non c’è punto di ritorno, siamo stanchi. L’Onu resta in silenzio. Mondo, parlo a te: se non ci vuoi aiutare, noi non possiamo fermarci. Fino a quando non sotterreremo il regime della Repubblica islamica noi non molleremo. Io sono contenta di aver fatto sentire la mia voce prima della mia morte”.
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